La prima dichiarazione che enuncerei è che le classifiche mi stanno antipatiche, un anno passato ad ascoltare, a ricercare, a confrontarsi ridotto a 10 o poco più dischi è veramente riduttivo! Ma se il gioco è questo allora la mia sarà una lunga lista (anche se i 10 te li smollo ugualmente) che ho tentato di raggruppare per fascinazione… Sound obliquo che disturba, profondità di scrittura, eleganza magnetica, empatia travolgente e i big che hanno saputo mettersi in gioco e stupire.
Iniziamo il gioco, primo gruppo quello più ostico, “le obliquità” quelle che straniscono all’ascolto ma che possono trasformare e arricchire, ovviamente bisogna avere un bel po di pazienza e curiosità. Si passa dal math-rock degli Still House Plants alle sperimentazioni cupe e hip-hop di Moor Mother, alle atmosfere cinematografiche dei Godspeed e alle eteree raffinatezze di eat-girl per giungere alle asperità noise degli Psychic Graveyard.
Proseguo il gioco col secondo gruppo, quello ricco di empatia e capacità di far vibrare le viscere. Un nutrito drappello di dischi più facili nell’ascolto ma non per questo meno rilevanti per l’anno del sottoscritto. Dalle più classiche armonie Pop di Kramar al cantautorato viscerale di Young Jesus per affrontare il sofisticato e stratificato Pop di Storefront Church alla sorpresa di Almost Twins, il tocco raffinato di Mike Lindsay supportato dalla meravigliosa Anna B Savage, l’emozionante ritorno Leifur James fino alla magia di Owen (Mike Kinsella) nonché alla forza di Nadine Shah, e la scoperta di Breymer.









Passo ad un quintetto di progetti di musica elettronica che non possono passare inosservati. Il ritorno di Sam Shepherd (Floating Points) dopo il discone del 2021, due compilation curate una dal progetto Sandwell District e l’altra da The Bug (bombe), inoltre un progetto clamoroso di Nicolàs Jaar che porta su due album l’esibizione per il Santiago’s Museum of Memory & Human Right senza scordarci di uno dei miglior dischi di minimal tecno prodotto da Monolake.
Alcuni Big della musica alternative quest’anno si sono presentati in grande forma, chi conferma la grande qualità artistica ovvero i The Smile con addirittura due album uno a inizio anno e uno a fine, gli straordinari Arab Strap, Beth Gibbons dopo più di tre lustri si presenta con un sofferto ed eccellente album ma ammetto che Kim Gordon a mio avviso fa il numero, sbanca tra i “vecchi” essendo la più “vecchia” con un disco che odora di rinnovamento, contemporaneità e coraggio. Non riporto Nick Cave con “Wild God” ma come dire… c’è bisogno?
Mi mancano, non a caso, ancora dieci LP, beh se devo giocare allora beccati anche questa “opinione non richiesta” e chiudo così il 2024 consapevole delle dimenticanze, delle lacune, e dei colpevoli mancati ascolti.

- Nubya Garcia
- Odyssey
- 20 Settembre
- Neo Jazz
- Il sax tenore della Garcia emana una energia e una forza espressiva capaci di dare impulso a tutto il movimento Jazz UK. (LP Of The Week nr. 38)

- Arooj Aftab
- Night Reign
- 31 Maggio
- Chamber Jazz– Folk
- L’intensità poetica di Aftab supera ogni barriera linguistica e territoriale.
Mi fermo, il resto delle colpevoli mancanze le trovate nelle pagine di questo blog, colgo l’occasione e ringrazio tutta la banda con la quale condivido questo spazio nella speranza possa essere lo spazio di tutti senza filtri ma nel rispetto delle opinioni di tutti… o quasi… 🙃
Dimenticavo gli EP, di seguito i cinque indimenticabili:
- Maruja – “Connla’s Well”, 26 Aprile, Post Punk, Noise Rock.
- Seefeel – “Everything Squared”, 30 Agosto, Ambient Techno.
- Chalk– “Conditions II”, 01 Marzo, Post Punk, Noise Rock.
- Little Simz – “Drop 7”, 09 Febbraio, Hip Hop.
- Pye Corner Audio – “Acid 2”, 14 Marzo, Acid House.
Qui il come andò a metà anno:

























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