
- Band: Most Things
- Titolo: Bigtime
- Etichetta: So Young Records
- Durata: LP, 10 tracce, 24 minuti circa
- Paese: UK
- Genere: Post-Punk, Indie-Rock
- Track List:
- Roundabout
- Shops!
- Lucky
- The Horse
- Challenger
- Deal
- Head & Shoulder
- Cuts
- Somers Town
- The Rotor
Negli anni Settanta, David Thomas dei Pere Ubu definiva il suono futuristico punk della sua band “folk industriale”, immaginando la loro miscela di teatralità psichedelica e chitarre nervose come le canzoni folk per un’America moderna. È una visione a cui il debutto dei Most Things, “Bigtime“, sembra legarsi in modo curioso. Il sound del duo potrebbe essere etichettato con cliché noiosi come “post-Brexit jangle” o “industrial twee pop” (fonte God is on TV), ma ciò oscurerebbe la scintilla contenuta in questo LP. “Bigtime” è musica indie per l’era delle relazioni che si sgretolano nel silenzio in appartamenti bolognesi troppo cari per gli studenti.
La bellezza di Most Things risiede nella semplicità della loro formazione. Il duo composto da Tom Grey e Malachy O’Neil crea brani indie-rock che mescolano la semplicità del pop-indie col post-hardcore anni ’90, usando solo basso e batteria. Grey sfrutta brillantemente le possibilità melodiche del basso, tanto da farlo rimbalzare sul groove e sulle percussioni di O’Neil. I Most Things suonano decisamente urbani.
Il singolo principale, “Shops”, fonde il suono in un movimento motorik del basso che si combina con la “matematica” della batteria per creare un caos melodico. L’interpretazione di Grey è sia claudicante che infantile.
Suoni surreali che appaiono allo stesso tempo strampalati ma senza scadere in cliché con un sound secco e dal tono apparentemente confuso e curioso aggiungendo vocalità annoiate, creando contrasti e lamenti disperati in “Head and Shoulders” piuttosto che urla stanche in “Deal”.
La band adotta un approccio simile ai Minutemen del 1984 di “Double Nickels on the Dime” per la capacità di spostare ritmi e tempi con facilità. I cambiamenti di voce, ritmo e melodia riflettono la confusione della vita moderna con momenti di breve profondità che si articolano nel caos. Eppure, “Bigtime” è un album che cerca bellezza e pathos nel quotidiano, non è certamente un album indie-rock lungimirante, ma è sicuramente sincero.



Lascia un commento