- Artista: Lucy Kriger & The Lost Boys
- Titolo: Pale Bloom
- Etichetta: Unique Records
- Durata: LP, 11 tracce, 42 minuti circa
- Paese: Berlino, Germania.
- Genere: Psychedelic Rock, Alternative Rock
- Tipologia: LP – Studio
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- The Lost Boys:
- Lucy Kruger – Voice and Guitar
- Liú Mottes – Guitar
- Jean-Louise Parker – Voice and Strings
- Gidon Carmel – Drums
- Reuben Kemp – Bass
Il settimo album in studio della band con sede a Berlino mantiene una qualità suggestiva e atmosferica, perfezionando quel suono art-pop gotico per cui il gruppo ho costruito una sua credibilità. Un LP articolato, ricco dal punto di vista compositivo, scuro e affascinante. Chitarre tetre e ambientazioni che sussurrano paesaggi nebbiosi o uggiosi. Undici tracce legate insieme in un album sussurrato ma che si fa sentire.
Con ‘Pale Bloom’, scordati la solita psichedelica dalle movenze echeggianti luci colorate e immagini lisergica, Lucy Kruger e i suoi Lost Boys non sono qui per farti compagnia mentre lavi i piatti. A Berlino hanno partorito un disco che odora di muschio di foresta nera e di sogni “andati a male”, Sembra il risultato di un viaggio claustrofobico dentro la scatola cranica di qualcuno che ha decisamente visto molte ombre.
Iniziano con una filastrocca d’infanzia che avresti potuto cantare prima che il mondo ti prendesse a calci, e le trasformano in una sorta di horror spettrale. Una viola ti entra sotto la pelle come una lama fredda, mentre gli archi e le chitarre elettriche si avvinghiano l’un l’altro in una danza che non capisci se sia un amplesso o un omicidio. È un risveglio del Sé, dicono. E’ come se fosse il suono di qualcuno che si guarda allo specchio e non riconosce più la faccia che ha davanti, quante volte ti è capitato?
Poi arriva ‘Damp’ e la Kruger sputa fuori la verità vera: “Ho un esaurimento programmato nel seminterrato”. Con quel basso che ti martella lo stomaco, sembra evocare lo spirito di PJ Harvey, ma con un taglio staccato e nervoso. In ‘Ambient Heat’ la faccenda si sporca di grunge, le chitarre si stratificano come polvere su un vecchio giradischi e la voce diventa un sussurro malato che esplode in un rilascio esistenziale.
‘Pale Bloom’ non si cura della fretta moderna, di quella dittatura dell’istantaneo che ci sta rendendo tutti dei deficienti. Qui devi aspettare. Ci vogliono minuti prima che una chitarra esploda davvero o che una batteria ti dia un punto di riferimento. È un disco che pretende spazio, silenzio e una discreta dose di fegato. La Kruger passa dal sussurro all’euforia come se stesse cambiando marcia su una strada ghiacciata, con un controllo che fa quasi paura.
Se la prima metà del disco rimane quasi lenta come un cacciatore che intravede la preda, nella seconda con quel trittico ‘Reaching’, ‘Woolf’ e ‘Ghosts’, la preda la cattura e non molla l’osso. Usano la vita di Virginia Woolf come scusa per scavare nel patriarcato e nell’identità, con strutture un po sbilenche che sembrano cadere a pezzi da un momento all’altro ma che, per qualche miracolo oscuro, restano in piedi.
Lucy Kruger & The Lost Boys hanno fatto un disco che è un labirinto di specchi. È come direbbero oggi è immersivo, è nostalgico e ti trasmette un’intensità da cui non puoi scappare.
Se hai il coraggio di entrarci, potresti anche scoprire chi sei davvero. Ma non dire che non ti avevo avvertito.



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