
- Band: Model/Actriz
- Titolo: Pirouette
- Anno: 02 Maggio 2025
- Etichetta: True Panther Recrods + Dirty Hit
- Genere: Noise Rock, Industrial Rock
- Paese: USA
- Track list:
- Vespers ⭐️
- Cinderella ⭐️
- Poppy
- Diva ⭐️
- Headlights
- Acid Rain
- Departures
- Audience
- Ring Road
- Doves ⭐️
- Baton
Riff sferzanti e beat ossessivi techno-rock sono ormai il marchio di fabbrica dei Model/Actriz, il tutto fondato su un pantano alla Swans bucato dal suono metallico degli Xiu Xiu mosso dalla dance-punk degli LCD Sounsystem e, perché no, colorato con pizzico di industrial alla Nine Inch Nails, tutti splendidi riferimenti non c’è che dire.
Le parti “melodiche” del disco più significative sono lasciate alla voce di Cole che traccia testi talvolta traboccanti di sensualità ma anche di aggressività inseriti nel mix intenso armonicamente disordinato.
Nell’arco di sole due settimane la band è riuscita a mettere a terra le idee attraverso un processo quasi free-jazz, un calice di vino* e l’armonia tra i vari componenti della band, ha prodotto l’attuale “Pirouette”.
La sequenza delle tracce è travolgente e ritmicamente incalzante, con “Poppy” arrivano decise distorsioni sature ottimamente gestite dalla produzione, giungendo fino al primo apice con “Diva“. Ma è con “Headlights” che il flusso ritmico ha una pausa con un brano dai contorni più rarefatti e riflessivi, nel quale lo spoken word racconta di memorie scomode e dolorose della band.
Anche “Acid Rain” è un brano soffuso e sofferto narrante la vicenda del cantante con un incidente accaduto alla madre durante il tour di “Dogsbody”, nel quale rischiò la vita in sala operatoria mentre Cole era molto distante e impossibilitato a starle vicino in quel momento. Brano imbevuto di gratitudine e che ebbe la fortuna di farle sentire in seguito al successo dell’intervento.
Il disco successivamente riprende il proprio flusso ossessivo che culmina con la potente distorsione techno-trance-rock di “Ring Road“, poi “Dove” altro apice del disco anche se oramai dovresti aver compreso lo schema… “Baton” chiude il lavoro con un pezzo quasi ambient in cui scompare la sezione ritmica lasciando spazio alle sole note armoniche.
Fin qui tutto bene, ora la parte “critica”. Se il techno-rock proposto attraverso una sezione ritmica così ossessiva sia dal mio punto di vista gradito, corre però il pericolo dell’effetto Elettro Guzzi ovvero l’adozione di strumenti classici per scimmiottare la techno, bravi però… In secondo luogo, l’ormai marchio di fabbrica della band descritto ad inizio post, potenzialmente potrebbe anche esserne il limite stesso. Cosa ci aspettiamo per il terzo LP? Non siamo già al “ok ho capito! finito? tutto qui? soluzioni finite?”
(*Intervista rilasciata a Giancarlo Costamagna di Rockerilla)



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