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Detriti di stelle del Kerala arrivano sino a Roma

Detriti di stelle del Kerala arrivano sino a Roma

24 gennaio 2026
giorgione72

Una sorprendentemente primaverile Roma mi accoglie il 17 gennaio per l’esibizione dei Kerala Dust in un locale dal nome ancor più sorprendentemente mancuniano: Hacienda.

Il locale mi appare gremito di gen X e qualche millennial ma strutturalmente pronto a sfruttare alla grande l’opportunità musicale offerta dal quartetto inglese. Ma c’è un gruppo spalla: si chiamano “Piove.” (sì, con il punto). Ci propongono una techno rap trap con spunti interessanti ma forse non esattamente in linea con il mood della band principale della serata.

Al momento in cui si presentano sul palco i Kerala Dust sono: Edmund Kenny (voce, elettronica), Harvey Grant (tastiere) e Lawrence Howarth (chitarra) che sono il nucleo del trio britannico con sede a Berlino. Alla batteria infine c’è Pascal Karier.

L’impatto sul pubblico della band è impressionante: il loro mélange di generi straordinariamente ben rodato e la fusione tra strumenti musicali “reali” e modulazioni elettroniche ha un forte effetto immediatamente percepibile sul pubblico romano.

Il fondatore della band e frontman cerca spesso il coinvolgimento del pubblico mostrando di saper tenere il palco con ottimo mestiere, ma allo stesso tempo appare visibilmente soddisfatto ed emozionato di poter suonare in una città dove (ci tiene più volte a dirlo) da molto tempo avrebbe voluto esibirsi.

La setlist è fortemente incentrata sull’ultimo disco “An Echo of love” ma non mancano sia pezzi dalle precedenti produzioni che brani ancora inediti. Le chitarre essenziali con riff taglienti, i loop al tempo sia melodici ma anche quasi al confine del rumoristico, la scintillante presenza e la voce profonda e calda di Edmund Kenny sono un meccanismo perfetto per portarci in un altrove che, a seconda del brano, sa essere un torrido ma affascinante deserto o una stanza d’albergo d’estate dove i raggi del sole aggiungono poesia e sensualità.

Musicalmente parlando li si può definire una filiazione techno dei Calexico o dei Primal Scream del periodo “XTRMNTR” ma più attenti alla melodia e all’evocatività.

Qualsiasi sia la vostra scelta la strada musicale dei Kerala Dust è di indubbio fascino ed ascoltarli dal vivo me li ha fatti vedere, soprattutto a livello di liriche, come dei nipotini dei neoromantici. Ammettendo che quel fugace movimento abbia avuto dei figli. O meglio, dei nipoti che si sono innamorati della techno ma che han saputo poi mescolarla con la melodia e l’epica del viaggio.

Ah, non l’ho detto ma me lo son lasciato per la chiusura: si balla, si balla tantissimo al concerto dei Kerala Dust!

Setlist:

  • 1. Echoes of Grace
  • 2. The Orb, TX
  • 3. How the Light gets in
  • 4. Moonbeam, Midnight, Howl
  • 5. Fever
  • 6. Oil Drum
  • 7. Violet Drive
  • 8. Bell
  • 9. Eden to Eden
  • 10. Still There
  • 11. Maria
  • 12. Closer
  • 13. Love in the Underground
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2026, Hacienda, Kerala Dust, Live, Roma

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Disco d’Oro

Classifica personale di un 2026 convulso, distorto, folle, malato, come diceva Giovanni Ferretti "secolo osceno e pavido grondante sangue e vacuo di promesse". John Glacier nella copertina di questo 26 luglio... in #playlist tanti pezzi interesanti. Passa una buona settimana in compagnia della nostra PL! A metà anno, si analizzano diverse uscite musicali di artisti provenienti soprattutto dal Nord Africa e dall'Asia del sud ovest. Tra le opere recensite ci sono l'album di Flea, i Dry Cleaning, i Ladylike, Kieran Hebden, e i Radwan Ghazi Moumneh & Frédéric D. Oberland. Ogni disco offre un'esperienza unica e innovativa. L'album "Role Model Hermit" dei Mary in the Junkyard, pubblicato il 3 luglio 2026, è una meditazione sonora che fonde indie rock e folk. Mentre la produzione è meticolosa e avvolgente, la voce solista risulta dissonante e infantile, compromettendo l'atmosfera generale. In un mondo dove la velocità è regina, noi rispondiamo con passo della tartaruga: 10 dischi, tra ambient che pizzica e rock che cammina, avanti e indietro, ma sempre con stile! Questa settimana è intensa: CLAMM è in tour con Rats, mentre Queens of the Stone Age e Echo & the Bunnymen rilanciano il loro seguito con uscite attese. La scena si fa sentire con il debutto di Man/Woman/Chainsaw, l'album Pure Devotion di Overmono e nuove proposte sperimentali come Eartheater e Tricky. Non dimenticare l'ironia d'Arab Strap e le uscite indie come Babehoven e Slow Fiction. I Muse tornano con "The Wow! Signal", un album che è come un invito alieno a chiudere la bocca. Dopo dieci dischi, sembra che il loro trucco sia diventato più prevedibile di un film di Natale: troppe idee e zero profondità. Settimana ricca, amici! 🎶 I Sons of Zöku, con la loro musica psichedelica e rituale, offrono un viaggio emozionante di rinascita e trasformazione. Brani come "HÕÕ", "Energia" e "The Moth" esplorano connessioni profonde tra spiritualità e fisicità, invitando gli ascoltatori a partecipare attivamente.

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