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Controfestival, del perché del Festival non ce ne importa una sega.

Controfestival, del perché del Festival non ce ne importa una sega.

1 marzo 2026
the unkle

La verità è che non mi dispiacerebbe se ci fosse un momento, sebbene nazional popolare, dove si potesse ascoltare un pop realizzato a regola d’arte, ovviamente non è il caso di Sanremo.

Su questo blog, anche scorrendo velocemente le pagine e i contenuti, non troverai artisti classificabili “nazional popolari”, non è snobismo, è solo che amiamo concentrarci su ciò che riteniamo più genuino e sincero invece che su contenuti prodotti e pensati appositamente per le masse e con scarso impegno artistico.

Il problema è che i produttori di questi contenuti, sono convinti che le masse meritino la merda. Sai benissimo che ci sono artisti che nei loro contenuti pop non sono banali o si lasciano banalizzare da palchi fioriti e superluminosi, quindi dove sono? Perché non te li mostrano? (domande retoriche).

I signori della TV sono convinti, che tu in quanto parte della massa non sia in grado di apprezzare musica un pizzico più raffinata, oppure temono che ti possa piacere e che addirittura induca a farti pensare… Pensare è male di questi tempi.

Non sono certo un ingenuo, mi rendo contro di come gira il sistema, ma come dire… Non mi piace essere preso per il culo e immagino nemmeno a te. Non mi piace che altri pensino che in quanto tu ed io popolo meritiamo il peggio della produzione musicale e del pensiero artistico. Tu ed io oramai abbiamo compreso che il festival non è un evento musicale bensì mediatico finalizzato a vendere spazi pubblicitari, elargire marchette, arricchire gente ricca… Ma paghiamo il canone ziocaro! Non ci viene nemmeno restituito uno straccio di momento culturale, come se l’intrattenimento becero mancasse nelle TV di questo puzzolente e paludoso Paese.

In queste cinque sere di merdival, ho pensato di “oppormi”, non a caso “controfestival”, proponendo 5 LP piuttosto recenti che volutamente e provocatoriamente non rientrano nel mondo pop.

Uno per sera ho postato sui nostri social questi cinque dischi, te li metto qui sotto, lo so che non li ascolterai mai, troppo difficili per il tuo cervello?

Il primo, in onore del giorno uno del festival, è ”Kick i” di Arca. Artista, musicista e performer venezuelana, con questo lavoro del 2020 (il sesto LP) ha confermato il suo punto di vista alternativo sulla musica latina in chiave elettronica e avanguardista. Un disco difficile ma non difficilissimo. Per curiosi e sperimentatori di nuovi suoni e forme artistiche.

Se il giorno 1 del festival abbiamo ascoltato “Kick i”, il secondo giorno lo abbiamo dedicato al secondo LP dei Beak> ovvero “>>” del 2012. Un trio di eccellenze e una particolarmente importante, si tratta di Geoff Barrow (ex Postishead). Band che si forma nel 2009 e subito dall’esordio affronta la propria produzione con spirito psichedelico misto a quel rock krucco degli anni ’70. Alla seconda prova non fanno un passo in dietro, asticella alta e ora prova saltarla se ce la fai…

Il day 3 lo diamo a Owen Pallett che fu l’autore di questo “In Conflict” del 2014. Musicista di spessore, arrangiatore per gli Arcade Fire, qui si esprime in un lavoro collocabile nella sfera Art-Pop, adottando elementi orchestrali insieme a sintetizzatori (lo si fa sin dagli anni ’60, n.d.a. per chi “ma usa il computer”) in un ensemble cantautoriale raffinato e gentile. Aaah la gentilezza…

Se il giorno 3 del festival abbiamo ascoltato l’art-pop di Owen Pallett, il quarto giorno lo abbiamo dedicato a Colin Stetson con l’LP del 2024 “The love it took to leave you”. Sassofonista dall’estro incontenibile nonché sperimentatore, lo affiancherei al noto Shabaka Hutchings ex Sons Of Kemet. In questo album interamente strumentale usa il sassofono come una sorta di produttore di borbottii tumultuosi e ciclici. Un esperimento in cui il proprio mantra “buona la prima, niente sovraincisioni o loop” fa impallidire per come abbia saputo dosare la respirazione…

L’ultimo giorno del merdival lo affrontiamo con l’hip hop underground di Billy Woods col suo LP del 2019 “Hiding Place“. Un album profondamente introspettivo in cui Woods affronta il cambiamento del suo mondo — segnato dalla gentrificazione di Brooklyn e dal declino del rap tradizionale — per confrontarsi onestamente con il proprio passato, le proprie paure e il senso del tempo che passa.

Beh dai… Se non altro questo festival è servito per mettersi ad riascoltare ottima musica… Non tutti i merdival vengono per nuocere…

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2026, Arca, Beak>, billy woods, Colin Stetson, Confrofestival, Owen Pallett, Sanremo

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"Acknowledge Kindness" dei The Reds, Pinks & Purples è un viaggio emozionale attraverso la quotidianità di San Francisco, dove la gentilezza diventa il fulcro di canzoni intime e vulnerabili. Glenn Donaldson invita ad apprezzare i piccoli gesti che trasformano le nostre vite, illuminando il profondo legame con la comunità. "Obsidiana" è il terzo album di J. Zunz, alias Lorena Quintanilla, pubblicato il 29 maggio 2026. Questo LP, un mix di indie rock e folk, presenta un suono più affilato e morbido, esplorando temi di guarigione attraverso sonorità innovative e strutture inaspettate. Nel caos di un'estate che brucia, "simulation" dei MAQUINA sembra l'inno perfetto per chi ignora la realtà. La musica di artisti come Jim James e Phoebe Bridgers, tra country e indie, offre un rifugio sonoro, mentre Chelsea Wolfe e i Sleaford Mods spingono verso riflessioni inquietanti. Un'ode alla musica che sfida l'apatia. L'album "Yaygara" dei Sosyete '25, uscito il 22 maggio 2026, è un LP turchedelico che combina funky e disco con testi in turco. Con la voce di Merve Erdem, offre melodie coinvolgenti, perfette per l'estate e i dancefloor. I Menzies, una band indie rock neozelandese, debuttano con "Holding My Cold Hand, Even Though Yours Is Warm", un LP travolgente che esplora l'intimità attraverso dettagli quotidiani. Un viaggio sonoro tra essenzialità e autenticità, capace di toccare cuori. Questa settimana il meteo è torrido, mentre la musica offre ferie rinfrescanti. Tra uscite di Pye Corner Audio, Mount Kimbie e Julia Jacklin, si prospetta una playlist variegata per affrontare il caldo estivo. La colonna sonora di "The Immortal Man", creata da Genn e Slattery, trascende il film, diventando un'opera d'arte musicale autonoma. Con la voce intensa di Grian Chatten e una varietà emotiva, ogni traccia risuona come un'esperienza profonda e indimenticabile. L'Italia guarda i Mondiali da casa, senza illusioni. Nel frattempo, artisti come Taja Cheek e Bonobo pubblicano nuovi brani, mentre i MONO e Parannoul esplorano sonorità emozionali. Gli Interpol rimangono fedeli al loro stile distintivo. Maggio ha mescolato venticinque brani come un DJ Mix Shuffle. Da elettronica spaziale a hardcore scomodo, c'è un po' di tutto. Ogni canzone è un viaggio, e tu hai solo il compito di trovare la tua mappa. Buona fortuna!

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