Radiohead all’Unipol Arena il 14 Novembre 2025
I Radiohead dopo aver cominciato il nuovo tour a Madrid, si esibiscono a Bologna: il racconto della loro prima data in Italia.
Ci siamo. Sono le 20:15 e ho appena preso il mio posto, in tribuna, all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno. Sono da solo, vicino a persone che non conosco, ma non mi importa. Mentre aspetto l’arrivo dei protagonisti di questo show ripenso a come sono arrivato lì. Penso alla prima volta che ho ascoltato “Karma Police“, ero piccolo, ma ricordo nitidamente il sentimento di inquietudine e leggera ansia, nel guardare il videoclip con quell’uomo che veniva inseguito dalla macchina, ma soprattutto ricordo che i Radiohead non mi piacquero per niente. Eppure, mi ritrovo qui, circa dieci anni dopo, per il loro ritorno sui palchi, dopo aver passato i giorni precedenti a riascoltare gli album in loop.
Nel frattempo, le luci piano piano si spengono. Dal palco si illumina un rettangolo lampeggiante che punta nella mia direzione, si accende per qualche secondo, e poi si sposta, facendo così il giro di tutta la scena. Dentro di me, capisco che il momento sta per arrivare. Non riesco a smettere di sorridere. Il gioco di luci dura circa venti minuti, poi si spegne definitivamente e solo la gabbia centrale rimane illuminata.
Tutta l’arena urla, capiamo che ci sono e di lì a poco scopriremo la canzone che aprirà il concerto. Ognuno è come se stesse aspettando il primo accordo, per mettere la propria vita, le proprie ansie, le proprie paure in stand by per due ore, o qualcosa in più. Fino a quando gli schermi diventano verdi e i Radiohead iniziano il concerto con “Planet Telex“. Una volta terminata la prima traccia, non ci viene quasi lasciato il tempo di accorgercene, che il riff di “2+2=5” entra in scena e una dopo l’altra “Sit Down. Stand Up“, “Bloom“, “Lucky“, “Ful Stop“ e “The Gloaming“. Sul palco i Radiohead fanno quello che vogliono. Cambiano strumenti, girano per la struttura e noi li guardiamo come se fossero alieni.
Dopo queste canzoni arrivate veloci come macchine di Formula Uno in una gara al fotofinish, il gruppo si gode un meritato applauso, che dura comunque solo il tempo di sistemare le batterie sul palco, e iniziare “There, There“. L’arena si infiamma, eppure, tra le melodie degli strumenti, la voce di Thom sembra debole, si sente poco, e quasi si perde. Fino a quando. Dopo qualche minuto. La melodia centrale cambia e la voce si spande per tutto l’impianto chiudendo in una sequenza esplosiva.
I Radiohead poi alternano pezzi molto intimi come “No Surprises” e “Videotape“, a scariche di groove ed energia quali “Everything In Its Right Place“, “The National Anthem” e “15 Step“, condendo il tutto con “Weird Fishes / Arpeggi“, dimostrazione di come siano tra i musicisti più completi e talentuosi di sempre.
I giochi di luce con le coreografie raggiungono il massimo splendore con “Daydreaming“ quando il bianco e il rosso delle luci e la toccante melodia si uniscono, la band crea un’atmosfera che porta il pubblico in una dimensione parallela e, chiudendo gli occhi, ci si perde in un momento che è unico e quasi indescrivibile, ma Thom, Johnny, Ed, Colin e Phil ci riportano sulla Terra e suonano di fila “Subterranean Homesick Alien“, “Bodysnatchers” e “Idioteque“.
Poi escono di scena. La gabbia si richiude. Il pubblico, attonito, si chiede cos’altro possano fare.
Passano pochi minuti quando tornano per l’encore. Thom imbraccia la chitarra acustica e intona “Fake Plastic Trees“. Tutti i presenti si alzano in piedi.
Chi piange, chi canta a squarciagola, chi fa entrambe le cose, è come se ognuno stesse facendo uscire una parte di sé, si stesse sfogando, stesse sfruttando quel momento per urlare al mondo chi è.
Poi la canzone finisce e comincia “Let Down“. La canzone più discussa. La canzone che ha generato più scalpore in precedenza. Chi pregava che la facessero, chi credeva che si sarebbero ribellati ai fan occasionali provenienti dai social. Fatto sta che “Let Down” comincia. E nessuno ha nulla da obiettare. In questa miriade di opinioni dei mesi precedenti, i Radiohead si limitano a far capire che “Let Down” è un brano di condanna sociale e smarrimento personale potentissimo e che con gli anni si mostra sempre più attuale.
Il gruppo procede poi con “Paranoid Android“, “You And Whose Army?“, “A Wolf At the Door” e “Just“, per poi concludere questo incredibile viaggio con “Karma Police“.
La canzone con cui mi si erano presentati, che non mi piacque nemmeno, oggi chiude il concerto che più di tutti mi ha emozionato.
Il pubblico è un coro unico. Quasi non si sente la voce di Thom.
Siamo tutti in piedi. Come se sentissimo che tutti noi avessimo perso noi stessi, ma consapevoli che non vorremmo essere in altro posto, se non quello.
Il concerto termina. Sembra sia durato 10 minuti o poco più. E io non ho le parole per descriverlo.
A parte gli scherzi, i Radiohead dimostrano che sono ancora estremamente performanti, coinvolgenti ed emozionanti. Ci fanno capire di avere una scelta di tracce tanto estesa da fare una scaletta incredibile tralasciando tracce come “Exit Music (For A Film)“, “Pyramid Song“, “All I Need” e molte altre.
Per concludere, il concerto è stato un viaggio. Abbiamo assaporato momenti puramente energici ed altri più profondi, canzoni che ci hanno fatto sentire uniti ed altre che ci hanno fatto capire quanto è importante sentirsi soli. Tutti quanti usciamo dall’arena. Usciamo da quel pianeta su cui siamo stati per un paio d’ore e dove everything was in its right place.
by Jack – G. G.
Le setlist del 14 Novembre 2025 per Youtube – Tidal – Apple Music – Spotify







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