La verità è che non mi dispiacerebbe se ci fosse un momento, sebbene nazional popolare, dove si potesse ascoltare un pop realizzato a regola d’arte, ovviamente non è il caso di Sanremo.
Su questo blog, anche scorrendo velocemente le pagine e i contenuti, non troverai artisti classificabili “nazional popolari”, non è snobismo, è solo che amiamo concentrarci su ciò che riteniamo più genuino e sincero invece che su contenuti prodotti e pensati appositamente per le masse e con scarso impegno artistico.
Il problema è che i produttori di questi contenuti, sono convinti che le masse meritino la merda. Sai benissimo che ci sono artisti che nei loro contenuti pop non sono banali o si lasciano banalizzare da palchi fioriti e superluminosi, quindi dove sono? Perché non te li mostrano? (domande retoriche).
I signori della TV sono convinti, che tu in quanto parte della massa non sia in grado di apprezzare musica un pizzico più raffinata, oppure temono che ti possa piacere e che addirittura induca a farti pensare… Pensare è male di questi tempi.
Non sono certo un ingenuo, mi rendo contro di come gira il sistema, ma come dire… Non mi piace essere preso per il culo e immagino nemmeno a te. Non mi piace che altri pensino che in quanto tu ed io popolo meritiamo il peggio della produzione musicale e del pensiero artistico. Tu ed io oramai abbiamo compreso che il festival non è un evento musicale bensì mediatico finalizzato a vendere spazi pubblicitari, elargire marchette, arricchire gente ricca… Ma paghiamo il canone ziocaro! Non ci viene nemmeno restituito uno straccio di momento culturale, come se l’intrattenimento becero mancasse nelle TV di questo puzzolente e paludoso Paese.
In queste cinque sere di merdival, ho pensato di “oppormi”, non a caso “controfestival”, proponendo 5 LP piuttosto recenti che volutamente e provocatoriamente non rientrano nel mondo pop.
Uno per sera ho postato sui nostri social questi cinque dischi, te li metto qui sotto, lo so che non li ascolterai mai, troppo difficili per il tuo cervello?
Il primo, in onore del giorno uno del festival, è ”Kick i” di Arca. Artista, musicista e performer venezuelana, con questo lavoro del 2020 (il sesto LP) ha confermato il suo punto di vista alternativo sulla musica latina in chiave elettronica e avanguardista. Un disco difficile ma non difficilissimo. Per curiosi e sperimentatori di nuovi suoni e forme artistiche.
Se il giorno 1 del festival abbiamo ascoltato “Kick i”, il secondo giorno lo abbiamo dedicato al secondo LP dei Beak> ovvero “>>” del 2012. Un trio di eccellenze e una particolarmente importante, si tratta di Geoff Barrow (ex Postishead). Band che si forma nel 2009 e subito dall’esordio affronta la propria produzione con spirito psichedelico misto a quel rock krucco degli anni ’70. Alla seconda prova non fanno un passo in dietro, asticella alta e ora prova saltarla se ce la fai…
Il day 3 lo diamo a Owen Pallett che fu l’autore di questo “In Conflict” del 2014. Musicista di spessore, arrangiatore per gli Arcade Fire, qui si esprime in un lavoro collocabile nella sfera Art-Pop, adottando elementi orchestrali insieme a sintetizzatori (lo si fa sin dagli anni ’60, n.d.a. per chi “ma usa il computer”) in un ensemble cantautoriale raffinato e gentile. Aaah la gentilezza…
Se il giorno 3 del festival abbiamo ascoltato l’art-pop di Owen Pallett, il quarto giorno lo abbiamo dedicato a Colin Stetson con l’LP del 2024 “The love it took to leave you”. Sassofonista dall’estro incontenibile nonché sperimentatore, lo affiancherei al noto Shabaka Hutchings ex Sons Of Kemet. In questo album interamente strumentale usa il sassofono come una sorta di produttore di borbottii tumultuosi e ciclici. Un esperimento in cui il proprio mantra “buona la prima, niente sovraincisioni o loop” fa impallidire per come abbia saputo dosare la respirazione…
L’ultimo giorno del merdival lo affrontiamo con l’hip hop underground di Billy Woods col suo LP del 2019 “Hiding Place“. Un album profondamente introspettivo in cui Woods affronta il cambiamento del suo mondo — segnato dalla gentrificazione di Brooklyn e dal declino del rap tradizionale — per confrontarsi onestamente con il proprio passato, le proprie paure e il senso del tempo che passa.
Beh dai… Se non altro questo festival è servito per mettersi ad riascoltare ottima musica… Non tutti i merdival vengono per nuocere…



Lascia un commento