Benvenutə alla radioGrafia di Aprile 2025!
Anche questo mese lo sforniamo piuttosto in ritardo ma insomma a inizio anno avevamo detto che ci saremo adoperati al meglio delle nostre possibilità… – Passato anche aprile ti raccontiamo di alcune uscite proprio di aprile che ci sono sembrate maggiormente interessanti.
Panchiko! La band ha registrato “Ginkgo” principalmente in studio a Nottingham, con ulteriori contributi inseriti a Brooklyn per le parti di batteria. Wright e Davies hanno descritto il processo creativo come molto più rilassato rispetto al precedente “Failed at Math(s)”, prendendosi più tempo per scrivere e sperimentare. Decidono di far uso di strumenti analogici e microfoni modificati, conferendo all’album una qualità audio calda e stratificata.


Barker mantiene questa sofisticata carica di ritmo sottilmente mutevole per tutto il disco, mentre i suoni si rifrangono l’uno nell’altro, “Riformulando” costantemente se stessi in mondi caleidoscopici e ultraterreni. Gli spostamenti di frequenza percussiva di “Difference and Repetition” sono affiancati da momentanei silenzi che amplificano l’impatto di ogni colpo sintetico, mentre “Positive Disintegration” si dispiega lentamente e si frantuma in un’atmosfera meditativa. Emergono da questo stato ipnotico shuffle frettolosi e hang drum che si scaricano in uno stato di continuo glitchato.
“SABLE, fABLE” di Bon Iver è un po un viaggio intimo e stratificato, un album che non cerca scorciatoie ma costruisce con pazienza e cura un mondo sonoro sospeso tra delicatezza folk e sperimentazioni elettroniche. Justin Vernon si conferma un artigiano del suono, capace di intrecciare emozioni crude e atmosfere rarefatte, senza mai cedere alla banalità o al facile effetto..


Influenze dei Jadu Heart giungono inoltre dai primi Gorillaz o da band come i Death in Vegas ma anche il pop elettronico anni 2010 come Magnetic Man. Il lavoro del duo è una sorta di sublimazione di approccio self-made imperfetto e molto istintivo col desiderio di generare beat anni ’90, come uno zigzagare tra momenti di gioiosa tensione e inaspettata ad altri malinconici e dolorosi.
Se i fan dei TV On The Radio potrebbero percepire questo lavoro troppo pop, penso che proprio da stimatori della band, si possa semplicemente apprezzare per la capacità di Tunde Adebimpe di raccontare emozioni, anche in modo musicalmente meno provocatorio e questo album è sicuramente da ascoltare.


“MIIEN”, l’album d’esordio dell’omonimo supergruppo MIEN composto da Alex Maas (The Black Angels) – Tom Furse (The Horrors) – Rishi Dhir (Elephant Stone) – John-Mark Lapham (The Earlies). Un trip rock-psichedelico che sembra nato da una jam session tra i Tame Impala e i Can dopo una notte insonne a Berlino. Il disco mescola influenze krautrock, elettronica vintage e uno spirito lisergico che trasporta l’ascoltatore in una dimensione anni 70.
Spiazzano sempre i SAULT. Il collettivo britannico, fedele alla sua identità sfuggente e senza volto, confeziona un album che è allo stesso tempo un viaggio intimo e un manifesto sociale. Si passa dalla dolcezza malinconica di “K.T.Y.W.S.” alla forza liberatoria di “S.O.T.H.”. “10” è un lavoro che si ascolta tutto d’un fiato che conferma il talento unico di un collettivo che mette l’ego in frigorifero lasciando spazio alla musica.


Antoine Corriveau con “Oiseau de Nuit” si muove con eleganza tra folk, rock alternativo e sfumature elettroniche, senza mai perdere quell’aura notturna e introspettiva che caratterizza la scrittura dell’artista canadese. Corriveau gioca spesso con dinamiche in crescendo e improvvisi momenti di intimità, alternando brani più intensi a ballate rarefatte, sempre con una sensibilità che ricorda i grandi cantautori del Nord America di tradizione francofona (Gainsbourg su tutti).
AUS!FUNKT con “Rewire the Damage” spingono sul pedale dell’acceleratore dell’electro-art-punk-disco. Con i circa 60 minuti del disco la band ci porta nel loro manifesto che frantuma il tempo in impulsi dadaisti e mantra da pista da ballo. Un disco folle e divertente allo stesso tempo. Attendiamo che la band possa avere una distribuzione decente del loro disco.


Quarto LP per i Viagra Boys che con “vigr aboys” espongono una invito a ballare sotto il palco o sul bordo del baratro con un sorriso beffardo. I Viagra Boys confermano di essere tra le realtà più vitali e imprevedibili della scena alternativa internazionale. Un album che non fa prigionieri e che, tra una risata, un rutto e un pugno nello stomaco, lascia il suo segno.



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