- Band: Coil – (Balance + Christopherson)
- Titolo: Backwards
- Etichetta: Cold Spring Records
- Uscita: 2015 (prodotto metà anni ’90)
- Genere: Industrial, Experimental, Electronic
- Durata: 65 minuti, 12 tracce
- Tipologia: LP – Studio
- Paese: UK
Per comprendere appieno la genesi di un disco come “Backwards“, è necessario ripercorrere le tappe fondamentali del collettivo che lo ha generato. I Coil nascono a Londra nel 1983 come progetto solista di John Balance, inizialmente concepito come una costola dei Psychic TV. Tuttavia, è nel 1984 che il progetto si trasforma in un vero e proprio gruppo grazie al sodalizio artistico con Peter “Sleazy” Christopherson, già figura chiave dei Throbbing Gristle e tra i fondatori dei Psychic TV.
La parabola della band si è interrotta bruscamente a causa della tragica scomparsa di John Balance (1962–2004), morto in un incidente domestico il 13 novembre 2004. In seguito a questo evento, Christopherson dichiarò che, senza Balance, il percorso dei Coil non sarebbe potuto proseguire. Peter Christopherson è poi venuto a mancare il 25 novembre 2010 all’età di 55 anni, lasciando un’eredità sonora e lavori come ad esempio “Backwards” che continuano a testimoniare un importante contributo allo sviluppo artistico musicale.
Non c’è maggior consapevolezza della grandezza di un album di quando ascoltandolo a decine di anni di distanza non sei in grado di datarlo veramente, scritto oggi? No a metà anni ’90… Emozionante.
I Coil mi hanno dato un punto di riferimento su come riflettere rispetto ad un disco che sembra suonare originale oggi, alzando la testa e lo sguardo, forse non è poi così per molti o certamente non così spesso.
Disco pensato come seguito di “Love’s Secrets Domain” del 1991, non ebbe mai luce se non nel 2008 per una versione remixata dal titolo “The New Backwards” che però ebbe una limitata pubblicazione. Danny Hyde, ex-collaboratore dei Coil che ha co-scritto gran parte del disco, ne ha autorizzato l’uscita per l’etichetta britannica Cold Spring nel 2015, e l’attesa ne valse indiscutibilmente la pena.
Oggi viene ristampato col suo titolo originale e quindi proviamo brevemente a parlarne.
Sebbene sia un “Coil d’annata” che fungeva da punto d’incontro tra le acidità di “Love’s Secret Domain” (1991) e le mistiche, celestiali rivelazioni di “Musick to Play in the Dark” (1999), il disco ha un suo carattere dominante. Suona minaccioso, commovente e profondo come pochi dischi, passando dai toni demoniaci di “Be Careful What You Wish For” a quelli poetici di “Paint Me as a Dead Soul“.
I Coil suonano caotici e quasi posseduti nel pezzo duro come il metallo “Fire of the Green Dragon“, mentre in “AYOR (It’s In My Blood)” manipolano urla infernali su una pulsazione techno costante e martellante. Il brano più lungo dell’album, “Heaven’s Blade“, fonde dei breakbeat galoppanti con violini e testi che parlano di “sangue sul sole”. Molte di queste tracce, inclusa la sempre straziante “A Cold Cell“, sono apparse anche in forma remixata in una pubblicazione del 2005 dal titolo “The Ape of Naples”, ma discutere su quale versione sia le migliore è veramente tempo perso, tutte splendide.
“Backwards” è avanguardista, brillante ma anche commovente quanto i migliori lavori dei Coil, ascoltarlo oggi è tanto moderno quanto gli anni che possiede, straconsigliato per chi vuole avere in discografia un pezzo di storia della musica.
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