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Talk 2 Me – PARLOR WALLS

Talk 2 Me – PARLOR WALLS

22 Maggio 2026
fulviusmusicus

  • Band: Parlor Walls
  • Titolo: Big Crystal Dreams
  • Etichetta: Famous Swords
  • Genere/Stile: Post-Punk, Art Rock
  • Paese: USA, Brooklyn
  • Uscita: 03 aprile 2026

I Parlor Walls arrivano da Brooklyn e da più di dieci anni portano avanti un progetto che vive nella frizione.

Alyse Lamb e Chris Mulligan funzionano come due forze opposte che hanno deciso di non smettere di incontrarsi. Lei cerca struttura, forma, definizione. Lui segue l’impulso, il gesto libero, l’intuizione del momento. Una dialettica costante, a tratti scomoda, sempre produttiva. È da questo equilibrio instabile che nasce Big Crystal Dreams: un disco costruito su disciplina, curiosità e una fisicità che percorre ogni brano come una corrente sotterranea.

Il loro suono è corporeo, nel senso letterale della parola, colpi, respiri, vibrazioni che sembrano provenire da uno spazio reale, palpabile. Musica che trova la sua forma più vera nel live, dove i pezzi si allungano, si deformano, diventano altro da sé. La dimensione performativa non è un’appendice del disco: è il luogo in cui la loro relazione creativa si manifesta con più chiarezza, più urgenza.

A questa energia si affianca un bisogno altrettanto forte di concretezza, musicassette disegnate a mano, oggetti fisici che diventano gesti di gratitudine verso chi ascolta. Non nostalgia analogica, ma un modo diretto — quasi tattile — di costruire relazione.

“Big Crystal Dreams” nasce da tutto questo, dal dialogo continuo tra due persone che si trovano attraverso il corpo, la cura e la tensione creativa che le tiene insieme.

La nostra chiacchierata con Alyse e Chris è stata diretta e generosa — una conversazione che tocca il loro modo di essere band, e soprattutto il loro modo di essere umani.


Intervista

Qual è stata l’immagine o la sensazione iniziale che ha dato forma al progetto che ha portato a Big Crystal Dreams?

Tutto è iniziato dall’idea di semplificare il nostro live set. Volevamo eliminare tutto l’eccesso e centrare la maggior parte del set sul suonare la batteria dal vivo su un arpeggiatore di basso. Avevamo frammenti di brani sparsi e abbiamo iniziato a processare tutto attraverso questa lente. Dopo un anno a scolpire questo approccio dal vivo, è emerso un album.

Il vostro suono unisce tensione, fragilità, improvvisazione e struttura. Come nasce l’equilibrio tra questi elementi quando componete insieme?

Alyse: Credo davvero che io e Chris creiamo la frizione più perfetta. Chris ama improvvisare e suonare liberamente, io ho bisogno di struttura e la mia mente va sempre a: “come può diventare una canzone?”. Questi due metodi di scrittura creano una frizione palpabile che esiste dal 2014, quando abbiamo iniziato. A volte è fastidioso, ma alla fine ci completiamo. Io amo scrivere testi e rifinire melodie; Chris può stare ore a creare il suono di synth più assurdo che poi si incastra magnificamente nel tutto. Entrambi valorizziamo molto il gioco di spinta/trazione e tensione/rilascio: crea dinamiche bellissime e atmosfere stratificate.

Chris: Componiamo in modi molto diversi. Alyse lo fa a casa, principalmente con laptop e sampler. Ha scritto “Crocodiles” così, ed era praticamente definita prima ancora che provassimo a suonarla. Io preferisco improvvisare insieme in sala prove finché non emergono idee. Forse sono proprio questi approcci opposti a creare quel push and pull.

L’album ha una forte dimensione fisica: colpi, respiri, vibrazioni, rumori che sembrano provenire da uno spazio reale. Come lavorate sull’aspetto corporeo del suono?

Alyse: Siamo entrambi performer molto viscerali, Chris fa trenta cose dietro la batteria e io adoro esplodere in mille pezzi sul palco. La musica riflette questo: è fisica e combustibile, ma sempre radicata nella vulnerabilità. Le canzoni spesso cambiano e si evolvono ogni volta che le suoniamo dal vivo. Quindi qualcosa che senti su un album può suonare completamente diverso sul palco. Amiamo esplorare e allungare i brani in un contesto live.

Chris: L’idea era usare elementi elettronici, ma farli suonare come se provenissero da una stanza reale. Volevamo anche che ci fosse molto spazio. Speriamo di dire di più attraverso la sottrazione che riempiendo ogni buco con qualcosa.

Le vostre voci si intrecciano come due linee che non cercano mai di dominarsi. Come costruite questo dialogo vocale e cosa rappresenta per voi?

Alyse: Da bambina ero ossessionata dalle cantanti, Whitney Houston, Janet Jackson, Madonna; poi più avanti ho scoperto le urla di PJ Harvey e Courtney Love. Non sono la cantante migliore, ma trasmetto emozioni delicate e urla incendiarie a modo mio, in modo onesto e strano.

Chris: Molto di questo nasce dal comunicare ogni giorno al di fuori della musica. Fare scelte che elevano l’altro. Credo che la musica rappresenti tutto: dai nostri litigi al nostro amore condiviso.

Big Crystal Dreams ha un’energia cinematografica, come se ogni traccia fosse una scena. C’è un filo narrativo che attraversa l’album, o lo vedete come una serie di visioni autonome?

Alyse: Ogni canzone è come guardare l’acqua che sbatte dentro una pentola, bolle, bolle, bolle e poi esplode ovunque.

Chris: Dal punto di vista strumentale è tutto vagamente connesso. Sono nati come pezzi autonomi, ma alla fine si sono incastrati tutti insieme in base al colore.

L’album è appena uscito. Come state vivendo questo momento e che tipo di reazioni state ricevendo?

Alyse: Siamo felicissimi di averlo finalmente nel mondo. Abbiamo creato copertine di cassette disegnate a mano, e le vendiamo solo ai concerti. La gente le ama. È dolce creare qualcosa con le proprie mani che le persone possono tenere.

Chris: Abbiamo suonato il release show all’Union Pool, molti amici sono venuti ed è stata una serata bellissima. Era tutto ciò che volevamo, quindi siamo felici.

La vostra musica sembra attingere da noise, jazz, post‑punk e performance art. Quali influenze, musicali e non, sentite più vicine al vostro lavoro in questo momento?

Alyse: Passo molto tempo al The Brick Theater, uno spazio di teatro sperimentale a Brooklyn. Gli artisti e i performer che passano di lì sono una fonte infinita di ispirazione. Ce ne sono tantissimi, ma cito JoyBoy, Hillary Gao, Hannah Kallenbach, Meaghan Robichaud, Suz Murray, Das Besties, Leonie Bell, Isa Spector. E sono totalmente innamorata di Alex Tatarsky: andate a uno dei loro spettacoli.

Chris: La semplicità della combinazione batteria + sintetizzatore dei Silver Apples è sempre stata qualcosa che tenevo in mente.

Intervista integrale in inglese (Q&A) 🇺🇸

What was the initial image or sensation that shaped the project leading to Big Crystal Dreams?

Everything started with the idea of simplifying our live set. We wanted to cut out all the excess and center most of it around playing live drums to a bass arpeggiator. We had bits of songs laying around and started to process everything through this lens. After a year of sculpting this live, an album emerged.

Your sound brings together tension, fragility, improvisation, and structure. How does the balance between these elements emerge when you compose together?

Alyse: I truly believe Chris and I create the most perfect friction. Chris loves to improvise and play freely, I crave structure and my brain always goes to, “how can this be a song?”. These two songwriting methods create a sort of palpable friction that has been present since 2014 when we started. At times it’s really annoying, but ultimately we fill each other’s cups. In other areas, I love writing lyrics, I love refining melodies; Chris can sit for hours creating the gnarliest synth sound that fits so magnificently into the fold. We both really value the push/pull and tension/release of it all, it creates such beautiful dynamics and fully layered moods.

Chris: We compose in very different ways. Alyse does it at home on her laptop and sampler mainly. She did “Crocodiles” this way and it was pretty set before we even tried to play it. I prefer to improvise in the rehearsal space together until ideas emerge. Perhaps these opposite approaches give it that push and pull.

The album has a strong physical dimension: hits, breaths, vibrations, noises that feel as if they come from a real space. How do you work on the bodily aspect of sound?

Alyse: We’re both very visceral performers — Chris is doing thirty things behind his drums and I love exploding into a million pieces on stage. The music reflects that — it’s physical and combustible but always rooted in vulnerability. Songs also often change and progress the number of times we play them live. So something you hear on an album can sound completely different on stage. We love to explore and stretch in a live setting.

Chris: The idea was to use electronic elements, but make sure they sounded like they were coming from a real room. We also wanted things to have a lot of space. We are hoping to say more with restraint than to fill each hole with something extra.

Your voices intertwine like two lines that never try to dominate each other. How do you build this vocal dialogue, and what does it represent for you?

Alyse: As a young kid I was sooooo drawn to singers — Whitney Houston, Janet Jackson, Madonna; then later on discovering the screams of PJ Harvey and Courtney Love… totally obsessed. I’m not the greatest singer, but I convey delicate emotion and fiery wails in my own honest & weird way.

Chris: Most of this comes from communicating everyday outside of playing music. Making choices that elevate each other. I think the music represents everything from our fights to our shared love.

Big Crystal Dreams carries a cinematic energy, as if each track were a scene. Is there a narrative thread running through the album, or do you see it more as a series of autonomous visions?

Alyse: Each song is like watching water slosh around in a pot, boiling, boiling, boiling — then exploding all over.

Chris: From an instrumental standpoint it is all loosely connected. They started out as standalone pieces but eventually all fit together based on color.

The album has just been released. How are you experiencing this moment, and what kind of reactions have been coming your way?

Alyse: We’re so happy to have it swimming in the world. We created custom hand-drawn cassette covers, and we’re only selling them at shows. People are loving that. It feels sweet to create something with your hands that people can hold.

Chris: We played our release show at Union Pool and a lot of friends came and we had a great night. That is all we wanted to do so we are happy.

Your music seems to draw from noise, jazz, post‑punk, and performance art. Which influences, musical and non‑musical, feel closest to your work at the moment?

Alyse: I spend a lot of time at The Brick Theater, an experimental theater space in Brooklyn, NY. The performance artists & theater makers that come through are endlessly inspiring. So many to name but I’ll shout to JoyBoy, Hillary Gao, Hannah Kallenbach, Meaghan Robichaud, Suz Murray, Das Besties, Leonie Bell, Isa Spector… I’m also totally in love with Alex Tatarsky, please go to one of their shows.

Chris: The simplicity of the drums and synthesizer combo in Silver Apples was always something I kept in the back of my head.


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2026, Famous Swords, Interview, Intervista, Parlor Walls, Post-Rock

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I Parlor Walls, provenienti da Brooklyn, presentano il loro album "Big Crystal Dreams", frutto di un equilibrio creativo tra struttura e improvvisazione. L'opera esplora la corporeità del suono, evidenziando tensione e vulnerabilità. Il duo gallese Overmono e artisti come Fink, Modest Mouse e Sharewater offrono brani che riflettono una ricca varietà di generi musicali, eccoti una discovery per la settimana. Ma chi cavolo sono questi Crash Course in Science? L'album "Something Worth Waiting For" dei Friko segna una transizione verso un indie rock più diretto e potente, esplorando il cambiamento e l'identità con emozioni sincere. Un'evoluzione affascinante, ricca di energia e riflessione profonda. Dieci album recenti, tra magia e noia, dove Neurosis risorgono e Ladytron evocano nostalgia. Alcuni artisti brillano, altri dormono sul lavoro. La musica: un colpo al cuore o un buon caffè? Aprile – La sintesi in playlist Un compleanno scoppiettante per Endriu! Playlist da urlo con artisti che spaziano da Lukas Frank a Father John Misty. Attenzione: potresti scoprire talenti che fanno cantare anche i gatti! La nostalgia è una presenza costante, ma non ha nulla di decorativo. È un materiale vivo, legato a luoghi reali. Il nuovo album di Manuela, "Ultraviolet", esplora il linguaggio delle emozioni invisibili attraverso melodie eteree, riflettendo la fragilità dell’esperienza umana. Un'opera intima, sostenuta da Lost Map Records.

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