
- Band: Blankenberge
- Titolo: Decisions
- Etichetta: Automatic Music
- Durata: LP, 8 tracce, 40 minuti circa
- Paese: Russia, San Pietroburgo
- Genere: Shoegaze, Dream Pop
Esiste una teoria che certifica che il tempo non scorre in maniera lineare come tutti noi siamo abituati a viverlo e concepirlo. Sono discorsi affascinanti e giganteschi, che personalmente mi intrigano tanto quanto sia impossibilitato a capirne il reale funzionamento. Ma partiamo dalle cose più semplici.
Gli eventi come siamo abituati a viverli, dicono che questo è il quarto disco del quartetto di San Pietroburgo, il primo per la Automatic Music. La band formata da Yana Guselnikova, Danill Levshin, Dmitriy Marakov e Sergey Vorontsov giunge al punto massimo del processo di sublimazione del proprio sound iniziato nel 2017, continuando a smussare gli aspetti più spigolosi del proprio suono senza rinunciare a nessuna delle proprie caratteristiche principali, ma semplicemente amplificando lo spettro emozionale, grazie a un livello di scrittura ormai pari ai grandissimi del genere degli anni 90.
Dream pop, shoegaze, post rock, portati ai massimi, punto.
No, non ci sono particolari soluzioni innovative, potrebbero dire i detrattori, ma con un livello di espressività tale, credo sia più che lecito, se non obbligatorio, rispondere con un sonoro sticazzi.
Queste sono “solo” 8 canzoni che viaggiano ad altezze siderali. Queste sono “solo” 8 canzoni che hanno avuto il potere di toccare con rara intensità le profondità del mio animo.
Poco più di 40 minuti di viaggio vissuto in equilibrio tra realtà e sogno, tonnellate di riverberi e synth, basso e batteria che costruiscono impalcature sonore vive e pulsanti e la voce etera di Yana, capace di districarsi tra ondate di elettricità, disegnando melodie a tratti gentili, a tratti epiche e a tratti giocose, come nella meravigliosa “Together“.
Semplice e lineare, no?
Una band che pubblica il proprio esordio nel 2017 e, disco dopo disco, matura sempre di più fino ad arrivare al livello attuale. Ma la grandezza di queste 8 canzoni, mi fa pensare in maniera meno razionale, a tratti ho avuto davvero la sensazione che queste melodie, queste sequenze di note, questi suoni, venissero da un tempo diverso. Come se stessero fluttuando in libertà da anni nell’aria, inafferrabili, aspettando solo di essere catturate e di essere incise per fare in modo che tutti potessero finalmente ascoltarle.
Come se i Blankenberge fossero gli unici di questo tempo capaci di dipingere musicalmente un’immagine allo stesso tempo nitida ma indefinita, esattamente a metà tra il sogno e la realtà, con la voce di Yana come unica ancora a tenerti per mano per tutto il disco, per evitare che tu ti possa perdere nelle immensità dei paesaggi sconfinati in cui ti ritroverai improvvisamente a viaggiare.
Mi viene in mente, un paio di anni fa, quando trascorsi una serata bellissima in compagnia di un amico a parlare di flusso e percezione del tempo, è un ricordo per me molto prezioso, dove ci siamo confrontati su più piani, provando a mettere insieme logica ed emotività.
Se ci ripenso oggi, questo disco meraviglioso potrebbe essere stato il sottofondo ideale.
Peccato davvero che non fosse ancora uscito.
O forse…
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