- Band: Los Sara Fontán
- Titolo: «Consuelo»
- Etichetta: Aloud Music / Gandula
- Durata: 8 tracce, circa 40 minuti
- Paese: Barcellona / Calonge, Catalogna
- Genere: Alt. Jazz, Rock strumentale, Electro Jazz
- Tipologia: LP – Studio
- Pubblicato: 20 febbraio 2026
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- AOTY
Si è un disco di febbraio ma l’ho scoperto da un paio di settimane circa…
Un violino e una batteria, nessuna voce, elementi elettronici, otto pezzi che parlano di autoritarismo, guerre e collasso climatico senza pronunciare una parola. Detta così sembra la premessa di un disco insopportabile, e invece «Consuelo» è una delle cosa più diretta uscita quest’anno dalla scena catalana ma anche in generale direi. Il merito sta tutto nel fatto che Sara Fontán e Edi Pou non usano gli strumenti per illustrare un concetto: li usano per “litigare”, e la lite è il contenuto.
Il duo esiste dal 2017 e per anni ha fatto una scelta che nell’industria di oggi suona quasi provocatoria: suonare dal vivo in mezza Europa senza pubblicare niente. Il primo disco, «Queda Pendiente», è arrivato solo nel 2023, quando i pezzi erano già stati consumati sui palchi. Le provenienze aiutano a capire l’attrito: lei viene dal classico e dal jazz ed è passata per i Manos de Topo, lui dall’hardcore e continua a picchiare negli ZA!. Quando Fontán dice che alla gente basta sapere che non cantano per perdere interesse, non sta lamentandosi: sta descrivendo il perimetro dentro cui ha deciso di lavorare.
Il disco è stato registrato e prodotto da loro stessi a Dalt-de-Tot, lo studio ricavato in casa a Calonge, con il mixaggio affidato a Santi Garcia agli Ultramarinos Costabrava e il mastering ad Álvaro Gallego. Il dettaglio che conta di più, però, è un altro: in studio non hanno suonato insieme. Si sono registrati a turno, per poter scavare nei dettagli di produzione. È una decisione che si sente, e non sempre a favore. «All the Bastards» apre con una tensione ritmica che sembra pronta a esplodere e non esplode mai del tutto; «Zapatos, Selfie, Genocidio, Makeup» accumula pizzicati ostili e percussioni metalliche costruendo l’arco più ambizioso del lotto. In entrambi i casi il suono è perfetto e leggermente sotto vuoto, come se mancasse l’errore che dal vivo rende questo duo “pericoloso”.
Dove «Consuelo» funziona senza riserve è nella seconda metà. «Megalodon 2» parte da un impianto quasi sinfonico e scivola dentro un motorik deciso. «Dubte Metòdic» tiene il dubbio del titolo per tutta la sua durata senza risolverlo, e la coppia finale «Elektra» e «Salomé» prende dal Novecento col ritmo come violenza organizzata, e la restituisce con due soli strumenti. Al centro c’è «Creer Fuerte», il pezzo che il duo indica come luogo della speranza, ed è l’unico momento in cui la luce arriva prima del rumore invece che dopo. Piazzarlo a metà scaletta, e non in chiusura, è la scelta più intelligente del disco, una sosta e non un finale.
L’artwork illustrato da Clara Iris dice la stessa cosa senza spiegarla: una donna ti guarda in faccia, l’archetto legato dietro la schiena, una cavalletta tra le braccia. Strumento momentaneamente deposto e la natura tenuta stretta. È il disco in un’immagine.
Non è un lavoro perfetto e non ha bisogno di esserlo. Ha un problema di resa: la levigatezza dello studio limita ciò che i due sanno fare quando hanno un palco e un pubblico davanti, e almeno un paio di transizioni nella prima metà chiudono troppo bene per un disco che dichiara di voler stare scomodo. Ma la direzione è giusta e la posta in gioco è alta. In un anno in cui buona parte della musica politica si esaurisce nel comunicato stampa, Los Sara Fontán hanno fatto la scelta più difficile, togliere le parole e lasciare che il senso lo produca il suono. Ci sono riusciti abbastanza da rendere ridicola l’idea che serva un testo per dire qualcosa.
Fonti consultate
- Aloud Music – Los Sara Fontán y su Consuelo — crediti ufficiali: registrazione a Dalt-de-Tot, mix Santi Garcia, mastering Álvaro Gallego, artwork Clara Iris, design Todojunto
- Mondo Sonoro – intervista — dichiarazioni del duo, rifiuto del ciclo disco/tour, ruolo di «Creer Fuerte»
- El Enano Rabioso – intervista — metodo di registrazione a turni, lettura politica del disco
P.S. – Su spotify non appare ancora il disco, di conseguenza la playlist di seguito non è aggiornata.



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