- Artista: The Orielles
- Titolo: Only You Left
- Etichetta: Heavetly Recordings
- Durata: LP, 11 tracce, 44 minuti circa
- Paese: Manchester, UK
- Genere: Indie Pop, Alternative Pop, Experimental Pop
- Tipologia: LP – Studio
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- AOTY
Quarto LP per questo progetto che dal 2018 si pronuncia sulle scene alternative del pop inglese con raffinatezza e ricercatezza.
Il disco è stato presentato al pubblico come la “chiusura di un cerchio”. Una sorta di ritorno verso le strutture indie-centriche del debutto “Silver Dollar Moment” (2018), quasi volessero chiedere scusa per le derive sperimentali e i minutaggi schizofrenici — parliamo di frammenti da 50 secondi accostati a suite da otto minuti — del precedente “Tableau” – che ho sempre apprezzato!
Il punto, però, è che “Only You Left “non è affatto un ritorno all’ordine, quanto piuttosto un esperimento di compartimentazione. Il disco vive di una binarietà. C’è questo contrasto tattile che non si limita a stare nei titoli dei brani, ma ne infetta il DNA compositivo: da una parte l’organico, l’armonia che si srotola pigra; dall’altra la frizione metallica, l’asprezza, quella densità atmosferica che sembra quasi claustrofobica.
Il momento in cui la faccenda si fa davvero interessante — intendo quel tipo di interesse che ti costringe a riavvolgere il nastro per capire se hai sentito bene — è quando questi due motivi collidono frontalmente. Prendi “Shadow Of You Appears” in cui ci sono questi archi che fendono l’aria con violenza portando la tensione fino al punto di snervamento elastico (come quando tiri l’elastico quasi fino a spezzarsi), finché un attacco di chitarra ti afferra per la collottola riportandoti indietro dal baratro.
Oppure “Tears Are,” dove il sussurro etereo di Esmé Hand-Halford, una roba che suona come un respiro filtrato attraverso il cotone, cozza contro riff melmosi che poi, senza preavviso, espirano in una chitarra acustica dal calore bucolico un po fastidioso.
Tuttavia — e qui c’è il “però” che impedisce al disco di essere TOP — nell’ultimo terzo dell’album la struttura inizia a mostrare segni di cedimento. I legami, già di per sé piuttosto lassi, si allentano del tutto. Le tracce finali iniziano a dilatarsi, diventando curiosamente slegate. Quindi, il famoso cerchio si è chiuso? La risposta breve è: No. Ma d’altronde, gli Orielles non sono mai stati tipi da forme geometriche concise o rassicuranti. È tutto molto più magmatico di così.
Il mio preferito rimane ancora “Tableau” ma questo disco risulta comunque una buona prova.



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