
- Band: Jadu Heart
- Titolo: POST HEAVEN
- Etichetta: VLF Records
- Durata: LP, 12 tracce, 36 minuti circa
- Paese: UK
- Genere: Indie Rock, Indietronica
- Track List:
- You’re Dead
- U ⭐️
- Shake Your Ass ⭐️
- AUX ⭐️
- Entrypoint
- Post Romance ⭐️
- Littleboy
- Mild to Moderate Pain ⭐️
- Lambs.exe
- Dualism
- Heaven ⭐️
- SOS ⭐️
Diva Jeffrey e Alex Headford sono i Jadu Heart, un progetto che nel corso degli LP pubblicati dal 2019 ad oggi, sono quattro in totale più due EP nel 2016, ha frequentato stili differenti dal dream-pop allo shoegaze piuttosto che all’indie rock che assorbiti come spugne sono poi spremuti in una personale miscela.
Questa volta con “POST HEAVEN” il duo unisce il down-beat dell’indietronica ad una produzione corposa, talvolta con intensità piuttosto hyper-prodotte, cercando di moderare gli approcci che, se da un lato potrebbero essere un po catchy, dall’altro l’interpretazione potrebbe essere una certa mancanza di coraggio piuttosto che una strizzatina d’occhio a coloro con gusti meno sofisticati ma il fine sembra nobile.
Le prime quattro tracce: “You’re Dead”, “U”, “Shake Your Ass” e “AUX” stabiliscono la cifra dell’album nella sua concezione più “rock” nonostante l’utilizzo di elementi elettronici che risultano ancora più spinti in “Mild To Moderate Pain”, un brano che sfrutta un classico ritmo Drum&Bass oltre che a sonorità da sintetizzatore dei giorni nostri.
La loro è una miscela strizzata dalle spugne delle loro influenze ovvero dalle atmosfere neo-psichedeliche alla The Flaming Lips di “SOS” al Bonobo nella sapiente configurazione di breakdown ed elementi electro-dance in “U”. attingendo anche al più classico trip-hop dei Portishead e DJ Shadow.
Influenze giungono inoltre dai primi Gorillaz o da band come i Death in Vegas ma anche il pop elettronico anni 2010 come Magnetic Man. Il lavoro dei Jadu Heart è una sorta di sublimazione di approccio self-made imperfetto e molto istintivo col desiderio di generare beat anni ’90., come uno zigzagare tra momenti di gioiosa tensione e inaspettata ad altri malinconici e dolorosi.
Il finale dell’ultimo brano “SOS” e l’inizio dell’apertura del disco “You’re Dead” si uniscono attraverso il richiamo di glitch sonori formando un circolo di significato, quasi suggerendo l’idea di riprendere il disco dall’inizio e metterlo in loop.



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