Siamo giunti alla fine di questo 2025, il prossimo Weekly Round Up sarà uno speciale curato da @fulviusmusicus. Breve percorso ma con sempre qualche bella sorpresa anche in questa settimana di scarsa pubblicazione per ovvie ragioni che intuirai senza difficoltà.
Il nostro albero di natale lo vorremmo adornato di buone notizie con ai piedi valanghe di dischi ma le etichette discografiche sonnecchiano aspettando il nuovo anno, e sfornano compilation e greatest hits da regalo. Ecco il nostro WR, poco più di un’ora, snella come un elfo stanco ma zeppa di gemme alternative che ti tengono sveglio.
Parti con il folk malinconico che sa di praterie deserte, dove Bill Callahan ti sussurra “Lonely City” come un vecchio cow-boy solo al tramonto, un lamento intimo che richiama i suoi dischi solari passati, mentre Amigo the Devil infila “New Kind of Lonely” con quel suo devil-folk da brividi, banjo e voci da predicatore pazzo – curiosità: quel tizio suona l’ukulele come se fosse posseduto, e ti fa pensare a “Murder by Death” in versione da saloon infestato. Non lontano, Cam Lasky con “Sprawl” allarga il campo su un electro-dark-industrial prendendo una parola dal libro di William Gibson “Neuromante” e facendo riferimento ad un racconto “Monna Lisa Cyberpunk“, in cui lo Sprawl era un immenso, direi un super-agglomerato urbano iper-tecnologico – distopico – il tecno futuro inquietante di Blade Runner… Figlio di Blawan! 😉
Scivoli poi nell’indie rock con aura psych, dove Hamish Hawk illumina “Ultra Aura Glow” con edit taglienti, un post-punk elegante che ti evoca i Field Music ma con più glamour scozzese – sai, quel falsetto che ti fa ballare da solo? The Black Heart Procession riporta tenebre goth con “Blue Water – Black Heart“, eco di mari neri alla Nick Cave, e loro, quei maestri di Portland, hanno sempre quel pallore da vampiri da cantina che ti ipnotizza. Parlor Walls irrompe con “Devotion“, garage-punk sporco e devoto.
Non scordarti di Sleaford Mods con Sue Tompkins in “No Touch“, spoken-word elettro-punk-minimale che spara acidi contro il mondo, ironico e furioso. Daniel Blumberg e Amanda Seyfried, sì quella di “Mamma Mia“, duettano in “Hunger & Thirst” un experimental folk-jazz che stride e affascina, curiosità da star:
Ti lasciamo a questo veloce giro nell’attesa della prossima WR ch sarà una sintesi del 2025!
Come sempre, ecco il link per la playlist su YouTube gestita da Stereobar 👇🏼👇🏼👇🏼





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