- Band: Crash Course in Science
- Titolo: Signals from Pier Thirteen
- Etichetta: Dark Entries Records
- Uscita: 1981
- Genere: Minimal Synth, EBM, Minimal Wave
- Durata: 11 minuti, 4 tracce
- Tipologia: EP – Studio
- Paese: Philadelphia, USA
No non l’ho scoperto a 10 anni… Ci sono voluti parecchi anni fino a quando la Dark Entries lo ristampò nel 2014, quando ormai avevano seminato ed era cresciuto un rigoglioso campo fiorito di meraviglie elettro-rave-techno-clash e ancora oggi sembra essere fonte di ispirazione.
Ma chi cavolo sono questi Crash Course in Science? Beh loro si chiamano Michael Zodorozny, Mallory Yago, Dale Feliciello, si formarono nel 1979 in quel di Philadelphia e iniziarono ad ottenere un discreto interese poi, tutto svanì nel nulla. Registrarono un album nel 1981 ma che non venne mai pubblicato e da li in poi la scomparsa.
Quindi fino al 2011, l’unico esemplare era questo EP “Signals from Pier Thirteen” del 1981, e una serie di comparizioni in compilation varie piuttosto che dal vivo. Nello stesso anno (l’81) registrarono l’LP “Near Marineland” ma che non ebbe luce fino al 2011. Una strana combinazione e allineamento planetario in quell’anno i tre tornarono in gioco dando alla luce la ristampa di “Signals from Pier Thirteen” e “Situational Awareness” nel 2014. Fu l’uscita in digitale di “Signals from Pier Thirteen” che fece smuovere le acque.
I nostri tre punk dalla vena elettronica e sperimentale, davano alla luce esibizioni e brani in cui anche la percussione di oggetti comuni, una volta campionati, diventavano parte delle composizioni. Questa combinazione tra noise, elettronica e punk alimentò la scena electro-clash del periodo e se ascolterai questo EP e poi magari ti farai un giro sul recente “URGH” dei Mandy, Indiana forse riuscirai a trovare qualche link. Se esiste questo link è una delle domanda che vorrei fare alla band di Manchester della Caulfield.
Quattro tracce quindi, 11 minuti brillanti che con un approccio Punk per intensità, rapidità e un sano anarchismo ci regalano “Cardboard Lamb” in cui rumori campionati fanno da trama ritmica insieme al robotismo sintetico e alla voce di Mallory Yago. Che ci farà un agnello di cartone su un treno? Quel treno evocato proprio dal movimento motorik che è in tutto l’EP.
“Crashing Song” si spinge in un territorio più noise, il treno sembra avanzare sempre più prepotentemente tra scariche e sbuffi elettrici. “Flying Turn” è la punta d’eccellenza dell’EP in cui non potrete non scorgere l’impostazione del cantato di Valentine Caulfield con quello di Mallory Yago, inoltre di nuovo il noise rumoristico appoggiato alla cadenza robotica della ritmica e della voce trasmettono anche tutta la vena dance-punk del trio.
L’ultimo pezzo “Factory Forehead” più accelerato, in cui permane sempre quel “rumore”, è disturbante un po come il testo che ti lascia nell’incertezza e il dubbio su cosa sia accaduto in quella fabbrica. Potente e violento ma non minaccioso, ti lascia una via di fuga…
Oltre al “link” con i Mandy, Indiana così lontano nel tempo e a posteriori, è ancora più evidente con un pezzone del 1978 (quindi precedente), il famoso “Warm Leatherette” dei The Normal che probabilmente ha cambiato o quanto meno potentemente influenzato molta musica successiva. L’electro-clash sia grazie a questo EP come altri attori della scena anni ’80 ebbero un ritrovato esponente a inizio anni 2000 con gli ADULT. con quel discone di “Resuscitation“.
Cicli e ricicli, degli stili della musica, entusiasmanti ritorni sebbene rinnovati, inkulo a tutti coloro che “la musica di una volta era meglio” ma non si chiedono mai di QUALE VOLTA, perché c’è sempre un prima…



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