- Band: Loraine James
- Titolo: Detached From The Rest Of You
- Etichetta: Hyperdub
- Durata: LP, 12 tracce, 44 minuti circa
- Paese: UK, Londra
- Genere: IDM, Glitch Pop
- Tipologia: LP – Studio
- Uscita: 8 Maggio 2026
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- AOTY
C’è qualcosa di paradossale nella carriera di Loraine James, più lavora, più sembra celarsi dietro una quinta della scena IDM UK. Da oltre un decennio, la producer londinese sforna dischi che farebbero girare la testa a chiunque abbia un minimo di curiosità per l’elettronica. Dalla techno “acquarellata” (cit. Luke Cartledge), all’ambient rarefatto, i beat che cambiano come le forme delle nuvole; eppure continua a muoversi ai margini del grande riconoscimento internazionale, in quello spazio scomodo tra il culto e la consacrazione. Aggiungi anche il progetto ambient Whatever the Weather, un cv che sulla carta dovrebbe bastare per riempire festival da migliaia di persone. E invece James resta lì, preziosa e un po’ schiva, come un disco che non tutti trovano ma che chi trova non smette più di ascoltare.
“Detached from the Rest of You” non cambia questa dinamica, ma la sposta. James lo ha definito, con una punta di sarcasmo, il suo “album IDM pop star” e in effetti qualcosa si muove verso la luce: ci sono più emozioni dichiarate invece di sussurrate, meno anfratti dove nascondersi. Per un’artista che ha sempre fatto dello stare in secondo piano una poetica, suona quasi come una dichiarazione d’intenti. Ma James è troppo intelligente per fare davvero un disco pop, e troppo onesta con sé stessa per fingere di provarci sul serio.
Il risultato è il suo lavoro più immediato fino a oggi, senza però rinunciare a nulla di ciò che la rende riconoscibile. “A Long Distance Call“, che apre il disco, è James nella sua versione più classica: glitch sintetici, campioni modulati, una voce impalpabile che si insinua tra i beat come aria tra le tapparelle. Poi l’album comincia ad aprirsi, e lo fa attraverso una serie di featuring che sono veri e propri colpi di teatro. Sydney Spann porta in “In A Rut” qualcosa di nikoniano, Ansyia Kym su “Score” suona come il vapore che sale da una griglia d’acciaio, organica e viva contro o pattern metallici di James. Alan Sparhawk dei Low trasforma “Peak Again” in una sorta di melodia cosmica e malinconica.
Ma il momento più alto, a mio avviso, arriva con Tirzah, anche lei un’artista che sembra esistere in un universo parallelo rispetto all’industria musicale mainstream che in “Habits and Patterns” illumina la produzione di James con una voce che non decora, ma rivela. È il brano più bello del disco. Appena sotto, “Ending Us All” con Le3 bLACK e Fyn Dobson che va nella direzione opposta, ossia percussioni contorte, synth che tagliano, e bLACK che naviga il caos con la precisione di chi conosce ogni corrente in cui naviga.
“Detached from the Rest of You” non è un LP di rottura è qualcosa di più sottile. Una conferma per me che sa sorprendere, un disco che allarga i confini senza demolirli. Loraine James continua a fare musica come se non dovesse nulla a nessuno e forse è proprio per questo che dovremmo prestarle un pizzico di attenzione in più.



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