Premettendo che non sono fan di alcuno, al massimo posso esprimere sentimenti di rispetto e ammirazione ma non certo quelli da fan per questa o altra band/artista, quindi se tu come me, sei una persona che ha iniziato a conoscere i Fontaines dal primo o al secondo disco potresti essere stato deluso dall’ascolto dell’ultimo lavoro. Aggiungo che tendenzialmente non mi pongo delle aspettative, al massimo se una band ha fatto bene in passato mi aspetto un lavoro in linea con le qualità del progetto.
L’immagine che ho montato per rappresentare questo post è volutamente provocatoria ma certamente non falsa e a mio avviso è almeno parzialmente rappresentativa. Incarna il periodo “cyberpunk” (come accennato nelle interviste a Chatten) ma soprattutto i dichiarati riferimenti al periodo crossover/nu-metal dei primi anni ’10 e al Brit-Pop dello stesso periodo. (Fonti: https://guitar.com, https://www.vice.com), ricordati che i cinque sono dei millennials quindi nel periodo erano adolescenti.
Fin dal primo singolo anticipatorio del nuovo album, il divario dai precedenti dischi è stato più che evidente, anche da “Skinty Fia” che aveva già tracciato una linea di cambiamento da “A Hero’s Death“, più orecchiabile per i più (Virgin Radio ha trasmesso spesso “Jeckie Down The Line” sulle sue frequenze) quindi, che la band avesse optato per scelte musicali più commerciali, sebbene lecite, sono state evidenti anche ai non addetti ai lavori come il sottoscritto.
Provo a sintetizzare in poche battute il percorso dei dublinesi che fin qui hanno una storia tutto sommato breve anche se densa di pubblicazioni, quattro LP in cinque anni.
Un esordio esplosivo con “Dogrel” (2019), quasi perfetto in cui, dal punto di vista dei testi, racchiude l’ipocrisia di una Dublino di fine anni ’10, ovvero una città disperata che tenta di tenersi strette le ultime vestigia dei personaggi che la hanno rappresentata.
In “A Hero’s Death” (2020) il sound cambia e diventa più cupo e offre una fantastica selezione di brani che non solo coprono sentimenti di stanchezza, ansia e dubbi su se stessi, ma li inquadrano in un contesto che si addice a un anno drammatico come fu il 2020.
Successivamente “Skinty Fia” (2022) confermava le sonorità di “A Hero’s Death” anche se con meno originalità, presentando brani che certamente hanno dato modo al quintetto di accedere ad un pubblico più ampio e meno avvezzo a certe asperità. Un buon disco che però generava qualche perplessità per aver strizzato l’occhio ad un pubblico più generalista.
Da qui la band ha probabilmente scelto un percorso diverso, il cambio dell’etichetta, da Partisan Records a XL Recordings anche se non conosco i retroscena, è stato il primo segnale, il cambio di look il secondo, sebbene potenzialmente non rilevante ma piuttosto evidente, qualcosa significherà…
I millennials Fontaines D.C. forse stanchi di un post-post-punk-revival decidono di essere molto più vicini ai propri coetanei e tentano di allargare il proprio pubblico, probabilmente tra i teenager di oggi e credo riuscendoci, osservando l’età media presente al Disco D’Oro di Bologna nella sera del Listening Party del 22 Agosto.
E’ quasi matematico che per allargare di molto la propria base di ascoltatori, spesso la via è quella di rendere il prodotto musicale più commerciale ed è così che infatti suona questo disco. Limano ruvidità sonore utilizzando spesso chitarre acustiche invece delle distorsioni elettriche e con l’aiuto di James Ellis Ford (Arctic Monkeys, Florence and the Machine, Jessie Ware, Foals, Depeche Mode, The WAEVE, e tanti altri) producono un sound catchy, sonorità più aperte e Chatten che “canta” di più, molto di più, andando per lo più a sostituire quasi interamente il proprio spoken-word.
Mantengono una certa oscurità nei testi e in alcune atmosfere come con l’apertura della title-track, consolidano almeno in gran parte un approccio disincantato e anticonformista come parte integrante dell’artisticità della band.
Nell’economia del disco trovo però abbastanza incoerenti la prima traccia e l’ultima, il primo un pezzo cupo “alla Fontaines” e l’ultima una ballatina buona per l’oratorio San Carlo, non capisco. Tralascio “Starbuster” che non reggo (problema mio).
“Here’s The Thing” ha una singola idea seguita da tutta la band come un pezzo di musica leggera italiana da San Remo. “Desire” dimostra lo stile del cantato di Chatten che passa dal sospiro al falsetto, trovando una dinamica che non osava nei precedenti lavori, forse una maggior fiducia in se stesso dopo la prova solista di “Chaos For The Fly“.
(Ma ti ricordi che i Fontaines hanno ben due chitarristi vero? Sembra che uno si sia dato alla macchia…)
Quinta traccia e altro singolo “In The Modern World” in cui troviamo l’atmosfera da lucine accese nei palazzetti, è un brano facile facile, composto con una melodia orecchiabile ma con poco impegno, “Bug” passa innocua senza lasciare alcun segno e “Motorcyle Boy” è un pezzo funereo sui sentimenti che conducono sempre a dei guai (vabbeh!). “Sundowner” dall’incedere downtempo è un brano convincente, più di una idea anche se molto semplici ma insieme stanno bene. “Death Kink” è skippabile poco incisivo, poche idee con “break piacioni” in mezzo a frasi ripetute. Per alcuni il battito cardiaco della figlia di Carlos O’Connell all’inizio di “Horseness Is The Whatness” appare come un tocco di genialità a me sembra un po una paraculata ma è breve, dura poco quindi sono io che ho il cuore di pietra. Rimane un pezzo sospeso con un incedere di batteria che man mano diventa sempre più grave, potente e distorto, tutto sommato potrebbe anche essere il mio brano preferito del disco.
Trentasette minuti che scorrono, scorrono così rapidi che rimane pochissimo addosso, un ottimo disco di sottofondo che sentiremo molto spesso in radio e nei locali all’ora dell’aperitivo, male di certo non farà.
Mentre i più noti magazine del mondo si spellano le mani con applausi e salamelecchi godendo nell’aver trovato il loro “disco rock dell’anno”, mentre qualcuno si lancia in vacui pronostici utilizzando la coincidenza del 23 Agosto 2024 e il 23 Agosto 1994 (“Grace” di Jeff Buckley) chiedendosi se “Romance” possa in futuro ottenere l’Olimpo di “Grace” (giuro, qualcuno ci ha provato!), vengo al titolo di questo post…
Titolo forse un po forzato, lo ammetto, il parallelismo col “black album” dei Metallica. Mi spiego, la band di Los Angeles nel 1991 tagliò i ponti col Thrash Metal andando verso sonorità Hard Rock più comode al grande pubblico, risultato ottenuto con un grande successo, tanti soldi ma il cambio ovviamente fece fuggire i primi appassionati acquisendone però una vastità. Una sorta di sparti acque dove c’è un prima e un dopo parecchio distanti tra loro, tra chi li ha conosciuti nell’83 e chi nel ‘91 c’era una grande differenza. Ad onore dei Metallica però, scelsero la strada e la intrapresero in modo deciso, anche simbolicamente mentre i Fontaines ai miei occhi hanno un po l’atteggiamento di tenere il piede in due scarpe.
Nulla di male s’intende ma qui viene la domanda che pongo a me stesso: io, cosa me ne faccio di questo disco? Perché dovrebbe interessarmi questo Irish-Pop-Rock? Arrangiamenti così aperti con tanto di archi me li vado a prendere sontuosi e ricchi da Storefronte Church. Se voglio sentire dell’Hip-Hop fuso col Hyper-Punk-Rock vado dai Lip Critic, se cerco del post-punk-revival ho l’imbarazzo della scelta (IDLES, Melts, ecc) solo per citarne alcuni dell’oggi. Quindi a cosa mi serve un album che sembra fare occhiolini un po di qua e un po di la, cerchiobottista e che forse serve solo a dire “... hey raga! noi sappiamo fare anche altro e facciamo un po di tutto…” ?
Forse, e dico forse, i Nostri sono solo dei buoni compositori senza abbastanza talento da poter prendere l’esperienza fino ad oggi maturata, la crescita e trasformarla in arte principalmente per se stessi. In questo altre loro coesistenti band si sono dimostrate molto più mature. Dal mio punto di vista i Fontaines hanno preso la loro decisione, chiara, lecita, incontestabile ma hanno anche rinunciato al loro carattere dirompente, non in ragione di un’altra visione, se pur più Pop, ma della scelta di arrivare a più pubblico, ecco a me questo non interessa.
Dal mio punto di vista è come bersi una Kilkenny annacquata… Anche no, grazie.




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