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Contemporaneità, tempi dispari e routinarietà distopica nell’electro-jazz ateniese.

Contemporaneità, tempi dispari e routinarietà distopica nell’electro-jazz ateniese.

14 febbraio 2026
giorgione72
  • Band: MOb
  • Titolo: II
  • Etichetta: Veego Records
  • Uscita: 28 Novembre ’25
  • Genere: Modern Jazz, Hip Hop
  • Durata: 32 minuti, 7 tracce
  • Tipologia: LP – Studio

Un titolo spaventoso, lo ammetto. Ma se siete ancora qui allora vuol dire che siete motivati ed incuriositi.

Ottimo.

Vi voglio parlare di un disco che poco può aver frequentato i vostri impianti uditivi, e che è stato criminosamente dimenticato dai più. Uno dei motivi di questa sottovalutazione può essere parzialmente giustificata dal fatto che quando si parla di grande musica, di solito si parla di altre latitudini e longitudini rispetto a quelle che ci portano verso la capitale della Grecia.

Partiamo dalle basi: la band di cui vi voglio parlare si chiama MOb, sono un trio formato da: Marios Valinakis: Sassofono, sintetizzatori ed effetti – Alexandros Delis: Basso e contrabbasso – Panagiotis Kostopoulos: Batteria.

Come si può facilmente intuire già solamente dalla loro formazione la loro inclinazione è verso un funky-jazz moderno fortemente “sporcato” di hip-hop ed elettronica. Le band che posson facilmente venire in mente per delineare il loro sound possono essere un po’ i primi Badbadnotgood (quelli più electro e meno soul per intenderci), ma anche i Comet is coming. Se non altro per la grande propensione al jazz energetico e moderno.

Il loro secondo album si chiama efficacemente “MOb II”. Viene pubblicato il 28 novembre 2025, ed è un album nel quale i nostri mostrano una evidente maturazione del loro sound ed una produzione anche molto più accurata. Il disco, come l’esordio, rimane autoprodotto ma al mix troviamo grandi professionisti come Bruno Ellingham e Malcolm Catto che hanno lavorato con artisti fondamentali come Massive Attack, New Order, DJ Shadow e molti altri.

“Mob II” dura solo 32  minuti ma il trio ateniese sa bene come farli valere.

Il disco si apre con la prima delle due collaborazioni con il rapper Waking Monkey; il brano è altresì anticipazione e primo singolo dell’album:”Tipping point”. Già solo il rap e la frenetica batteria mettono da subito piuttosto in chiaro quale ambito musicale andremo ad ascoltare. Musica frenetica non conciliatoria e metropolitana. L’immagine che viene in mente è una sorta di febbrile discesa agli inferi della contemporaneità cercando velleitariamente di mantenere la propria individualità.

Irrequietezza che aumenta nel secondo brano e “singolo” dal titolo “333”: un basso distorto con un ritmo da percorso ferroviario ci colpisce mentre il sassofono vibra come all’unisono. L’immagine mentale che mi crea è quella di un paesaggio che scorre di fronte il nostro viaggiatore e che riesce a coglierlo solo fuggevolmente osservando dal finestrino.

I tempi si dilatano un po’ nella successiva “Utu and Sin”, ma rimane la sensazione che la musica voglia descrivere una sorta di pausa dall’ambiente predatorio precedentemente descritto. Rimane comunque la tensione costruita dall’attesa.

La traccia “Encounters” (seconda collaborazione con Waking Monkey) ha anche lei, una sorta di atmosfera sospesa: un po’ come quel momento di pausa, quello della sigaretta fumata in santa pace, ma sapendo bene che la battaglia sta per cominciare di nuovo al contatto della cicca con il posacenere.

Qualche dissonanza rimane, ma la quieta “Fall” ci introduce alla seconda parte dell’album: un nebbioso brano che potrebbe essere la perfetta colonna sonora di un bagno turco.

Vibrafoni ed idiofoni ci introducono ad una virtuale veranda tropicale dalla quale si può ammirare una giungla lussureggiante e, in qualche maniera, ipnotica grazie ad avvolgenti effetti elettronici. È quindi il momento del riposo.

L’epilogo è lasciato a “The Listener” che è una sorta un mid tempo dove synth e sax si rincorrono e la fanno da padroni. Anche la performance vocale di Waking Monkey è più misurata, come a richiederci maggiore attenzione per un brano che è allo stesso tempo affascinante ed inquieto.  Il brano infine tende a dissolversi e a lasciarti pensoso. Mi vien da dire, coerentemente con l’estetica della band.

In estrema sintesi è un disco consigliatissimo a chi ama il jazz moderno e in qualche maniera, anche spirituale ma corrotto da una esuberante ansia urbana. È energico e cinematografico: facilmente la vostra mente viaggerà immaginando situazioni e paesaggi. Ma è anche un disco volutamente inquieto, più per chi vuole porsi delle domande che darsi vacue risposte.

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Classifica personale di un 2026 convulso, distorto, folle, malato, come diceva Giovanni Ferretti "secolo osceno e pavido grondante sangue e vacuo di promesse". John Glacier nella copertina di questo 26 luglio... in #playlist tanti pezzi interesanti. Passa una buona settimana in compagnia della nostra PL! A metà anno, si analizzano diverse uscite musicali di artisti provenienti soprattutto dal Nord Africa e dall'Asia del sud ovest. Tra le opere recensite ci sono l'album di Flea, i Dry Cleaning, i Ladylike, Kieran Hebden, e i Radwan Ghazi Moumneh & Frédéric D. Oberland. Ogni disco offre un'esperienza unica e innovativa. L'album "Role Model Hermit" dei Mary in the Junkyard, pubblicato il 3 luglio 2026, è una meditazione sonora che fonde indie rock e folk. Mentre la produzione è meticolosa e avvolgente, la voce solista risulta dissonante e infantile, compromettendo l'atmosfera generale. In un mondo dove la velocità è regina, noi rispondiamo con passo della tartaruga: 10 dischi, tra ambient che pizzica e rock che cammina, avanti e indietro, ma sempre con stile! Questa settimana è intensa: CLAMM è in tour con Rats, mentre Queens of the Stone Age e Echo & the Bunnymen rilanciano il loro seguito con uscite attese. La scena si fa sentire con il debutto di Man/Woman/Chainsaw, l'album Pure Devotion di Overmono e nuove proposte sperimentali come Eartheater e Tricky. Non dimenticare l'ironia d'Arab Strap e le uscite indie come Babehoven e Slow Fiction. I Muse tornano con "The Wow! Signal", un album che è come un invito alieno a chiudere la bocca. Dopo dieci dischi, sembra che il loro trucco sia diventato più prevedibile di un film di Natale: troppe idee e zero profondità. Settimana ricca, amici! 🎶 I Sons of Zöku, con la loro musica psichedelica e rituale, offrono un viaggio emozionante di rinascita e trasformazione. Brani come "HÕÕ", "Energia" e "The Moth" esplorano connessioni profonde tra spiritualità e fisicità, invitando gli ascoltatori a partecipare attivamente.

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