- Artista: SAULT
- Titolo: Chapter 1
- Etichetta: Forever Living Originals
- Durata: LP, 10 tracce, 36 minuti circa
- Paese: UK.
- Genere: Neo Soul, R&B, Funk

In tre anni di Song Of The Day (2023-2025) avevamo stabilito le regole per la scelta dei brani, il brano doveva essere stato pubblicato dall’anno 2000 in poi, non era possibile ripetere la stessa band nell’anno corrente, non era possibile ripetere lo stesso brano nel corso degli anni. Avevo anche un ultima “regola” che mi tenevo per me, il primo brano di ogni anno doveva essere un pezzo dei SAULT. Quindi pubblicai il primo gennaio del 2023 “God is Love“, nel 2024 “Warrior” e nel 2025 “Why why why why why“.
Il Kharma ha voluto che uno dei primi dischi del 2026 fosse “Chapter 1” tredicesimo LP – dal 2019 (media 4 LP all’anno!) – di questo misterioso progetto un pochino meno misterioso, mi riferisco anche alle esibizioni live – rare – che trovi anche sul Tubo. Confesso che per un live dei SAULT in Italia, mollerei armi e bagagli e ci andrei al volo.
Ma se in questi pochi anni questo progetto ha prodotto già 12 album questo tredicesimo cosa ci dirà ancora? Il produttore rimane Dean Josiah Cover in arte Inflo, amico d’infanzia di Little Simz, che forse amica non è più dopo la causa da un milione di Euro agita dalla rapper verso il progetto SAULT (un prestito mai restituito si dice).
Inflo, volto per lo più assente dai riflettori, è il produttore di “Listen” dei Kooks, di “Love & Hate” di Michael Kiwanuka insieme a Danger Mouse e Paul Butler, “For Ever” dei Jungle, del miglior Kanye West e poi Belle & Sebastian, Adele, etc. Uno che a detta di Simz “Penso che semplicemente alcune persone non amino stare sotto i riflettori. Vogliono coltivare la propria arte in santa pace, senza dover rilasciare interviste o senza fare foto. La musica rappresenta qualcosa di diverso per ognuno di noi. Questo dovete rispettarlo.“
Questo disco ci dice di funk anni ’70, ci dice che quel groove è la firma della preghiera iniziale “God, Protect Me from My Enamies” – pezzo che ci porta subito alla mente la tragedia dei gazaui.
Groove funk perpetuo anche in “Chapter 1″ e “Fulfil Your Spirit“, e che deve fare i conti col gospel del cantato di Cleo Sol, in una dialettica in cui chi vince sei tu che ascolti e te la godi.
Ci dice, questo disco, che la ricerca di una armonia tanto semplice e così spontanea, si fatica a credere giunti al tredicesimo album (senza contare i due EP).
Il sound di batteria di “Protector” è vivo come se fossi li presente in sala di registrazione. Il gospel di “Good Things Will Come After the Pressure” sublima sulle corde dei violini dicendo “Amore e guerra – Combattere per noi – Devono andare più in alto – Mi rifiuto di combattere con il fuoco – Questo è un avvertimento“.
Inflo nella costruzione di questo magico progetto riesce a trasmettere pop e militanza, pop e spiritualità, pop e misticismo, pop e lotta sociale.
Quel pop che deriva dalla parola popolare, per tutti, di tutti, che arriva subito con armonie delicate, apparentemente semplici, ai quali non puoi essere indifferente a meno che tu abbia il cuore di pietra e il cervello infarcito da X-Factor.
In questo “primo capitolo”, giusto per farci uno scherzo matematico, osserva la sequenza degli album e capirai, Inflo prosegue il suo cammino rimanendo sempre nell’ombra, come se fosse il suo scudo contro le crudeltà di questo mondo ma dietro al quale, darsi il tempo per riflettere su questo mondo.
Si, rimane tutto, rimane tutto questo groove, tutta questa contemporaneità mista a passato, questa assenza di tempo anche in “Chapter 1” e non sei felice? Godi per 36 minuti e non sei felice?
Attendo già il secondo capitolo…
[Fonti utili: Rumore n. 373 del 2023]
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