Vai al contenuto
La Venticinquesima Ora

Contenuti Impulsivi di Musica Ascoltata!

  • Stereobar!La sezione internazionale!!!
  • Opinioni Non RichiesteOpinioni dello staff e racconti ei concerti.
    • Opinioni Non Richieste!
    • LP of The Week | AllTutti gli LP of The Week
    • LP of The Week | 2024
    • LP of The Week | 2025Tutti gli LP of The Week del 2025
    • LP of The Week | 2026
    • Comfort Zone
    • Ci siamo andati
    • Menu Degustazione
    • Hot Spot
    • Dischi DeludentiDischi Demmé o meno demmé
  • Music Discovery
    • Monthly Round Up
    • Weekly Round Up
    • Playlist Ever Green
    • In Loop
    • Song Of The DayUn brano al giorno scelto dalle pubblicazioni dal 2000 in poi. Non si ripete una band nel corso dell’anno, non si ripete il brano nel corso degli anni.
    • L’Ora FantasmaPlaylist tematiche a descrizione dell’autore!
  • On AirNew Music Friday, i consigli degli album appena pubblicati.
    • Release DayNew Music Friday, i consigli degli album appena pubblicati.
  • Talk To MeInterviste
  • The TOPLe classifiche
    • Classificami
    • Top 10 e 50 LP 2025
    • Top 10 2024
    • ZE TOP 😉 | 2023
  • Noi.
    • The Unkle
  • AOTYAlbum Of The Year profile.
  • Buy Me a CoffeeDonazioni
  • Cookie Policy
Cinque anni di giorni sempre più bui

Cinque anni di giorni sempre più bui

21 marzo 2026
giorgione72
  • Band: Arab Strap
  • Titolo: As Days Gets Dark
  • Etichetta: Rock Action Records
  • Uscita: 5 Marzo 2021
  • Genere: Indietronica, Chamber Pop, Post-Punk, Spoken Word
  • Durata: 47 minuti, 11 tracce
  • Tipologia: LP – Studio
  • Paese: Falkirk, UK

L’album di cui voglio parlare è uscito quasi cinque anni fa: uno di quei dischi che poi sono rimasti nella mia mente e al quale mi piace di tanto in tanto ritornare. Uno di quelli che ha saputo resistere al passare del tempo e che qualcuno piacerebbe definire come un nuovo classico.

Il disco in questione esce il 5 Marzo del 2021 per l’etichetta dei conterranei ed amici Mogwai: Rock Action. Si intitola “As Days Gets Dark” ed è il ritorno del duo scozzese formato da Malcolm Middleton ed Aidan Moffat, gli Arab Strap. Tornano dopo essersi “ritirati in pensione” dopo dieci anni di attività. Non senza lieve sarcasmo, così recita la copertina della compilation celebrativa “Ten years of tears”, uscita nel 2006 per la loro storica etichetta Chemical Underground. Ma infine, evidentemente, l’ispirazione e la magia sono tornate.

Credo di averlo già detto da altre parti che gli scozzesi son gente seria: se siete tra coloro che alla parola “reunion” mette mano alla fondina, allora rilassatevi ed abbracciate questo disco stilisticamente assolutamente “Arab Strap”. Infatti “As days gets dark” non solo è un disco che riprende pienamente il tema e l’estetica del duo, ma è forse uno dei più grandi album del duo di Falkirk. I temi sono quelli che ha sempre portato avanti la band ma lavorati con ancora maggior cura e saggezza. Probabilmente un’attitudine inevitabile data l’incipiente senescenza del duo. Di senescenza infatti, si parla, perché i giorni che diventano più scuri (così la traduzione letterale del titolo) non propriamente si riferiscono a quelli autunnali, ma anche e soprattutto, a quelli della vita nella sua interezza.

Ma veniamo all’album. “The Turning Of Our Bones” è la prima traccia nonché primo singolo: la riprova più evidente dell’atteggiamento di grande ispirazione del duo. Si comincia che con un riff tambureggiante che sembra voler evocare atmosfere da film della Hammer e delle liriche che ci introducono al brano:

Non me ne frega un cazzo del passato
I don’t give a fuck about the past
I nostri giorni di gloria sono passati
Our glory days gone by
Tutto ciò che mi interessa in questo momento
All I care about right now
È quel piccolo neo nella tua coscia
Is that wee mole inside your thigh

Insomma, il piano è chiaro. Non abbiamo a disposizione tutto il tempo che avremmo voluto, forse lo abbiam anche sprecato? Può essere. Ma ciò che ci interessa è il qui e l’adesso. Un “hic et nunc” che Aidan Moffat piace simbolizzare con un neo sulla coscia…

“Another Clockwork Day” è forse il brano più musicalmente “à la Arab Strap”: su un intimo ma avvolgente giro di chitarra di Malcolm Middleton e pochi altri strumenti, Aidan Moffat ci racconta il routinario momento di soddisfazione solitaria di un capo famiglia tramite vecchie immagini salvate su una memoria esterna. E con un colpo da maestro, tramite gli ultimi versi riesce anche a restituircene una sorta di poesia e romanticismo.

Un campione di giro di chitarra apre “Compersion Pt. 1”, scelto come secondo singolo dell’album, ha un andamento quasi synth pop. Come suggerisce il titolo si parla di rapporti di coppia che si aprono a nuove alternative e del poterne gioire insieme invece di abbandonarsi alla gelosia.

“Bluebird” può essere considerato un piccolo gioiellino pop ed un potenziale singolo mai pubblicato: il chorus di questa gemma nascosta non sfigurerebbe in ben più vendibili produzioni, se non fosse così chiaramente creata con il timbro del duo scozzese. Con un ritmo quasi dance ed una chitarra pulita ci parla del contatto tra due persone che sembrano avere una sorta di relazione ma che non si realizza se non online. Che quando infine diviene reale si trasforma in tragedia.

Una linea di basso pulsante ci introduce a “Kebabylon” che creando un’atmosfera notturna e minacciosa ci parla della vita di notte per strada restituendoci un senso di vuoto e di minaccia

Inseguendo i fantasmi dell’indiscrezione e della lussuria
Chasing down the ghosts of indiscretion and lust
Queste strade vuote e sporche sono il posto a cui appartengo
These empty, filthy streets are where I belong
Giù tra la diavoleria, giù nella polvere
Down among the devilry, down in the dust

Se lo ascoltate su vinile, avete appena girato sul lato b, che comincia con l’autoironica nonché occasione d’autoanalisi sin dal titolo “Tears on tour”. Qui Aidan si prende in giro e dice che come lavoro fa l’opposto del comico e che gira il mondo per far piangere la gente che lo va ad applaudire. Come geniale idea di marketing considera anche di vendere dei fazzoletti da naso con stampigliato il nome e le le date della band allo stand del merch. Non senza aver sottolineato quante lacrime abbia versato per poter arrivare a fare il suo lavoro dei sogni.

Un acuminatissimo riff di Middleton ed un arrangiamento particolarmente electro pop ci introduce ad un altro singolo che ha preceduto il lancio del disco: “Here comes Comus!”. Il brano ci mostra le molteplici tentazioni della notte, quelle a cui non si sa resistere, ammesso che le si voglia opporre resistenza. Comus è infatti una divinità greca che è dedita ai piaceri dionisiaci ed in particolare alla baldoria alcoolica.

Al centro del lato B c’è il brano che è davvero un gioiellino incredibile “Tales Of The Urban Fox”: con tanto di archi a sottolinearne la vicenda. Il brano mette sotto metafora favolistica il tema della migrazione e della totale mancanza di empatia. Tanto da ricordarmi i brani pop del miglior Edoardo Bennato.

“I Was Once A Weak Man” è un brano oscuro e sinuoso che esplora la mascolinità, la sessualità e l’invecchiamento. Qui Aidan Moffat riflette su come la libido e l’identità cambiano con l’età, mentre il protagonista del brano ripete gesti di quotidianità che ne sottolineano un’accettazione della perdita di virilità “tossica” a favore di una pace interiore più matura.

“Sleeper” è il racconto di un viaggio in un treno notturno che diventa un viaggio nella psiche. Della gentilezza e del disinteresse casuale che si possono incontrare. Dei pensieri che passano vedendo solo il proprio volto specchiarsi mentre si tenta di scorgere un paesaggio nel buio della notte. Un brano ipnotico e profondamente atmosferico.

Anche se “Sleeper” potrebbe essere un perfetto brano finale con il protagonista che scompare in un paesaggio sempre più solitario e buio, ecco che gli Arab Strap si e ci concedono un ulteriore traccia che fa da sorta di summa del disco: “Just Enough”

E basta poco per far male
And it’s just enough to hurt
Basta poco per lasciare il segno
It’s just enough to make its mark
Solo una mano da tenere mentre i giorni si fanno bui
Just a hand to hold as days get dark

Come a dire: la situazione è questa, ne abbiam discusso, ma ecco un ulteriore abbraccio, una pacca sulla spalla, un brano della staffa. Insomma, non la solita stanca reunion tanto per tirar su due spiccioli, ma un disco vivo, sincero, abrasivo e a fuoco. Un duo che ha ancora molto da dare e da dire e che non cerca di essere giovane. Anzi, consapevole ne abbraccia il decadimento fisico e morale con ironia e dignità.

Le selezioni dalle Opinioni Non Richieste 👇🏼

Condividi:

  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
  • Condividi su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
  • Condividi su Mastodon (Si apre in una nuova finestra) Mastodon
  • Condividi su Threads (Si apre in una nuova finestra) Threads
  • Condividi su Bluesky (Si apre in una nuova finestra) Bluesky
Mi piace Caricamento…

Scopri di più da La Venticinquesima Ora

Iscriviti alla peggior newsletter!


21 marzo 2026
Comfort Zone, Opinioni Non Richieste!
2021, 2026, Arab Strap, Rock Action Records

Lascia un commento Cancella risposta

WEEKLY RELEASE RADAR 👇🏼


IN LOOP 👇🏼

Album Of The Year

Facebook

Instagram

WhatsApp

Telegram

Disco d’Oro

Il nuovo album "Eternal Life No End" di Radwan Ghazi Moumneh e Frédéric D. Oberland, pubblicato da Constellation, affronta con profondità la crisi geopolitica nel sud-ovest asiatico. Attraverso una fusione di elettronica e strumenti acustici, trasmette un grido di dolore e speranza. Sette dischi di musica, tra Krautrock e elettronica, buttiamo un occhio ai rilasci di aprile. Mentre alcuni titoli brillano per originalità e intensità, altri si rivelano blandi e privi di appeal, quasi come un peso da sopportare. La musica di questa settimana è un mix tra artisti che tornano e altri che spuntano come funghetti! Samuel Baur, voce e chitarra della band, risponde in prima persona, ma con la voce collettiva della band e racconta un processo vivo, fatto di tentativi, di stanze di prova... Il nuovo EP dei Ladylike, "It's a Pleasure of Mine, to Know You're Fine", offre un'esperienza musicale matura e suggestiva, capace di trasmettere emozioni attraverso sonorità folk e post-rock. "Dark Sky Reservation" degli L.Y.R. è un'opera affascinante che esplora la tensione tra oscurità e luce. Con uno stile personale, trasmette una fragile speranza in un mondo complesso. Un ascolto coinvolgente! Questa settimana i Massive Attack sono i protagonisti — per la musica e per l'impegno, con Robert Del Naja arrestato alle proteste pro-Palestina. In playlist anche Clark, Tori Amos, Haunted Youth, MJ Cole & John Glacier e molti altri. 3 ore e 40 di musica da non perdere. Jaguar Sun, il cui stile è perfettamente collegato alla sua arte. L’estetica dei suoi look, t-shirt dalle grafiche molto semplici e astratte... Fondamentalmente, hanno ancora un sacco di cose da insegnarmi su come si dice la verità senza concedere troppi sconti.

Designed with WordPress & LaXXVOra® – 2026

  • Commenta
  • Ripubblica
  • Abbonati Abbonato
    • La Venticinquesima Ora
    • Unisciti ad altri 41 abbonati
    • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
    • La Venticinquesima Ora
    • Abbonati Abbonato
    • Registrati
    • Accedi
    • Copia shortlink
    • Segnala questo contenuto
    • Visualizza articolo nel Reader
    • Gestisci gli abbonamenti
    • Riduci la barra
%d