
- Band: Legss
- Titolo: Unreal
- Etichetta: The State51 Conspiracy
- Durata: LP, 13 tracce, 46 minuti circa
- Paese: UK, Liverpool, London
- Genere: Alternative Rock, Slowcore, PostBrexit New Wave
Il 12 settembre è uscito l’esordio dei Legss, per l’etichetta The State51 Conspiracy. Un disco germogliato sulla soglia dell’autunno, destinato a restare tra i migliori dell’anno.
“Unreal” è il disco dell’inquietudine solitaria e silenziosa che indirettamente descrive il mondo e la sua deriva tardo-capitalista sull’orlo del collasso attraverso le piccole vicissitudini quotidiane. È la descrizione dello stato d’animo di qualcuno che cammina solo, tra la gente, invisibile a chiunque e alienato dalla realtà osservata intorno a sé, tragica e comica allo stesso tempo e proprio per questo, a tratti, “irreale”.
L’album di debutto dei Legss, band spudoratamente inglese, cresciuta tra Liverpool e Londra, sembra aver atteso molto prima di vedere la luce, tanta è la sua forza deflagrante. È un disco covato sottoterra, annacquato dal temporale della PostBrexit New Wave al quale noialtri abbiamo assistito sin dall’arrivo delle prime nubi. È sbucato dal nulla figlio dei migliori Black Country New Road e discepoli, ma anche dei Ditz e tutto il loro girone dantesco di residenza. Ha una chiara discendenza folk, ma totalmente declinata in chiave (nuovo) Post-Rock, con sfuriate Garage spesso tendenti al Noise più grezzo e cucito su misura della assurda condizione sociale che ci circonda e che richiede, per non soccombere, tanta forza e relativi stomaci forti.
Tra le virtù del disco c’è senza dubbio la voce di Ned Green. La sua scuola è quella che negli ultimi anni ha scartato la quasi totalità degli apprendisti Cantanti e addestrato un’intera generazione di Narratori. Monologhi sussurrati e urlati a cadenza variabile, lasciati senza freni tra continue sterzate emotive, privi di filtri e orpelli di qualsiasi tipo. È uno dei tratti distintivi dei nostri tempi declinato in musica: lo SpokenWord che lascia alle voci pochissimo spazio melodico, solo quando strettamente necessario e gioca esclusivamente sul ritmo e l’intensità dei versi.
La Tracklist di Unreal non ha passaggi a vuoto. Forse un po’ di confusione in alcuni episodi, ma mai figlia di approssimazione e incapacità, al massimo di poca voglia di incardinare meglio ogni singolo brano in modo da renderlo, semplicemente, la miglior colonna sonora possibile per i racconti nichilisti di Ned Green. Storie frustranti sull’incomunicabilità al tempo dell’iperconnessione.
Il suono dei Legss è imbottito di tensione, caricata e rilasciata ossessivamente. In certi episodi è palese la volontà di guardare ad ovest e far andare le chitarre in chiave nineties alternando sfuriate fragorose e arpeggi cupi che sembrano partiti da qualche ripetitore all’ombra dello Space Needle, molto tempo fa. Il tutto arricchito da pianoforte, sassofono, violino e violoncello perfettamente funzionali alla narrazione, mai dominanti o stucchevoli.
La bellissima “Broadcast” ha la mano di un sapiente architetto sonoro, con l’apertura finale che gira intorno ad una melodia appena abbozzata ma perfetta, di puro stampo beatlesiano. La schizofrenica “Sleepers, Awake” ha il marchio I.G.P. del Post-Punk inglese degli anni ’20. La malinconica “Se No Evil” e la vulcanica“Forgot The Answer” sono due modi di ingoiare e digerire lo stesso malessere, viaggiando in direzioni opposte ma ottenendo entrambe un’ottima resa complessiva. “Eversince” è il sogno lucido dell’album, controllata e rassicurante, almeno fino al distorto risveglio finale. Una menzione particolare poi va a “909” che è la carta d’identità del rock più cupo e abrasivo di questo periodo storico. Una processione dall’incedere pachidermico che ribolle ad ogni passo. Il requiem radiofonico per un mondo pre-apocalittico.
Dimostrando un’ottima capacità di scrittura i Legss ci lasciano dei pezzi che hanno il pregio di saper brillare di luce propria. Perle solitarie e determinate a dissociarsi dalla forzosa necessità di affiliazione, in un mondo in cui chilometri di brani musicali aspettano in coda disposti in playlist selezionate algoritmicamente.
Vivono li, “Irreali” e salvifiche, nel 2025, mentre tutto intorno è il caos.
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