Benvenut* nel mirabolante carosello della nostra playlist di 3 ore e mezza, un vero e proprio smorgasbord per le orecchie più avventurose.
Partiamo dai pesi massimi della scena indie rock: Florence + The Machine fa capolino con “Sympathy Magic“, Florence Welch è anche nota per la sua passione per la letteratura gotica, il che spiega un po’ quella teatralità che ti prende come un dramma shakespeariano.
Passando a The Twilight Sad, la band scozzese che da sempre ha fatto dell’intensità emotiva il proprio marchio di fabbrica. Con “WAITING FOR THE PHONE CALL” siamo nel territorio dove il post-punk si fonde con atmosfere gotiche.
Se vuoi qualcosa di più intimamente folk ma con quel tocco sperimentale che fa sentire lo zampino della modernità, Midlake torna con “Eyes Full of Animal” e ci ricorda come si fa una ballata che sembra uscita dal passato, ma ha gli occhi fissi sul futuro. La band texana mescola folk classico con una sensibilità psichedelica che farebbe felice anche un hipster del 1969.
Dalla vibrante scena britannica non potevano mancare i DITZ, con due brani, “Don Enzo Magic Carpet Salesman” e “Kalimba Song“, perfetti esempi di post-punk che hai voglia a scuotere la testa.
Passiamo all’art pop sognante con Melody’s Echo Chamber e il suo pezzo “Eyes Closed“: una cascata di suoni psichedelici e sogni liquidi che ti portano direttamente in un altro mondo, quasi da mandare messaggi vocale a versi astratti invece che a esseri umani. Dietro questo progetto c’è Melody Prochet, artista francese che ha attraversato mille avventure creative e personali, rendendo la sua musica una vera odissea dell’anima.
Un’altra perla è Oneohtrix Point Never con “Measuring Ruins“: elettronica avant-garde che ti fa sentire come se stessi ascoltando il suono del futuro mentre sorseggi un caffè. Daniel Lopatin (il suo vero nome) è un genio nel mescolare grafica, ambient e suoni glitchati creando paesaggi sonori alieni ma incredibilmente avvolgenti.
Restando in ambito sperimentale, anche Magic Pan – un duo francese noto per mescolare folk e psichedelia – fa capolino con “Amsterdam, Guts“, un brano che sembra fatto per chi ama perdersi nei piccoli dettagli di un viaggio sonoro.
Nel settore più indie pop c’è The Orielles, trio britannico conosciuto per il loro suono frizzante e un po’ stralunato. “Three Halves” è un invito al buon umore contagioso, quasi una colonna sonora per una festa estiva in spiaggia dove la cosa più importante è ballare e sorridere a caso.
Infine, Devon Church con “Fall Like Lightning“, artista apprezzata per la sua capacità di fondere delicatezze folk con arrangiamenti minimalisti, regalando ascolti intimi che sembrano bisbigli sotto il cielo stellato.
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