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Talk 2 Me – Ladylike

Talk 2 Me – Ladylike

6 marzo 2026
fulviusmusicus

La quiete che trasforma – Tra folk, post‑rock e piccole epifanie quotidiane.


  • Band: Ladylike
  • Titolo: It’s a Pleasure of Mine, to Know You’re Fine
  • Etichetta: Heist or Hit
  • Genere/Stile: Post Rock, Folk
  • Paese: Brighton, UK
  • Uscita: 13 Marzo 2026
  • Formato: EP Studio
  • Durata: 6 tracce

I Ladylike sono un quartetto di Brighton che abita una quiete particolare, “la quiete da luce di candela”, come recita la loro biografia. Una calma che non è passività, ma tensione trattenuta, un respiro che si allunga e si ritrae, come un’onda che modella lentamente il paesaggio.

La loro musica vive in quel punto fragile in cui il folk incontra il post‑rock, dove la delicatezza non è debolezza ma precisione, e ogni dettaglio, un gesto, un pattern di chitarra, un’immagine diventa un microevento emotivo.

Il loro EP d’esordio, ‘It’s a Pleasure of Mine, to Know You’re Fine‘, in uscita il 13 Marzo, è un piccolo atlante di metamorfosi: rinascita, rinnovamento, persistenza. Un disco che respira, che cresce, che si muove piano ma inesorabilmente.

Georgia Butler (voce, chitarra), Spencer Withey (voce, chitarra, synth), James Ely (batteria) e Archie Sagers (six‑string bass) sono amici prima che musicisti.  

Hanno iniziato a suonare in una sala prove brutalista di un campus universitario, un luogo che, paradossalmente, ha influenzato la loro estetica tanto quanto la campagna inglese che spesso evocano.

La loro musica è “raw and pastoral”, ma anche architettonica, funzionale, costruita con materiali grezzi e onesti. È un folk che non teme le asperità, un post‑rock che non ha bisogno di esplodere per farsi sentire.

Registrato con Ali Chant (Aldous Harding, Perfume Genius, PJ Harvey), l’EP è stato inciso quasi interamente dal vivo, con i quattro musicisti disposti agli angoli di un’unica stanza.  Una scelta che restituisce la loro essenza: intimità, spontaneità, imperfezione come forma di verità. I brani ci parlano del ricominciare (Burning Heather), costruire lentamente (Rome (in progress)), dell’ossessione che diventa montagna (Mountains),  della rinascita emotiva (Fresh Linen), della cura reciproca (Sour Carol, I).

È un disco che non cerca la perfezione, ma la presenza.

INTERVISTA

Le vostre canzoni sembrano costruite attorno a piccoli dettagli: un gesto, una frase, un momento che resta. Da dove nasce di solito un brano dei Ladylike?

Ladylike:

Quasi sempre tutto parte da un pattern di chitarra, di solito una sezione molto breve, che poi evolve. Spesso quel frammento nasce da una jam improvvisata, quando siamo tutti insieme nella stessa stanza. Viviamo davvero di piccoli dettagli, spesso incidenti felici a cui finiamo per affezionarci.

C’è un equilibrio bellissimo tra vulnerabilità e una sottile ironia, come se le canzoni sorridessero attraverso qualcosa di tenero. Quanto è consapevole questo tono?

Georgia:

Credo che gran parte di questo equilibrio avvenga in modo naturale. Di solito parto da un flusso di coscienza che poi si evolve durante il processo di scrittura. Come gruppo tendiamo a scrivere canzoni molto emotive, ma allo stesso tempo ci divertiamo molto a scriverle insieme. Probabilmente c’è sempre una sorta di contrasto tra il contesto del brano e l’atmosfera in cui lo stiamo creando.

Le chitarre sembrano una seconda voce: melodiche, conversazionali, a volte più rivelatrici dei testi. Come lavorate sulle parti?

Ladylike:  

La maggior parte di ciò che scriviamo nasce dalla chitarra: spesso è più facile esprimersi lì, senza pensare subito all’argomento della canzone.  Le nostre parti non sono particolarmente complesse, ma cerchiamo armonie tra noi tre (due chitarre e un basso a sei corde). Abbiamo stili molto diversi, quindi tendiamo a lavorare attorno ai punti di forza di ciascuno, e questo crea un bel blend.

Il vostro suono ha una chiarezza DIY molto distintiva: intimo, non levigato, vicino all’ascoltatore. Cosa significa per voi ‘produzione’?

Ladylike:  

Prima dell’EP ci autoproducevamo, ed era bellissimo perché potevamo essere creativi senza limiti. Ma era anche facile perdersi in centinaia di revisioni del mix.  Quando ci siamo preparati a registrare l’EP, abbiamo parlato molto del fatto che volevamo un processo naturale, non sovraccarico. Ali (il produttore) l’ha capito subito e ha semplicemente messo dei microfoni davanti a noi nella stanza. È stata una lezione importante: le canzoni devono funzionare così come siamo, in qualsiasi stanza, prima ancora che su disco.

Immaginate i Ladylike come un personaggio in un film, non una band. Che scena sarebbe? E quale vostra canzone suonerebbe?

Ladylike:  

Fresh Linen ha una struttura che sembra un arco narrativo. Vorremmo dire qualcosa di epico, ma in realtà sarebbe la colonna sonora di un film coming‑of‑age lento, che ti prende piano ma profondamente. Il personaggio sarebbe probabilmente un overthinker sulla ventina, che cerca davvero di fare le scelte giuste nella vita.


I Ladylike sono una band che non alza mai la voce, ma lascia che siano le crepe, i silenzi, le micro‑epifanie a parlare.  

Sono una candela che non si spegne, un gruppo che non costruisce muri sonori, ma stanze in cui entrare piano, respirare, e, forse, cambiare forma.


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L'Italia guarda i Mondiali da casa, senza illusioni. Nel frattempo, artisti come Taja Cheek e Bonobo pubblicano nuovi brani, mentre i MONO e Parannoul esplorano sonorità emozionali. Gli Interpol rimangono fedeli al loro stile distintivo. Maggio ha mescolato venticinque brani come un DJ Mix Shuffle. Da elettronica spaziale a hardcore scomodo, c'è un po' di tutto. Ogni canzone è un viaggio, e tu hai solo il compito di trovare la tua mappa. Buona fortuna! "Chott" è il secondo album di Taroug (Tarek Zarroug), uscito il 27 marzo 2026. Un'opera ambient che esplora emozioni profonde, riflettendo esperienze personali e tradizioni familiari, con sonorità uniche che mescolano influenze arabiche e IDM. Richiede attenzione. Dieci dischi, spaziando tra free jazz, dream pop e techno. Artisti come Thundercat e Irreversible Entanglements offrono sonorità innovative, mentre il progetto di Radwan Ghazi Moumneh affronta temi geopolitici con urgenza e profondità emotiva. I Big Special partono alla grande con "Family Bones", mentre SLIFT e A Place to Bury Strangers continuano il viaggio sonoro. C'è anche un cambio di mood con Floating Points e i Death Cab for Cutie, fino ai ritmi hip-hop di Wu-Lu. I Cult of Dom Keller, con il loro album "Unholy Drum", esplorano una psiche sonora intensa e stratificata. La band di Nottingham fonde dinamiche e stili, riflettendo esperienze personali e sociali. Un lavoro coeso e audace, pronto a tracciare nuove direzioni musicali. "LP4" degli American Football segna il ritorno della band dopo sette anni, mescolando introspezione e malinconia. Le tracce esplorano il dolore e la bellezza dell'invecchiare, offrendo un viaggio emotivo ricco di sfumature e onestà, lasciando un'impronta profonda nell'ascoltatore. Negli ultimi giorni si è intensificata la campagna per l’LP dei Boards Of Canada, mentre vari artisti come Shed e Gilla Band presentano nuove tracce che esplorano l’elettronica e il rock, arricchendo il panorama musicale attuale. Loraine James presenta "Detached From The Rest Of You", un album che oscilla tra IDM e Glitch Pop, rivelando emozioni nuove e collaborazioni sorprendenti. Un'opera che sfida le convenzioni mantenendo l'autenticità e la vulnerabilità del suo genio creativo.

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