Una sorprendentemente primaverile Roma mi accoglie il 17 gennaio per l’esibizione dei Kerala Dust in un locale dal nome ancor più sorprendentemente mancuniano: Hacienda.
Il locale mi appare gremito di gen X e qualche millennial ma strutturalmente pronto a sfruttare alla grande l’opportunità musicale offerta dal quartetto inglese. Ma c’è un gruppo spalla: si chiamano “Piove.” (sì, con il punto). Ci propongono una techno rap trap con spunti interessanti ma forse non esattamente in linea con il mood della band principale della serata.
Al momento in cui si presentano sul palco i Kerala Dust sono: Edmund Kenny (voce, elettronica), Harvey Grant (tastiere) e Lawrence Howarth (chitarra) che sono il nucleo del trio britannico con sede a Berlino. Alla batteria infine c’è Pascal Karier.
L’impatto sul pubblico della band è impressionante: il loro mélange di generi straordinariamente ben rodato e la fusione tra strumenti musicali “reali” e modulazioni elettroniche ha un forte effetto immediatamente percepibile sul pubblico romano.
Il fondatore della band e frontman cerca spesso il coinvolgimento del pubblico mostrando di saper tenere il palco con ottimo mestiere, ma allo stesso tempo appare visibilmente soddisfatto ed emozionato di poter suonare in una città dove (ci tiene più volte a dirlo) da molto tempo avrebbe voluto esibirsi.
La setlist è fortemente incentrata sull’ultimo disco “An Echo of love” ma non mancano sia pezzi dalle precedenti produzioni che brani ancora inediti. Le chitarre essenziali con riff taglienti, i loop al tempo sia melodici ma anche quasi al confine del rumoristico, la scintillante presenza e la voce profonda e calda di Edmund Kenny sono un meccanismo perfetto per portarci in un altrove che, a seconda del brano, sa essere un torrido ma affascinante deserto o una stanza d’albergo d’estate dove i raggi del sole aggiungono poesia e sensualità.
Musicalmente parlando li si può definire una filiazione techno dei Calexico o dei Primal Scream del periodo “XTRMNTR” ma più attenti alla melodia e all’evocatività.
Qualsiasi sia la vostra scelta la strada musicale dei Kerala Dust è di indubbio fascino ed ascoltarli dal vivo me li ha fatti vedere, soprattutto a livello di liriche, come dei nipotini dei neoromantici. Ammettendo che quel fugace movimento abbia avuto dei figli. O meglio, dei nipoti che si sono innamorati della techno ma che han saputo poi mescolarla con la melodia e l’epica del viaggio.
Ah, non l’ho detto ma me lo son lasciato per la chiusura: si balla, si balla tantissimo al concerto dei Kerala Dust!
Setlist:
- 1. Echoes of Grace
- 2. The Orb, TX
- 3. How the Light gets in
- 4. Moonbeam, Midnight, Howl
- 5. Fever
- 6. Oil Drum
- 7. Violet Drive
- 8. Bell
- 9. Eden to Eden
- 10. Still There
- 11. Maria
- 12. Closer
- 13. Love in the Underground



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