- Artista: Yea Big
- Titolo: Visitor
- Etichetta: 2018537 Records DK
- Durata: LP, 12 tracce, 54 minuti circa
- Paese: Wilmington, DE, United States (Philadelphia in origine)
- Genere: Art Rock, Slowcore, Alternative Rock
- Written, recorded, and engineered by Yea Big
Ellie Parcells, Derek Cote, Shay Pilot
Cello Performed by Colin Bartley
Una stanza illuminata, una porta aperta sulla destra che fa intravedere altre stanze ma buie che sono nell’oscurità. Chi sarà il “visitatore” che ha varcato quella porta?
Ho scelto questo disco come LP della settimana, perché mi ha affascinato il loro approccio “ambient” al rock alternativo. Testi minimali e criptici in brani dalla postura allungata e lenta che ti trascinano in un mondo onirico e buio.
Adottano sample da importanti band e riferimenti cinematografici altrettanto rilevanti, (sul profilo del loro Bandcamp c’è scritto tutto) amalgamati con gran manico in uno slowcore dai toni melanconici. Un violoncello accompagna il cantato donando un’atmosfera ferale a “See to My Desire” per poi lentamente aprirsi e passare ad un pezzo leggermente più solare ma che mantiene nei testi un forte intimismo e immagini evocative “And so I cut a hole – Into the floor, and fed it more” in “The Ground Opens“.
Il “visitatore” appare in “You Will Make Me Proud“, chi sarà? La morte o la vita stessa? Yea Big ti trascina in una fascinazione in cui il percorso dentro la caverna diventa inevitabile e dal passo pesante. Forse il risveglio dallo strano sogno arriva in “Witching” ma forse era solo una “stregoneria” e il nostro personaggio non è completamente vigile, un momento sottolineato dagli arpeggi di chitarra e dal cantato che ricorda atmosfere di matrice oxfordiana…
La seconda parte del disco da “Atop Your Shoulder” in poi, il sound rimane meno buio benché ancora intriso di atmosfere riflessive, gli arrangiamenti sono molto spesso di carattere folk con chitarre arpeggiate e chiusure ricercate, un suono di synth modulare che pitcha verso l’alto, un feedback di chitarra mantenuto lungo e modulato. Sembra che nella seconda parte la band abbia agito per svuotare man mano i pezzi, togliendo strumenti e parti e riducendo tutto all’ultimo brano che è solo voce e chitarra acustica.
Un album che consiglio soprattutto nella prime 8 tracce per una band per lo più sconosciuta ma che val la pena esplorare.



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