- Band: Jaguar Sun
- Titolo: Daisy
- Etichetta: Born Losers Records
- Uscita: 27 Marzo 2026
- Genere:
- Durata: 29 minuti, 11 tracce
- Tipologia: LP – Studio
- Paese: Australia, Canada (now)
Il terzo album del cantautore australiano Jaguar Sun è un covo di dolcezza innocente e spontanea, che viene dal cuore e rappresenta il sentimento nel modo più puro.
A partire dalla copertina, la foto di un cane su un molo, è in piedi sulle zampe, la lingua fuori, le orecchie basse e gli occhi chiusi. Già la copertina è la raffigurazione di un momento sincero, come se dopo una corsa insieme il padrone si fosse fermato su questo molo molto vicino all’acqua e avesse fotografato il suo amico in un momento simpatico, spensierato e innocente. Lo stesso tipo di artwork era stato adottato per il suo primo lavoro, “This EmptyTown” del 2020, dove c’era invece raffigurato un gatto in un contesto altrettanto quotidiano.
Tutto questo per introdurre l’elaborato e il personaggio di Jaguar Sun, il cui stile è perfettamente collegato alla sua arte. L’estetica dei suoi look, t-shirt dalle grafiche molto semplici e astratte, ma con colori decisi e allegri, una chitarra Jaguar, appunto, e un cappellino con la visiera morbido.
Parlando invece della sua musica, le sue canzoni riescono a creare come una leggera brezza che porta l’ascoltatore via con sé, lontano da ogni cosa possa alterare la sua serenità d’animo, arpeggi delicati ma che si fanno carico di tutto il brano, la sua voce che suona lontana come un messaggio sussurrato e tramandato nel vento e ad alternanza synth o leggere percussioni per sostenere la struttura dei brani.
“Daisy” è un album che esplora i temi della crescita e dei rapporti di amicizia che si creano, di come un amico arrivi in modo quasi casuale, ma come la sua permanenza diventi più che necessaria. Nonostante le canzoni mantengano una struttura simile tra di loro, il prodotto non risulta affatto ripetitivo, ma funge proprio ad entrare in una dimensione asettica da ciò che è esterno e a concentrarsi solamente sui propri pensieri. Il disco dura 29 minuti e personalmente ho trovato che fossero pochi, la formula che ha trovato funziona e alle mie orecchie questo disco non stanca, esattamente come successo con il precedente.
Legandomi a questo aspetto, ho notato che molti dei brani si sono chiusi quasi di colpo, senza dargli una chiusura, avrei apprezzato di più se avessero avuto una fine eterea e soave come sono i toni di tutto il disco. Ho apprezzato molto i brani iniziali che adottano un ritmo più deciso rispetto ai lavori precedenti, pur mantenendo una caratura molto indie, in particolare “No Turning” “It Takes Time” e “My Friend”, forse i brani migliori dell’album.
In conclusione l’album raggiunge le nuvole e si presta perfettamente sia ad un ascolto attento dei bellissimi testi, ma anche ad essere utilizzato come “sottofondo” per una passeggiata di riflessione.
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