La copertina della settimana la prende Bonobo. A venticinque anni dal primo disco, Simon Green annuncia “Distance in Static” per l’11 settembre su Ninja Tune, quattordici tracce registrate tra Los Angeles, Tokyo e Londra, in parte al Broken Arrow Ranch di Neil Young, con guzheng, campioni iraniani e voci in urdu e giapponese. Green lo definisce forse l’ultimo giro in questo formato, il momento in cui ridefinisce il proprio ruolo. Un promemoria utile: anche chi ha fatto dell’elettronica la propria lingua riparte sempre dalle basi, dagli strumenti e dal suono grezzo.
Da lì la settimana scivola verso l’elettronica da Four Tet che mette in fila “Human Voice” dopo “Three”, il disco del 2024 che ha riportato Kieran Hebden al pianoforte e alle percussioni suonate; Arca con “Taconeando” prosegue il suo lavoro di destrutturazione, mentre HAAi firma a spinta da club di “Ignition”.
Sul versante cantautorale la parte migliore la fa Julia Holter: “My Lost One” arriva da “Something in the Room She Moves”, uscito a marzo 2024, primo disco dopo essere diventata madre. Accanto, Damien Jurado con “Gary’s Hand” e Bill Callahan, ospite di Ed Askew in “Someone”, tengono la barra sull’essenziale.
Poi il “rumore”. Blonde Redhead con “Blood Spilled” prosegue la stagione aperta da “Sit Down for Dinner”, il ritorno dopo nove anni; i londinesi Fat Dog portano “Shit Love” nel solco del debutto “WOOF.”, e gli Opus Kink di “Crucify!” restano una delle cose più feroci del post-punk inglese. Chiude Peter Gabriel: “One by One” è il Bright-Side Mix di “i/o”, il primo album di inediti in ventun anni.
Parti da Bonobo, poi lasciati sorprendere. 🎶





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