- Artista: Flying Moon in Space
- Titolo: Immer Für Immer
- Etichetta: Fuzz Club Records
- Durata: LP, 9 tracce, 35 minuti circa
- Paese: Leipzig, Germany
- Genere: Psychedelick Rock, Krautrock
- Tipologia: LP – Studio
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“Suonare insieme è come entrare in uno spazio dove tutti i principi fisici sono annullati. Non c’è tempo, non c’è gravità, non ci sono barriere“. Nella nostra recente intervista Henrik Rhode, chitarrista della band, ci aveva aperto le porte della band illustrando un modo di concepire la musica come mezzo di trasporto verso altri mondi, un aspetto che apprezziamo molto e che ci è vicino.
“Immer Für Immer” si manifesta come una massa sonora che prende forma con una gravità propria. La prima vibrazione stabilisce un ritmo interno, una pulsazione che attraversa lo spazio e lo rende più denso.
La musica avanza con continuità, senza esitazioni, come se ogni elemento fosse già parte di un organismo in movimento. La batteria procede con un passo deciso, il basso scorre come una corrente stabile, i synth aprono fenditure luminose che modificano la percezione dell’ambiente.
Le chitarre reagiscono con scatti nervosi, filamenti elettrici che si tendono e si rilasciano. Il disco cresce come una forma viva, respira, si espande, cambia densità. Ogni brano aggiunge un nuovo strato, una nuova temperatura, un nuovo tipo di movimento.
I testi, composti per gran parte dal singer Adam “Atom” Parks arrivano come frammenti. Non costruiscono una storia, ma una serie di immagini che emergono e si dissolvono con rapidità. In “Drifter” appare una presenza instabile, un’identità che scivola: “I’m outa here / I’m not here / I’m everywhere at once”.
“Barbarian“, la hit del disco, porta una voce antica, una stanchezza che attraversa i secoli: “10,000 years and we’re still the same”. In “We Come in Peace” tutto diventa un modo per parlare di ciò che condividiamo: “We feel pain / We feel love”.
“All That’s Love” lascia un’immagine sospesa, quasi atmosferica: “Fell right down / From a rain cloud”, “Again + Again“ riproduce un movimento mentale che non trova uscita: “In my head / Again and again”, “Where Are You” registra il corpo come un archivio emotivo: “Memory cold / Temper hot / I feel old”, “Each Moment of Your Past” apre una ferita più ampia, che riguarda tutto ciò che ci circonda: “Nature is crying for its home”.
Le parole funzionano come impulsi elettrici: brevi, precise, immediate. Il disco crea un ambiente che si muove con continuità. Non definisce un paesaggio, ma una zona di trasformazione costante.
La musica avanza, si allarga, cambia direzione senza perdere coerenza. Ogni brano è un corridoio che si estende, una stanza che si dilata, un pavimento che vibra sotto i piedi. La ripetizione diventa un metodo la trance diventa una condizione e la psichedelia diventa un modo di percepire il tempo. Alla fine resta una sensazione precisa: il disco ingloba chi lo ascolta, non richiede interpretazioni, richiede presenza.
È un luogo che continua a muoversi anche dopo la fine dell’ascolto, un luogo che rimane addosso come un odore, come un’eco, come un impulso che non si spegne.
I Flying Moon in Space hanno costruito un territorio sonoro che vive di tensione, di respiro, di movimento. Un territorio che forse non esiste materialmente, ma che si sublima nella loro musica.



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