Dormire con la luce accesa, scrivere nell’ombra
Alcuni dischi nascono nel rumore del mondo, e altri che prendono forma nel silenzio forzato, quando tutto si restringe e l’unico spazio possibile è quello interiore.
‘Sleeping With The Light On‘, il nuovo lavoro dei THUMPER, appartiene a questa seconda categoria: un album che porta addosso la traccia di un tempo sospeso, di un’introspezione non cercata ma inevitabile.
La band irlandese, nota per l’energia travolgente dei live e per un approccio compositivo fatto di tensione, ripetizione e catarsi, qui si muove in un territorio diverso, più introverso, più stratificato, più attento alla forma‑canzone come entità autonoma.
Ne abbiamo parlato con loro, esplorando il passaggio da un songwriting nato sul palco a uno nato in isolamento, il rapporto con il subconscio, e la ricerca di un equilibrio tra caos e precisione.
La vostra musica ha questo incredibile mix di caos, precisione e urgenza emotiva. Guardando al vostro ultimo lavoro, in che stato mentale o emotivo vi trovavate mentre lo scrivevate?
Il primo album è stato scritto pensando molto al pubblico. Scrivevamo una canzone in una settimana e la suonavamo quel weekend, ottenendo un feedback immediato. È stato molto diverso per ‘Sleeping With The Light On‘. Abbiamo iniziato a scrivere questo album nel pieno del lockdown, e quella sensazione introspettiva, rivolta verso l’interno, è sicuramente filtrata nei testi, nel songwriting e nella vita in generale.
I vostri brani spesso sembrano costruiti su tensione, ripetizione, pressione, rilascio. Come prendono forma di solito? Partono da un riff, un ritmo, un testo o qualcosa di più astratto?
Con questo album abbiamo cercato di smontare delicatamente alcuni degli elementi tipici delle nostre canzoni. Un brano come “The Rip” è un esempio del nostro tentativo di creare qualcosa di conciso, in reazione diretta alla forma lunga e ripetitiva per cui eravamo conosciuti. Quella canzone, in particolare, era nata come un pezzo acustico tranquillo — questa versione è finita sull’album di Anamoe Drive “thank god it’s friday”. Credo che il processo di scrittura per me sia in costante cambiamento, ma questo cambiamento è subconscio: io sono semplicemente lungo il percorso.
Nei testi si percepisce ansia, auto‑interrogazione, una sorta di lucidità quasi maniacale. Come emergono le parole per voi? Sono un modo per elaborare qualcosa o arrivano più istintivamente?
Ultimamente sto cercando di fidarmi del mio subconscio quando si tratta di testi. Scrivo sempre, ma spesso nelle prime fasi di una canzone canto solo parole senza senso mentre trovo la melodia o il tema di ciò che sto cantando. Con alcune canzoni di ‘Sleeping With The Light On‘ mi registravo mentre cantavo o mormoravo questi mezzi testi, e poi scrivevo ciò che sembrava stessi cercando di dire. Ti sorprenderesti di quanto spesso, in questo modo, ti ritrovi a cantare qualcosa di profondo. Di solito poi lavoro sulle parole facendo piccoli aggiustamenti fino al momento in cui devo registrarle in studio.
I vostri live sono famosi per essere intensi, quasi catartici. Quanto influisce la dimensione dal vivo sul modo in cui scrivete o arrangiate nuovo materiale?
Un tempo scrivevamo pensando a ciò che avrebbe funzionato dal vivo, ma sempre più siamo arrivati a un punto in cui la canzone deve funzionare da sola. Devi poter togliere il pubblico, la batteria, gli amplificatori, e riuscire comunque a cantarla e farla funzionare. La costruzione della canzone perfetta è qualcosa su cui passiamo molto tempo a riflettere. Soprattutto con questi nuovi brani: quando li ascolterai dal vivo, sappi che li abbiamo arrangiati e provati fino all’ultimo dettaglio. Poi arriva il momento di lasciare entrare il caos e di allentarli di nuovo da capo.
Guardando avanti, c’è una direzione sonora o emotiva che vi sta attirando in questo momento? Ci sono suoni, idee o influenze non musicali che stanno plasmando ciò che verrà?
Ho pubblicato due album solisti con Anamoe Drive tra il primo e il secondo album dei THUMPER, e ne ho registrato un terzo. Il mio impulso è sempre quello di correre verso la prossima cosa e immergermi completamente. Ma sto cercando di fare del mio meglio per fare un respiro e godermi ciò che abbiamo creato. Fare musica è un privilegio, e sto imparando a rallentare e apprezzarlo.
‘Sleeping With The Light On‘ è un album che nasce da un tempo sospeso, da un mondo chiuso fuori e da un mondo interiore che si apre. È un disco che rilegge l’identità dei THUMPER senza tradirla: la tensione c’è ancora, la catarsi anche, ma tutto è filtrato da una nuova consapevolezza, più intima, più fragile, più umana. E nelle loro parole si sente chiaramente: questo non è un punto d’arrivo, ma un passaggio.
Un momento di transizione in cui la band impara a respirare, a rallentare, a lasciare che il subconscio parli e a fidarsi di ciò che dice.




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