
- Artista: Paul St. Hilaire
- Titolo: w/ The Producers
- Etichetta: Kynant Records
- Durata: LP, 9 tracce, 44 minuti circa
- Paese: Dominica, Germania.
- Genere: Dub Techno
Parliamo di una leggenda della Dub, tornato per i dieci anni della Kynant Records festeggiati nel modo più boss possibile, con Paul St. Hilaire – il tipo che fino a pochi anni fa avresti chiamato Tikiman – che tira fuori un disco collaborativo che appare come una sorta di concept, un disco di dub techno che ti sbatte in faccia il passato e il futuro del genere, tutto in una botta.
Paul St. Hilaire, forse l’hai già sentito, è il poeta dub della Dominica che si è piazzato a Berlino nel ’94, la voce ipnotica e inconfondibile che ha plasmato i dischi fondamentali di Rhythm & Sound (Moritz von Oswald e Mark Ernestus, i padrini di Basic Channel!), dando un volto umano a circuiti e riverberi che altrimenti sarebbero rimasti freddi e astratti. La sua storia è un tira e molla tra la dub delle radici giamaicane e la techno minimalista tedesca, e dopo il suo acclamato album solista “Tikiman Vol. 1” del 2023, sempre su Kynant, questo nuovo lavoro “w/ the Producers” è la mossa audace che non mi aspettavo.
Invece di essere lui l’ospite dei produttori (come successe nell’iconico “w/ The Artists” di Rhythm & Sound), stavolta è Paul la guida solista che incontra un dream team di beatmaker della scena dub contemporanea: gente come Mala (il re di Digital Mystikz, che apre il disco con la tenebrosa e pulsante “Like It’s Always Been”), l’elusivo Shinichi Atobe, Aurora Halal, Azu Tiwaline, e il gotha della techno e bass music che crea un patchwork sonoro ricchissimo. PopMatters parla di un disco capace di farti sentire sommerso diecimila piedi sott’acqua senza che ti dispiaccia, solo perché vuoi affondare ancora di più in quel mormorio sonoro.
Il bello è che, pur essendo un disco con nove produttori diversi, mantiene una coerenza spettrale data dalla voce di Hilaire, che è sempre calda, sottile ma allo stesso tempo autoritaria e distaccata, quasi disincarnata, affrontando temi di lutto, trauma e dipendenza, con testi che riflettono la vita tra Berlino e le storie globali.
Chi sono i produttori che fanno parte di questa strana compilation?
“Non si è trattato di scegliere i nomi più grandi” dice Hilaire, ma di trovare artisti che “capissero l’anima del dub e della techno contemporanea”. Paul ha cercato collaboratori che potessero offrire uno spettro emozionale e sonoro ampio:
Mala (Digital Mystikz) è stato essenziale per la traccia di apertura (“Like It’s Always Been”), offrendo una profondità di bassi che Hilaire ha definito “oscura ma piena di speranza.” Aurora Halal e Azu Tiwalin, hanno portato una prospettiva fresca, unendo il minimalismo della techno berlinese con tessiture ritmiche e ambientali che si adattassero al suo stile vocale più introspettivo. Con Shinichi Atobe, “è stato quasi un colpo di fortuna” e ha permesso di esplorare un lato più sognante e ciclico della dub techno, molto diverso dalle produzioni più immediate e ritmiche di altri.
Hilaire ha sottolineato in una intervista che, per lui, l’obiettivo era dare a ogni produttore una sorta di tela bianca — i suoi testi e la sua voce — e vedere come avrebbero costruito il loro ambiente sonoro attorno. Ha specificato che non ha imposto restrizioni rigide, lasciando che la chimica tra la sua vibe vocale e le loro strutture sonore emergesse naturalmente. Il risultato è un disco che, pur suonando come un viaggio coerente, offre un capitolo originale di dub techno ad ogni traccia.
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