In copertina a questo giro i Vanishing Twin, nome preso in prestito dalla sindrome del gemello evanescente (quello che si dissolve nell’utero lasciando l’altro a chiedersi chi fosse), e in effetti il collettivo londinese guidato da Cathy Lucas fa musica che sembra sempre inseguire un fantasma: krautrock, exotica, dub, psichedelia francese anni ’70, mescolati con una disinvoltura disarmante. “Bring Me the Axe” apre le danze con quella grazia obliqua che li contraddistingue, groove ipnotico e refrain che si infila in testa senza che te accorgi.
Dal versante più acustico arriva Kristin Hersh, voce storica delle Throwing Muses, che da decenni trasforma la propria diagnosi di disturbo bipolare in un metodo compositivo (le canzoni, dice, le arrivano già finite). “Moths” conferma che il suo modo di cantare resta un corpo a corpo, mai un compromesso. Poco distante, Laura Veirs porta la calma cospirativa del Pacific Northwest, la stessa che l’ha spinta a formare il supergruppo case/lang/veirs con Neko Case e kd lang: “Pulse” è la sua versione del respiro trattenuto.
Se cerchi qualcosa di più diretto, ci pensano The Big Moon, quartetto londinese candidato al Mercury Prize con l’esordio e mai davvero uscito dal radar di chi ama il power pop con le unghie sporche: “Gravity” suona come una lite d’amore risolta a chitarre spiegate.
Sul fronte cinematografico, John Carpenter (sì, proprio il regista di “Halloween”) gira ancora in tour con la sua colonna sonora immaginaria, stavolta insieme al figlio Cody e al figlioccio Daniel Davies, erede dei Kinks: “The Ferryman” profuma di synth analogico e presagi. Non troppo lontano per pedigree, Peter Gabriel continua a distillare dischi con “I Belong to the Sky”, nella Bright Side Mix, è tanto solenne quanto inaspettatamente leggero.
Sul lato più cupo, Tricky che sembra piuttosto in forma, poi Jon Hopkins e Imogen Heap uniscono le forze su “Reckoning”, risultato più cerebrale che ballabile. Chiude il capitolo DjRUM, che impiega più tempo a rifinire un pezzo di quanto altri ne impieghino per un intero disco: dissezione del jungle quasi chirurgica su “I Wander (IV + V)”.
Per la rappresentanza italiana, Adriano Migliorino firma con “Dark Space” un episodio di elettronica ambient scavata in profondità, prova che si può fare buio senza scadere nel gotico da cartolina.
Ascolta tutto, o quasi: il gemello che manca lo trovi comunque, prima o poi, alla prossima puntata… 😉





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