- Band: Dry Cleaning
- Titolo: Secret Love
- Etichetta: 4AD
- Uscita: 09 Gennaio ’26
- Genere: Spoken Word, Post Punk
- Durata: 41 minuti, 11 tracce
- Tipologia: LP – Studio
Le mie aspettative per l’ultimo disco dei Dry Cleaning erano basse, molto basse. Non tanto per la qualità della loro musica, che rimane sempre di ottima fattura, ma per la formula che pensavo alla lunga potesse stancare. Invece se ne escono con Secret Love, che rimaneggia sì la stessa formula ma cambiando e aggiungendo dettagli, rendendo il loro disco la prima sorpresa del 2026.
Secret Love è nato durante il loro ultimo lungo tour internazionale. I luoghi e momenti chiave sono sicuramente stati lo studio di Jeff Tweedy a Chicago, le session insieme alla Gilla Band a Dublino, per poi finire nella Valle della Loira francese da Cate Le Bon, che si è occupata della produzione del disco.
Secret Love è, a parer mio, il disco più accessibile dei Dry Cleaning. Florence Shaw si dedica molto di più alla melodia rispetto alle produzioni precedenti. La sua voce e il suo parlato sono a volte delicati e dolci, a volte aggressivi, quasi graffianti. I testi mantengono quella poetica bellezza che caratterizza il suo lavoro.
Musicalmente, l’album oscilla tra momenti quasi funk, folk rock britannico, post punk e free jazz. Le linee di basso dominano costantemente la scena, mentre Florence alterna il suo parlato caratteristico a momenti più melodici. La produzione di Cate Le Bon aggiunge profondità attraverso l’utilizzo portante della ritmica, dando al basso un ruolo di primo piano, mentre la chitarra di Tom Dowse lavora primariamente sulla tensione. Quando la band raggiunge l’equilibrio tra questi elementi, Secret Love diventa semplicemente perfetto.
Nonostante abbia detto che secondo me rimane il loro disco più accessibile, Secret Love richiede attenzione durante l’ascolto. Bisogna coglierne i particolari, soprattutto nelle storie surreali raccontate da Florence.
C’è il progettista di navi da crociera che odia il proprio lavoro ma continua per avere “un posto nella società”. C’è l’ossesso che trova godimento solo nel cibo bruciato. C’è la donna che sente risentimento per le faccende domestiche ma trova pace nel contare ossessivamente. C’è chi aspetta di crescere ma crolla sotto la paura dei ragni immaginari e la solitudine. C’è il disilluso immerso nel sangue, consapevole che “le persone sono peggio di quanto pensi”. C’è l’amante che parla come un biglietto di auguri, irritante ma amato come “opera d’arte totale”. E c’è chi attende dentro una scatola di borotalco, sperando che qualcuno lo sollevi delicatamente.
Shaw costruisce i suoi testi come collage dadaisti: frammenti apparentemente sconnessi che parlano di controllo e manipolazione. Passa dall’infanzia a ingredienti di cucina ripetuti come mantra, al bisogno ossessivo di ‘avere esperienze’. È poesia frammentaria che descrive perfettamente il mondo moderno: paranoia urbana, alienazione, perdita di speranza, per arrivare a un finale sorprendentemente docile.
‘Don’t give up on being sweet’ diventa il mantra conclusivo, una dichiarazione di dolce resistenza in un mondo orribile.
Secret Love continua dove Stumpwork aveva smesso, ma evolvendosi. Molti potrebbero trovare la formula stancante, ma i Dry Cleaning hanno raffinato il loro sound senza snaturarlo, aggiungendo profondità dove serviva.
Secret Love continua dove Stumpwork aveva smesso, ma evolvendosi. Molti potrebbero trovare noiosa questa fedeltà alla formula, ma è proprio questo il punto: i Dry Cleaning hanno affinato la loro formula aggiungendo profondità dove serviva, senza perdere l’essenza e rimanendo loro stessi. Le mie aspettative basse? Ribaltate completamente.









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