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La strada dei debuttanti

La strada dei debuttanti

27 dicembre 2025
fulviusmusicus

C’è una playlist che non si limita ad esser ascoltata, si attraversa, come se fosse un sentiero. Come una foresta di creature in mutazione, ogni brano è un animale che cambia pelle tra le tue orecchie e sotto i tuoi occhi. Si parte da “Focus on Reflection“, cullati e trasportati e si finisce tra le api di “Melittology“, dove il suono diventa studio, danza, scienza.

Nel mezzo, ci sono bolidi neri, asteroidi sorridenti, Wyoming immaginari e culture aziendali in fiamme. C’è chi urla, chi sussurra, chi vola basso con ali straordinarie. Ogni artista è al debutto o alla soglia di qualcosa: una nuova forma, una nuova voce, un nuovo coraggio. Questa non è una compilation. È una metamorfosi collettiva. Un invito a lasciarsi attraversare.


you,infinite – “Focus on reflection” – L’incipit di questa playlist é anche l’inizio di uno degli album di debutto migliori di quest’anno, paesaggi sonori maestosi, quasi epici ma mai troppo ingombranti.

Consolers – “Boiled Over” – Un’esplosione controllata: riff nervosi e voce che sembra trattenere un urlo. Post-punk che sa di tensione domestica e finestre chiuse. Semplicitá.

Pôt-pot – “WRSW” – Qui il post-punk si aggrappa a loop lisergici e bassi che spadroneggiano, un brano che non vorreste mai arrivasse alla fine. Debutto impressionante.

Maruja – “Reconcile” – Sax e furia: un rituale urbano tra spoken word e noise jazz. La riconciliazione qui è una lotta, non una carezza.

Sunday,june – “Mother” – Un pezzo che fa tornare a casa, dovunque voi lo ascoltiate. Caldo, come solo l’abbraccio consolatorio di una madre puó essere. Splendido.

Heartworms – “Extraordinary Wings” – Ali straordinarie, sì, ma fatte di synth e ombre. Un volo basso, tra malinconia e potenza glaciale.

Rún – “strike it” – Beh, un giretto nei gironi danteschi nom volevate farlo? Pezzo permeato di oscuritá, talmente denso da colare

Tunde Adebimpe – “Thee Black Boltz” – Ritmo spezzato, voce rituale: un bolide nero che attraversa il paesaggio sonoro come un presagio. Arte viscerale.

all under heaven – “Moving On” – Shoegaze tenero e distorto, come un diario lasciato sotto la pioggia. Il movimento è lento, ma necessario.

Mandrake Handshake – “HypersonicSuper-Asterid” – Psichedelia cosmica con groove da danza stellare. Un asteroide che sorride mentre ti travolge, spettacolare.

Divorce – “Antarctica” – Freddo emotivo e ironia tagliente. Un viaggio nel ghiaccio interiore, con controcanti delicati e avvolgenti.

Lambrini Girls – “Company Culture” – Punk urlato e sarcastico, come una mente che prende fuoco. La cultura aziendale? Distrutta in 2 minuti e 30.

Poor creature – “All smiles tonight” – Un sorriso che pesa, indossato come un costume. La notte amplifica la finzione, mentre le “poor creatures” cercano riparo. La musica vibra tra ironia e malinconia, un ballo di ombre e luci. Ogni sorriso è un segreto trattenuto, fragile come vetro sotto il vento. 

Expose – “No adrenaline” – Nessun battito, nessuna emozione, peró noi siamo stati colpiti da questo pezzo breve ma intenso e cupo.Provatelo.

Rum Jungle – “What’s Next” – Indie tropicale con nostalgia da fine estate. Il futuro è una domanda sospesa, divertiamoci con groove e malinconia.

Dog Race – “40 Winks to Wyoming” – Western sintetico e sognante. Un viaggio onirico verso un Wyoming che forse non esiste. Come fate a non amarli già?

YARD – “Appetite” – Fame di suono, fame di caos. Un brano che mastica il post-punk e lo risputa con eleganza rabbiosa. L’appetito vien ascoltandoli.

Cubzoa – “Buckle up” – Cubzoa è l’alias di Jack Wolter, nato dal nome della cubomedusa (box jellyfish), creatura marina velenosa che diventa simbolo del suo suono: fragile e potente allo stesso tempo. Un invito a stringere le cinture, a prepararsi al viaggio.  La voce di Cubzoa è fragile ma decisa, come un sussurro che diventa onda. Il brano vibra tra intimità e slancio, sospeso tra cielo e mare. 

Venturing – “Play my guitar” – Intimità lo-fi, come una demo registrata in una stanza piena di sogni. La chitarra viene usata come una confessione o come una compagna fidata, l’unica.

Sydney Mynsky Sargeant – “long roads” – Debutto solista particolarmente inaspettato e gradito, questa long roads di vedderiana memoria (per il titolo ma non solo) ci ha colpito dal primo ascolto.

Prohibition Prohibition – “Oederland” – Un paese immaginario tra krautrock e distopia. Ritmi ipnotici e paesaggi mentali. Una band strepitosa che ha lasciato piú di un segno nel 2025.

Floral Image – “Meadowland” – Un altro luogo immaginario o realmente esistito? Sicuramente possiamo tornarci ogni volta che ascoltiamo questa melodia indimenticabile.

Lifeguard – “Ultra Violence” – Garage punk abrasivo, come una sirena che non smette mai. Violenza ultra, ma anche ultra-vita.

Karman Line Collective – “Melittology” – Studio delle api, ma in chiave jazz elettronica. Un alveare sonoro che vibra tra scienza e poesia.

Pebbledash – “O the wind” – Il vento è chiamato come un amico invisibile, forza che scuote e consola.  Le chitarre imitano il fruscio delle foglie, fragilità che diventa danza.  Antico archetipo, il vento porta notizie e cambiamenti, trasformato in paesaggio sonoro contemporaneo.  Il vento d’Irlanda

Wing! – in a second i will need a second – Un battito sospeso, un secondo che si dilata.  Il titolo stesso è un gioco di tempo e respiro, bisogno e attesa. Tra trip‑hop e downtempo, la musica diventa spazio rarefatto, fragile equilibrio. Ogni secondo è un frammento che chiede un altro, come un’eco che non si spegne. Nessuno resta fermo, nessuno si accontenta. È una playlist che non consola, ma trasforma. E tu, sei pronto a lasciarti cambiare e a vedere cosa succede se schiacci play?

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