Kim Gordon non dovrebbe aver bisogno di presentazioni ma, facendo finta di non conoscere il suo passato (anche Lester Bangs che morì qualche anno prima che i Sonic Youth pubblicassero il primo LP, si rivolterebbe nella tomba), parliamo della bassista-chitarrista-voce degli assoluti, indimenticabili, innovatori e matrice del meglio dell’alternative mondiale! (discografia dal 1986 al 1992 da ascoltare ORA!).
Dopo lo scioglimento della band contemporaneo al divorzio tra Kim Gordon e Thurston Moore nel 2011, la nostra amata Kim non si è fermata (e grazie!), dimostrando senza essercene il bisogno di essere un’artista intelligente, curiosa e capace di adattarsi nonché di comprendere il suo tempo.
Nel 2019 pubblica “No Home Record” per la casa di New York Matador Records, LP di circa quaranta minuti tra profumo di Sonic Youth, noise-rock e techno-electro-rock sorprendente. Sorprendente ma fino ad un certo punto perché Kim tra il 2011 e il 2019 ha lavorato con l’ex chitarrista dei Sonic Youth Bill Nace nel progetto Body/Head dove il noise e le sperimentazioni regnano sovrane, nonché nel progetto Glitterbust con Alex Knost (Japanese Motors e Tomorrow Tulips) dove troviamo altrettanti sperimentazioni chitarristiche.
Sempre impegnata la Nostra, arte e cinema in particolare anche perché ella stessa in una intervista disse «Non penso come pensano i musicisti», piuttosto «Sono cresciuta come artista visiva»… E meno male dico io!
Parecchie le collaborazioni pre 2019 ma è proprio con “No Home Record” che la Gordon esce decisamente allo scoperto con un album… boh… Fiko!
La sequenza dei brani alterna, come anticipato profumo di Sonic a un “techno-rock” che si esprime evidente e potente in “Don’t Play It” e ancor di più in “Cookie Butter“. Il parfume de Sonic lo respiriamo netto in “Air BnB” ad esempio, una delle migliori canzoni rock del 2019, ansimante e viscerale, con un fascino oscuro.
“Hungry Baby” è un pezzo punk ribelle dove la Gordon parla di molestie nell’industria musicale (“touch your nipple! Pretend you’re mine!”); “Murdered Out” è un pezzone dove gli arrangiamenti sono sorprendenti. Bassi vibranti e saturi accompagnano minacciose declamazioni di “Sketch Artist” (“…E il tuo sguardo morto colpisce…”).
Inciso con la produzione di Justin Raisen al ritorno nella sua L.A. poiché a lungo è rimasta sulla East Coast, il disco affronta i temi della nostra contemporaneità, lo sfruttamento dell’immagine femminile, la mercificazione di ogni cosa, d’altra parte «Ho sempre ragionato sulla pop culture grazie ad Andy Warhol», dice, «Ha rappresentato una grande influenza, ovviamente»
(tracce preferite: 1, 2, 4, 5, 6, 7, 9)
Fonti:



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