Il duo Overmono composto dai fratelli gallesi Tom e Ed Russell, sono in copertina col loro UK-Bass potente. Fink rilascia un pezzo che rispecchia il suo più classico arpeggiato circolare “I Buried All The Answers“, riappaiono anche gli i texani Sharewater con “More And More” col loro post-rock raffinato.
I Modest Mouse tornano con “Third Side of the Moon“, Isaac Brock, voce e anima del gruppo, ha attraversato crisi esistenziali, divorzi artistici e silenzi lunghissimi, ma ogni volta riemerge con quella ruvidezza inconfondibile che ha fatto la fortuna di “Float On”. Sulla stessa frequenza ci sono gli Allah-Las, losangelini innamorati del surf rock anni Sessanta rimescolato con la polvere di deserto. I Blood Red Shoes, duo di Brighton composto da Laura-Mary Carter e Steven Ansell, chiudono il tris con “DEAD AIR“: due persone, tanta adrenalina, zero compromessi. Shearwater porta invece la firma di Jonathan Meiburg — ornitologo di professione, musicista per vocazione — e “More and More” è art rock di rara eleganza, il tipo di canzone che ti fa sentire più intelligente solo ad ascoltarla 😉.
Se cerchi qualcosa di più raccolto, Kevin Morby e la sua “100,000” è folk americano ai confini della psichedelia di Kansas City. Morby ha suonato con i Woods e ha vissuto come se stesse dentro un romanzo di Kerouac. I Mountain Goats di John Darnielle non si smentiscono: il titolo “Charlie Sheen Reaches Out to the Feds”, Darnielle è uno dei cantautori più prolifici e letterari dell’indie americano, con oltre venti album all’attivo e una passione dichiarata per il wrestling professionistico.
Cerebrale e chirurgico è Speedy J, veterano olandese della techno industriale: “Trippy135/Phase 0” è un ingranaggio perfettamente oliato. Yussef Dayes porta invece il jazz britannico in territori cosmici con “Chi Ave/A Love Letter To Salvador” — batterista prodigioso, figlio d’arte, capace di far sembrare il ritmo una forma di meditazione.
Menzione speciale per i Calibro 35: collettivo milanese che saccheggia la library music italiana degli anni Settanta e la reinventa con ironia e precisione. Riots è il tipo di brano che fa venire voglia di aprire i titoli di testa di un film che non esiste. Chiude Genesis Owusu con “BIG DOG”: australiano di origini ghaneesi, funk, soul e post-punk mescolati come in una jam session cosmica senza rete di sicurezza.
Tre ore e Buona settimana.





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