- Band: Subsonica
- Titolo: Microchip Emozionale
- Etichetta: Mescal, Universal
- Uscita: 26 Agosto 1999
- Genere: Electronic, Alternative Dance, Breakbeat, Pop
- Tipologia: LP – Studio
C’è qualcosa di sorprendente nel destino di certi dischi, nascono come istantanee di un momento, e finiscono per sopravvivere al momento stesso. «Microchip Emozionale», secondo album dei Subsonica, uscito il 26 agosto 1999 per Mescal e poi riedito nel 2000 con l’aggiunta di «Tutti i miei sbagli» e «Albe meccaniche» dopo la parentesi sanremese, appartiene a quella famiglia di dischi a me cari, che non invecchiano perché non erano mai stati davvero del loro tempo. Erano già fuori tempo rispetto all’industria italiana più commerciale, comunque inserito nella scena alternativa. Una posizione forse scomoda e, per questo, perfetta.
Il primo impatto, a distanza di ventisette anni, resta sorprendente. Non nel senso della nostalgia, già mai quella è una trappola, e i Subsonica non meritano di essere ridotti a un esercizio revivalista generazionale. La sorpresa è un’altra: la produzione di Max Casacci e Boosta, concepita interamente a Torino nel loro studio casalingo chiamato Casasonica, suona ancora adesso come qualcosa che farebbe girare la testa in un club. Le basi drum’n’bass si incastrano con chitarre funky, i campionatori dialogano con il basso di Pierfunk senza mai farsi sentire in affanno, e c’è una coerenza nell’insieme che non era scontata per una band italiana di fine anni Novanta che si autoproduce a casa propria. Non era normale. In Italia, nel 1999, non era affatto normale.
La voce di Samuel. calda, vagamente baritonale, capace di passare dal bisbiglio all’urlo senza troppo sforzo, galleggia sopra tutto questo come fosse il risultato naturale di quell’amalgama. Non è un front man nel senso convenzionale, è più una presenza che una performance.
I testi, che all’epoca vennero salutati come una rarità nel panorama pop italiano, si confermano ancora oggi. C’è una padronanza del lessico che non scivola mai nel letterarismo facile: Samuel e Casacci scrivono di corpi, di strade, di farmaci, di dancefloor con la stessa precisione con cui un ingegnere progetta un circuito. È quella combinazione tra suono elettronico, testi urbani, emozione trattenuta, a fare di questo disco qualcosa di difficilmente classificabile. E quindi difficilmente databile.
«Sonde» apre con la sensazione di essere osservati da qualcosa di più grande di noi, qualcosa di indefinito e onnipresente. «Colpo di pistola» è un manifesto di reazione rabbiosa, un invito a non restare fermi davanti ai soprusi. La deriva psichedelica di «Depre» costruisce le strofe quasi interamente con i nomi degli antidepressivi allora di moda — Prozac, Xanax, Anafranil — trasformando la farmacologia nel lessico poetico con un’ironia mai gratuita.
Due anni dopo, nell’autunno del World Trade Center, quel disco girava in loop durante interminabili sessioni di coding e test sui kernel Linux. E suonava come una diagnosi già formulata. Come se i Subsonica avessero registrato la colonna sonora di un’angoscia collettiva che il mondo stava ancora cercando di nominare — e noi, davanti agli schermi, la stessimo semplicemente riconoscendo. La musica non aveva previsto nulla. Eppure sembrava dire tutto. Il disagio che descriveva era già strutturale, già sistemico. E i sistemi senza soluzione tendono a restare attuali.
Vale la pena soffermarsi su alcune collaborazioni che rendono il disco più complesso di quanto appaia a prima vista. «Discolabirinto» nasce dalla partnership con Morgan (già quel Morgan!) dei Bluvertigo, che firma il testo in un momento in cui le due band rappresentavano il vertice alternativo italiano, due progetti diversissimi nel suono, accomunati però da una stessa voglia di fare musica elettronica. Il risultato è una creatura ibrida e imprevedibile, che ancora oggi sfugge a definizioni comode.
«Liberi tutti» porta invece Daniele Silvestri ospite in quello che è a tutti gli effetti un inno da dancefloor, con un groove irresistibile che non scivola mai nella facilità. E poi c’è «Il mio D.J.», costruita attorno alla collaborazione con Claudio Coccoluto, la ghost track è affidata al suo remix, un omaggio dichiarato alla scuola della dance italiana, quella che negli anni Novanta aveva insegnato il mestiere a mezza Europa e che i Subsonica citano senza riverenza postuma, ma con la familiarità di chi quella scena la frequentava davvero.
Riascoltarlo oggi, nel 2026, non appare obsoleto. E questo è il test più severo per qualunque disco: non la critica entusiasta del giorno dopo, non la nostalgia celebrativa dei decennali, con tanto di riedizione rimasterizzata e tour commemorativo, ma la reazione delle orecchie dopo un quarto di secolo. «Microchip Emozionale» supera il test senza troppa fatica. «Aurora sogna», da cui viene rubato il titolo dell’album, è ancora una danza tecnologica sulla linea sottile tra l’umano e l’automa. «Albe meccaniche» il brano inedito della riedizione, nasce dalle nebbie di una città in torpore invernale e poi esplode in una consapevolezza quasi brutale: “nell’amara litania delle solite cose ci si può morire sai“. È una frase che nel 2026, nell’era del burnout codificato come condizione esistenziale, più che una metafora sembra un referto medico.
Le tematiche reggono perché non erano mai state davvero risolte. L’alienazione digitale, il corpo che non riesce a stare al passo con le macchine, la libertà come urgenza piuttosto che come ideale, la città nebbiosa e meccanica come paesaggio dell’anima. Il titolo stesso, due parole prese in prestito dal testo di «Aurora sogna», descrive qualcosa che nell’epoca degli “algoritmi emozionali”, dei feed che ci conoscono meglio di noi stessi e dei microchip che sconsiderate Inc. vorrebbero davvero impiantarci sotto pelle, suona quasi come una profezia involontaria.
Non è che i Subsonica avessero previsto qualcosa: è che il disagio che descrivevano era già iscritto nella struttura del mondo che stava arrivando. E loro lo avevano intuito prima degli altri, registrandolo a Casasonica, a Torino, senza proclami.
Ogni Opinione Non Richiesta porta con se 2-3 brani che finiscono qua di seguito 👇🏼




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