
- Band: Panchiko
- Titolo: Ginkgo
- Genere: Alt-Pop, Dream-Pop, Shoegaze, Indie-Rock
- Etichetta: Nettwerk Music Group
- Durata: LP, 13 tracce, 39 minuti circa
- Paese: UK
- Track List:
- Florida ⭐️
- Ginkgo ⭐️
- Shandy in the Graveyard ⭐️
- Honeycomb
- Shelled and Cooked
- Lifestyle Trainers ⭐️
- Chapel of Salt ⭐️
- Vinegar
- Mac’s Omelette ⭐️
- Subtitles ⭐️
- Formula ⭐️
- Rise and Fall
- Innocent
Billy Woods si presta ad un cameo in questo LP del progetto Panchiko dei due fondatori Andy Wright e Owain Davies, cameo che Woods di certo non dona a chiunque. La band prende il nome da un errore di battitura del nome del gioco d’azzardo giapponese nato dopo la seconda guerra mondiale e che somiglia ad un flipper ma verticale – ovvero il Pachinko.
“Ginkgo” è il terzo LP per questa formazione che esordiva nel 2000 con “D>E>A>T>H>M>E>T>A>L“, i conti sono facili no!? Fu uno dei primi lavori di “bedroom music” interamente realizzato in casa e che molto più tardi, sulla spinta di molti estimatori, venne rimasterizzato e ripubblicato nel 2020 come EP.
La band ha registrato “Ginkgo” principalmente in studio a Nottingham, con ulteriori contributi inseriti a Brooklyn per le parti di batteria. Wright e Davies hanno descritto il processo creativo come molto più rilassato rispetto al precedente “Failed at Math(s)”, prendendosi più tempo per scrivere e sperimentare. Decidono di far uso di strumenti analogici e microfoni modificati, conferendo all’album una qualità audio calda e stratificata.
Spesso scelgono di sfumare i brani nel finale o di tagliarli in modo netto, scelta che mi racconta di un approccio conciso e poco propenso ad allungare iniquamente il brodo, bravi!
Le atmosfere dream-pop di matrice Beach House e cenni di shoegaze sono influenzate da diverse miscele di stili distanti tra loro che però fanno capolino in molti arrangiamenti di questo disco, ad esempio le sfumature beatlesiane in “Subtitles”.
“Lifestyle Trainers” è un brano che potrebbe arricchire le classifiche nostrane poiché con toni di grande phatos offre la possibilità di lasciarsi trasportare da armonie aperte e speranzose, in un testo di fraterna empatia verso chi probabilmente è un’anima sofferente, visti i tempi qualche momento di sollievo non sarebbe male.
Le gentilezze sonore di Panchiko spesso e in modo distribuito nelle 13 tracce, vengono arrangiate con passaggi dal sound electro-glitch che donano un carattere vagamente sperimentale ma soprattutto arricchiscono i loro pezzi con elementi cacofonici come ad esempio in “Shandy in the Graveyard” e in “Honeycomb” rendendo il tutto meno “gentile” e più brillante.
L’album si muove con grande equilibrio tra introspezione e blande sperimentazioni sonore, quanto basta per renderlo piacevole senza essere estraniante per i più, mantenendo un bilanciamento tra tecnicismo e spontaneità emotiva. Panchiko riesce a mantenere la propria anima artistica pur spingendosi verso territori musicali più raffinati.
Le influenze neo-psichedeliche permettono alla band di trovare nei primi lavori degli Animal Collective ma, come in “Formula“, trovi le bizzarrie dei Flaming Lips di “Yoshimi Battles the Pink Robots” (2002), un intreccio con ritmi indie-rock, creando un’esperienza d’ascolto dinamica ma omogenea che non ci fa mancare un pizzico di basso-funk in “Innocent“.
Con “Ginkgo“, Panchiko dimostra una significativa crescita artistica senza perdere in freschezza, coerenza che nel tempo li ha resi una sorta di band culto negli anni passati.
L’album è un ascolto eccellente per i fan del genere e rappresenta una bellissima prova nel panorama indipendente contemporaneo (IMHO).



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