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Talk 2 Me – Oh Hiroshima

Talk 2 Me – Oh Hiroshima

20 giugno 2026
fulviusmusicus

  • Band: Oh Hiroshima
  • Titolo: And The Dead Tree Gives No Shelte
  • Etichetta: Pelagic Records
  • Genere/Stile: Post Rock
  • Paese: Svezia
  • Uscita: 5 Giugno 2026

Con il loro nuovo LP, “And the Dead Tree Gives No Shelter”, gli Oh Hiroshima scelgono di raccontare il mondo attraverso il concetto di movimento. La band svedese tratteggia uno scenario in cui tutto muta in modo lento e silenzioso, quasi come una corrente sotterranea che ridefinisce i contorni delle cose senza mai svelarsi del tutto. Il disco si presenta così come un paesaggio in continua trasformazione, dove la fragilità diventa uno strumento per esplorare nuovi sentieri e la potenza sonora non si traduce mai in una sterile esplosione, ma in un’onda dinamica che cresce, si ritira e ritorna. È un lavoro che respira come un organismo vivente, guidato da micro-movimenti, improvvise aperture e tensioni che non cercano una risoluzione immediata, bensì un loro personalissimo equilibrio.

Il titolo, mutuato da The Waste Land di T. S. Eliot, va ben oltre il semplice citazionismo intellettuale. Si tratta di un’immagine densa che vibra sotto la superficie dei brani, un simbolo potente che unisce aridità e potenziale, la fine e un nuovo inizio. Eppure, come ci ha raccontato Jakob Hemström, la musica ha preceduto i testi: il disco possedeva già una sua precisa identità emotiva e il titolo è stato semplicemente il nome che quel paesaggio sonoro stava aspettando.

C’è una forte componente cinematografica in questo album, ma declinata in modo non convenzionale. Non incontrerete scene madri o personaggi definiti, quanto piuttosto spazi aperti in cui chi ascolta è libero di proiettare i propri ricordi e le proprie suggestioni. Gli Oh Hiroshima creano un’architettura sonora in cui far muovere le immagini.

L’intervista parte proprio da qui, da quel flusso interno che attraversa l’intero lavoro e che Jakob analizza con una lucidità pacata, quasi meditativa. Un dialogo che prova a esplorare il dietro le quinte del disco da un’angolazione decisamente interessante.

Ecco cosa ci ha raccontato.


Intervista

C’è un forte senso di luogo e di paesaggio emotivo nel disco. Che tipo di mondo volevate costruire per l’ascoltatore questa volta?

Direi un mondo in cui il cambiamento è davvero possibile. C’è molto movimento nel disco, sia musicale che emotivo, e credo che questo si adatti bene ai temi dell’album. Il titolo dell’album richiama The Waste Land di T. S. Eliot, e l’immagine dell’“albero morto” diventa una metafora potente.

In che modo questa immagine ha influenzato la direzione emotiva e filosofica del disco?

Avevo il titolo già nelle prime fasi della scrittura, e questo ha aiutato molto con i testi e con il trovare temi che si collegassero tra loro. Ma la musica arriva sempre prima, quindi il titolo è stato scelto anche perché si legava bene al sentimento dei brani che stavamo componendo.

La vostra musica bilancia spesso fragilità e forza travolgente. Come navigate questa tensione: è istintiva o frutto di una costruzione consapevole?

È soprattutto istinto, ma può anche emergere da un processo di riflessione. Quando hai un riff o una progressione che ami, devi decidere come espanderla. Cerchiamo di restare aperti e di esplorare nuove strutture e transizioni.

Avete ampliato la palette sonora con molti musicisti e strumenti aggiuntivi. Come hanno influenzato l’arco emotivo dell’album?

Questi strumenti arrivano sempre alla fine, quando il carattere generale dei brani è già definito. Il loro scopo è aggiungere sfumature emotive diverse a ciò che esiste già.

L’interplay tra chitarre, basso e batteria è più organico e intricato che mai. Come avete lavorato sull’architettura sonora, soprattutto in termini di layering e pacing?

Abbiamo preso ispirazione dal progressive rock, cercando di essere più audaci nelle strutture e nei contrasti. Questo ci ha richiesto un lavoro più approfondito per far scorrere tutto in modo naturale.

La voce è usata quasi in modo impressionista, come una texture più che come una linea narrativa. Che ruolo volevate darle nel paesaggio emotivo dell’album?

Sono d’accordo, ma penso anche che in alcune parti la voce sia più in primo piano rispetto al passato. Volevamo esplorare modi più ampi di usare la voce nella nostra musica.

Avete citato il progressive rock come influenza. Quali ispirazioni musicali, attese o sorprendenti, hanno alimentato la scrittura?

Radiohead, Wovenhand e Low fanno parte del mio DNA musicale. Ma anche influenze più inattese, come Blood Incantation e Mastodon. Pur venendo da generi diversi, il loro modo di costruire i brani ha aperto nuove idee.

Oltre alla musica, ci sono stati film, opere o idee filosofiche che hanno influenzato il mood o il nucleo concettuale del disco?

Di solito traggo ispirazione musicale da altre musiche e ispirazione lirica da testi scritti. Non prendo molto dalle arti visive, ma so che la nostra musica può evocare immagini vivide negli ascoltatori, e lo trovo bellissimo. And the Dead Tree Gives No Shelter è un disco ispirato, Un lavoro che respira, si muove, cambia e invita l’ascoltatore a fare lo stesso. Un sentito grazie a Juliane Baier (Hold Tight PR) per il lavoro di intermediazione e per la cura nel rendere possibile questa intervista.

ENGLISH VERSION (Q&A)

There’s a strong sense of place and emotional landscape throughout the record. What kind of world were you trying to build for the listener this time?

I would say a world in which change is a real possibility. There’s a lot of movement in this record, both musically and emotionally, which I think fits the themes of the album well.

The album title draws from T. S. Eliot’s The Waste Land, and the “dead tree” becomes a powerful metaphor. How did this image influence the emotional and philosophical direction of the album?

I think I had the title quite early in the writing process, which helped a lot with the lyrics and with finding things to write about that kind of connect with each other. The music always comes first though, so the album title was also picked because it connected well with the feel of the music we had started to write.

Your music often balances fragility and overwhelming force. How do you navigate that tension, is it instinctive, or something you consciously sculpt during the writing and arranging process?

It’s mostly instinct, but it can definitely come through a thought process as well. If you have a riff or a chord progression that you really like and want to use as the starting point for a song, there are always decisions to make about how to expand on that idea. We try to stay open here and explore new ways of structuring songs, as well as the different sections and transitions within them.

You’ve expanded your palettewith many additional musicians and instruments. How did these new timbres shape the emotional arc of the album?

These instruments are always added at the end, so the general feel of the songs is kind of set once we bring in additional musicians. But the whole point of having these other instruments on the record is that they can provide different emotional nuances to that feel.

The interplay between guitars, bass and drums feels more intricate and organic than ever. How did you approach the sonic architecture of these songs, especially the layering and pacing?

We took some inspiration from progressive rock, trying to be a bit bolder with how we approach the writing and what kinds of contrasting song parts can be fit together. This also demanded that we worked more thoroughly with the songs to make them flow naturally. I think that probably had an impact.

Vocals are used almost impressionistically, like a texture rather than a narrative line. What role did you want the voice to play in this album’s emotional landscape?

I agree, but I also think the vocals are more in focus than before on certain parts of the album. We’ve been interested in exploring how vocals can be used in our music in a more expansive way. There are more diverse kinds of vocals on the record as well, compared to some of our previous work.

You mentioned progressive rock as an influence for this record. Which musical inspirations, whether expected or surprising, fed into the writing of these songs?

Radiohead, Wovenhand and Low are in my songwriting DNA and can’t really be escaped, but yeah, some more unexpected heavier progressive influences definitely affected this record as well. Bands like Blood Incantation and Mastodon. Even though the foundation of our music doesn’t come from the same genres as those bands, the way they construct their songs opened up new ideas and had an impact on the writing.

Beyond music, were there films, artworks, books or philosophical ideas that shaped the mood, tone or conceptual core of And the Dead Tree Gives No Shelter?

My inspiration usually comes from musical sources for the music and written sources for the lyrics. I don’t usually get inspiration for music or lyrics from something visual, but I know our music can evoke vivid imagery for some of our listeners, which I think is a beautiful thing.


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Disco d’Oro

La colonna sonora di "The Immortal Man", creata da Genn e Slattery, trascende il film, diventando un'opera d'arte musicale autonoma. Con la voce intensa di Grian Chatten e una varietà emotiva, ogni traccia risuona come un'esperienza profonda e indimenticabile. L'Italia guarda i Mondiali da casa, senza illusioni. Nel frattempo, artisti come Taja Cheek e Bonobo pubblicano nuovi brani, mentre i MONO e Parannoul esplorano sonorità emozionali. Gli Interpol rimangono fedeli al loro stile distintivo. Maggio ha mescolato venticinque brani come un DJ Mix Shuffle. Da elettronica spaziale a hardcore scomodo, c'è un po' di tutto. Ogni canzone è un viaggio, e tu hai solo il compito di trovare la tua mappa. Buona fortuna! "Chott" è il secondo album di Taroug (Tarek Zarroug), uscito il 27 marzo 2026. Un'opera ambient che esplora emozioni profonde, riflettendo esperienze personali e tradizioni familiari, con sonorità uniche che mescolano influenze arabiche e IDM. Richiede attenzione. Dieci dischi, spaziando tra free jazz, dream pop e techno. Artisti come Thundercat e Irreversible Entanglements offrono sonorità innovative, mentre il progetto di Radwan Ghazi Moumneh affronta temi geopolitici con urgenza e profondità emotiva. I Big Special partono alla grande con "Family Bones", mentre SLIFT e A Place to Bury Strangers continuano il viaggio sonoro. C'è anche un cambio di mood con Floating Points e i Death Cab for Cutie, fino ai ritmi hip-hop di Wu-Lu. I Cult of Dom Keller, con il loro album "Unholy Drum", esplorano una psiche sonora intensa e stratificata. La band di Nottingham fonde dinamiche e stili, riflettendo esperienze personali e sociali. Un lavoro coeso e audace, pronto a tracciare nuove direzioni musicali. "LP4" degli American Football segna il ritorno della band dopo sette anni, mescolando introspezione e malinconia. Le tracce esplorano il dolore e la bellezza dell'invecchiare, offrendo un viaggio emotivo ricco di sfumature e onestà, lasciando un'impronta profonda nell'ascoltatore. Negli ultimi giorni si è intensificata la campagna per l’LP dei Boards Of Canada, mentre vari artisti come Shed e Gilla Band presentano nuove tracce che esplorano l’elettronica e il rock, arricchendo il panorama musicale attuale.

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