- Band: Djrum
- Titolo: Under Tangled Silence
- Etichetta: Haounstooth
- Uscita: 2025
- Genere: IDM, Modern Classical, UK Bass
- Durata: 11 minuti, 62 tracce
- Tipologia: LP – Studio
- Paese: Londra, UK
Ok, lo ammetto. Fino a pochi giorni fa non avevo la minima cognizione dell’esistenza sia dell’artista che del disco di cui vi sto per parlare. E sì, l’ho conosciuto grazie all’algoritmo che me lo ha proposto alla fine dell’ascolto di “Idiology” dei Mouse on Mars. Disco con il quale ha sicuramente in comune un gusto per i glitch ed i sample giocosi e rotondi. Ma non solo quello, anche una enorme attitudine sia alla sperimentazione sonora che all’inesplorato. Senza però voler metter da parte la voglia di esser anche accessibili se non addirittura ballabili.
IDM insomma, sì.
L’album in questione è del 2025 e si intitola “Under tangled silence” (per la Houndstooth Records) di Djrum (si legge “drum”).
Il responsabile del disco è registrato all’anagrafe della città di Oxford come Felix Manuel. Da sempre appassionato di musica studia pianoforte e musica classica sin da bambino, crescendo si appassiona prima al jazz poi a tutti gli ambiti della musica elettronica. Produce show radiofonici e studia etnomusicologia alla SOAS (School of Oriental and African Studies) di Londra. Il giovane Manuel inizia quindi la sua carriera da DJ suonando bass music, ragga e jungle nei squat party. I suoi set combinano musica rave (dubstep, drum & bass, breakcore, house, techno) con stili più morbidi (trip-hop, jazz, soul, classica e ambient). Quando poi comincia a produrre al sua musica, il nostro cerca di combinare universi musicali ancora più differenti. Schernendosi, egli stesso autodefinisce la sua musica come ambient-gabber.
“Under tangled silence” è il terzo LP pubblicato da Djrum: unisce piano classico, strumentazione analogica e di origine “etnica” a produzione di suoni di origine digitale ed elettronica, creando un amalgama musicale mai scontato e cristallinamente prodotto.
La cosa che colpisce del disco è la qualità del sound design, nonché l’attenzione all’impasto tra le due “grandi famiglie di suono”. Come tutti i grandi dischi strumentali, anche questo “Under tangled silence” riesce a suggerire immagini, paesaggi e storie. Oltre che a dare un senso di stimolo e di cura per l’anima.
Mi piacerebbe guidarvi tra le tracce di questo disco:
1. A tune for us: un pianoforte classico, una viola e qualche intervento elettronico ed è già magia, poi una batteria sembra entrare con un passo delicato grazie a delle percussioni sui suoi suoni più alti. Non c’è davvero molto di più in questo brano ma vi assicuro che è più che soddisfacente.
2.Waxcap: brano forse in qualche modo più convenzionalmente IDM e più vicino all’estetica sonora di Four Tet: batteria, un po’ di piccoli suoni glitch scherzosi di apparente derivazione Mouse on mars (credo da qui l’algoritmo si sia convinto a propormelo) e dei pad a guarnire il tutto: un brano dolce amaro ma di grande presa. Da dance floor “illuminato”.
3.Unweaving: Ancora pianoforte (a sottolineare le radici classiche e jazz dell’autore) che, con piccole melodie di sapore cinematografico, sembrano nervosamente andare e venire giocando con l’assenza di altri strumenti.
4..L’Ancienne: Un piano sospeso e sporcato di elettronica ci introduce ad un brano elettronico dalle atmosfere decisamente più scure e quasi industrial. Dopo una sospensiva introduzione, in questo quarto brano sono quindi le percussioni e ritmi a farla da protagonista creando una immaginaria coreografia di suoni dai sapori asiatici principalmente suggerita dalla presenza di strumenti come delle percussioni. degli idiofoni e all’arpa guzheng (forse). Se dovessi immaginarlo visivamente, “L’Ancienne” è come guardare una vecchia fotografia che prende vita e inizia a bruciare lentamente sotto i tuoi occhi, trasformandosi in un simulacro del suo passato.
5.Hold: un interludio breve dove domina il piano (again!) ma che, in qualche modo, ancora una volta l’elettronica ne minaccia la “purezza sonora” fino a prendere (nel finale) il sopravvento. Perfetta introduzione per
6.Galaxy In Silence: qui invece i ruoli (ed i suoni) s’invertono, quelli elettronici la fanno da padrone mentre gli strumenti classici fan da parte del sottofondo. Dando al brano un tono da esplorazione spaziale suggerendone marcatamente il tono avventuroso ed avvenieristico. Poi come in una grande carrellata un violino sembra suggerire che la nostra navicella sia andata troppo in là mentre la vediamo sparire nel buio.
7.Reprise: suoni d’arco e qualche pad elettronico sembrano essere l’immediata conseguenza dell’immagine e del brano precedente: torniamo sulla nostra immaginaria navicella sempre più solitaria nella sua traiettoria. Mentre orizzonti straordinari passano intorno come se fossero non coscienti della loro bellezza.
8.Three Foxes Catching Each Other: la mbira (chiamato anche pianoforte a pollice) qui fa da introduzione ad un brano ben più radicato a terra, dove percussioni elettroniche ed analogiche si rincorrono in una sorta di rally sonoro ritmato e danzabile. In qualche modo più classicamente IDM con una coda che diventa sempre più elettronica suggerendo una danza tra orizzonti cyberpunk e fascinazioni asiatiche.
9.Let Me: un tranquillo riff di sintetizzatore elettronico ci introduce a questo brano che sembra, suo malgrado, divenire sempre più ipnotico e caotico grazie a loop elettronici e drum machines che sembrano portarlo su una sorta di “cattiva strada”.
10.Out Of Dust: è quasi un outro: tappeti di ritmi elettronici danzano su una voce femminile campionata creando un’atmosfera da notte piovosa, luci al neon e solitudine. I ritmi sono sempre più ossessivi e una tastiera dai suoni cristallini e un piano classico sembrano volersi prendere per un momento l’attenzione dell’ascoltatore, ma il caos elettronico riappare. Infine un piano, un violino ed una tastiera prevalgono. Per un po’. Un qualche pericolo è di nuovo all’orizzonte ma per non ora, non per oggi.
11.Sycamore: Felix Manuel aka Djrum, ci saluta con il brano più espanso di questo disco. Ancora una volta si alternano sapientemente momenti electro con momenti di piano e strumenti classici. A volerci dar spernza, il saluto ci è dato da melodie ed atmosfere decisamente quiete e fascinose come un’alba nel deserto.
La cosa migliore è sempre ascoltare il disco, ho provato a suggerirvelo ma ciò che in conclusione vi posso dire è che questo “Under tangled silence” di Djrum è un disco che vi conquisterà al primo ascolto con facilità. Soprattutto se amate la musica che mette in primo piano l’attenzione al bell’amalgama tra suono acustico ed elettronico. In più Felix Manuel, si capisce dall’ascolto del suo disco, è una persona appassionata, preparata ed ispirata.
Non perdete questo disco!



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