Krautrock che si emancipa dal progetto Beak>, elettronica violeta, prost-punk un po stantio, e mascherate che scompariranno bruciati dalle mode veloci dei social, oggi abbiamo sette dischi usciti tutti agli inizi di Aprile e che oggi vi riassumiamo a nostro modo.
Sette pubblicazioni, una blu, tre verdi, due gialle e una nera, questa la sintesi in numeri…
Sotto i dischi consigliati e meno consigliati di questo On Air! [On AOTY]
Piacevole si, nulla di clamoroso, buono per l’ascolto in automobile. Non mantengono la tensione dei primi due pezzi mollando troppo presto. 30 minuti facili senza pretese.
Autore/Band
33
Titolo
Tripolar
Etichetta
Haunter Records
Genere/Stile
Art Rock, Experimental, Electronic
Release del
03 aprile 2026
Una potenza distruttiva lenta e inesorabile, tra Industrial e Death Grips strabordanti di steroidi, provocazioni sperimentali, passaggi assurdi da urla a un dolce pianoforte, questo progetto ti porta quasi al limite. Mancano solo le voci mistiche ai modi di Lingua Ignota… a no ci sono anche quelle. Tetro, un incrocio distorto tra Trip-Hop e decostruzione hyperdub, con intrusioni devastanti di beat violenti. Pensi di poter mettere insieme molte cose e qualcuno lo fa e ci riesce.
Autore/Band
Billy Fuller
Titolo
Fragments
Etichetta
Invada Records
Genere/Stile
Electronic, Kraut Rock
Release del
03 aprile 2026
I suoi giochi Krauti d’ispirazione Cluster, NEU, Harmonia proseguono anche lontano dai Beak>. Un album di esprimenti, di giochi sonori tra LoFi elettronico e movimenti robotici, sempre attento a non esagerare e a non sembrare obsoleto.
Autore/Band
Eraserhead
Titolo
Violence
Etichetta
Love Love Records
Genere/Stile
Electronic, Breackcore, IDM
Release del
03 aprile 2026
Un disco dalle forti venature industrial, dove il breakcore si scorge in 3 pezzi come Monolith, una produzione hyper beat, dove il titolo è anche suono nell’80% delle tracce. Un disco co-prodotto da gente tosta come Om-Unit. La techno è mixata a volte con uno screamo che sa di puro sfogo catartico. Un discone notturno per un club undeground dall’immaginario di Strange Days del 1999.
Autore/Band
L.Y.R.
Titolo
Dark Sky Reservation
Etichetta
Real World Records
Genere/Stile
Indie Pop, Indie Rock, Spoken Word
Release del
03 aprile 2026
Dark Sky Reservation è il terzo disco degli L.Y.R. Il progetto costringe concetti cosmici dentro scenari quotidiani banali, su architetture sonore lente e ipnotiche, ossessivamente stratificate, che scivolano via senza mai concludersi davvero. Walters canta con leggerezza incorporea, Armitage recita con presenza terrena: insieme impediscono all’insieme di evaporare nella vaghezza. Il rischio con spoken word più elettronica più songwriting melodico è diventare ornamentali — belli da lontano, vuoti da vicino. Il disco evita la trappola non con grazia, ma con coerenza: immagini ricorrenti, pioggia, luce artificiale, cieli aperti, costruiscono un’atmosfera che regge gli ascolti ripetuti. Non è un disco cupo: è cupo come un cielo stellato, dove l’oscurità è presupposto, non soggetto. A dieci anni dalla formazione, gli L.Y.R. hanno fatto pace con la propria inclassificabilità — art-pop, spoken word, ambient, tutto insieme — trasformando quella contraddizione nella loro cosa più interessante. In un’epoca che esige identità nette, saperci stare è già resistenza.
Autore/Band
Holy Fuck
Titolo
Event Beat
Etichetta
Satellite Services
Genere/Stile
Neo-Psychedelia, Post-Rock, Krautrock
Release del
03 aprile 2026
Buona partenza per questo “Event Beat” che ahimè si spegne dopo i primi 4 brani, cercando un clima psichedelico che spesso risulta un po troppo medioso ed esempio in “Gold Flakes”. Si riprendono con “Aerosol” ma rimane solo un momento che alza il livello medio senza particolari picchi. Ci provano ad essere più incisivi in “Diamond” ma senza brilare.
Autore/Band
Angine de Poitrine
Titolo
Vol. II
Etichetta
SELF LABEL
Genere/Stile
Psychedelic Rock, Math Rock
Release del
03 aprile 2026
Khn e Klek, mascherati da improbabili cartoni animati, sembrano voler emulare l’idea dei Gorillaz senza averne l’originalità. Il progetto Angina Pectoris è, purtroppo, un nome profetico: l’ascolto provoca un fastidio fisico dettato dall’inutilità. Nonostante l’uso di chitarre microtonali autocostruite e una discreta tecnica manuale, “Vol. II” si rivela un esercizio didascalico di 36 minuti privo di vera composizione. Tolti i costumi ridicoli, resta solo un vuoto creativo. Un progetto che vive di hype visivo ma che, musicalmente, non lascia nulla se non la voglia di vederli sparire presto dalle scene.
Lascia un commento