
- Band: Maruja
- Titolo: Pain To Power
- Etichetta: Music For Nations
- Durata: LP, 8 tracce, 50 minuti circa
- Paese: UK, Manchester
- Genere: Post Hardcore, Post Punk
Tracklist
- Bloodsport ⭐️
- Look Down on Us ⭐️
- Saoirse ⭐️
- Born to Die ⭐️
- Break the Tension ⭐️
- Trenches ⭐️
- Zaytoun ⭐️
- Reconcile ⭐️
Ci siamo! Sarà un racconto diverso dal solito e forse un po lungo.
Bene bene… Permettimi di iniziare questo breve racconto con un piccolo “rant”. Seguo la band, e con me molti amici, dal 2022, ho acquistato ogni EP auto-prodotto da questi quattro ragazzi di Manchester sia perché sono fenomenali sia perché se ami la musica di qualcuno allora è giusto pagarne un giusto prezzo e “inculo” alle piattaforme di streaming. La musica ha un valore e non dovrebbe essere appiattita al solo prezzo di un abbonamento, per avere TUTTA la musica da Gabbani a Mozart.
Proseguo il rant e lo chiudo rapidamente, i Maruja non hanno praticamente ottenuto attenzione dai magazine del globo (almeno quelli più noti e diffusi) fino al momento in cui un’etichetta discografica non li ha messi sotto contratto, Music For Nations nella fattispecie. Mi sono chiesto a che serve che i magazine parlino di musica alternativa se poi non parlano di una band che da sola, col passa parola e le auto-produzioni riempiva club di tutto il mondo… Che lavoro è il tuo caro giornalista musicale se ti accorgi di un fenomeno solo quando la casa discografica ti manda la newsletter?
Entriamo in questo atteso LP che aspetto praticamente da subito, dal 2022, dal loro primo singolo “Blind Spot“, perché le mie antenne si sono alzate subito e in questi tre anni i mancuniani mi hanno dato 3 EP atomici e oggi mi ripagano con gli interessi. Partiamo dall’inizio allora…
“Pain To Power” – “Dal dolore alla forza”, un titolo che è già manifesto del disco, ci anticipa qualcosa ma entriamoci per gradi. Cinquanta minuti di LP su otto tracce con una media per traccia di sei minuti e mezzo circa, questa banale media da scuole di secondo grado per dire che il progetto Maruja non si piega al presto-cotto-e-mangiato ma usa tempi e costruzioni col fine di trasmettere un flusso emozionale, che sia da tre minuti o dieci questo è solo accidentale. Leggo già recensioni che si soffermano sul sassofono della band che traccia riff e melodie lasciando già un piccolo deja-vu rispetto ai precedenti EP… Ok vogliamo fare la punta ai chiodi, ogni tanto lo facciamo anche noi ma mi ricorderò di tale atteggiamento anche quando recensirete l’ennesimo LP del vostro amato artista mainstream che si autociterà in un loop ad aspirale… Vi tengo d’occhio!
Ciò che le mie orecchie sentono è passione, è energia, è urgenza, è tensione emotiva, parafrasando i 99 Posse è, quel calore che brucia in petto che è odio mosso da amore. Sento anche un disco registrato in presa diretta, con take registrati mentre la band è in studio, una sensazione non so se sia andata così ma così percepisco, tant’è che mi torna in mente ciò che ho visto dal vivo al Covo Club di Bologna, le stesse emozioni. Una lucida ferocia, quell’ardore che DEVI buttar fuori in qualche modo altrimenti…
Dissi ad un amico dopo il live al Covo, questi hanno preso il flow dei R.A.T.M. (la lucida rabbia) e lo hanno inserito nel post-hardcore – mica come quella cacca nu-metal dei primi 2000. Il sax di Carroll è si fonte di riff ripetitivi ma anche di melodie calde nei momenti più morbidi dei pezzi, la batteria di Hayes è in grado di picchiare e schiaffeggiarti come di ammaliarti con passaggi e leggerezze jazz. Il basso di Buonaccorsi è inarrestabile, ed è groove. Wilkinson traspone emozioni forti e ti ipnotizza, ti guarda in faccia e non riesci più a spostare lo sguardo tra violenti o dolci flow come “Be twice the water, for your sons and daughters, and love show love” (“Look Down On Us“), non te lo aspetti all’inizio del pezzo.
La progressione di tensione emotiva prodotta da “Saoirse” la spiego solo con queste parole del testo “wake up, heaven or hell – choices define myself” e poi “it’s our differences that make us beautiful“. La critica sociale arriva con “Born to Die” il cui significato subito collego a “Unità di produzione” del 1997 dei C.S.I., qui il brano pensato in due parti la prima di contemplazione e gli ultimi 3 minuti di vero power-metal ancora alla Rage Against The Machine, chiude mesto legando simbolicamente a quell’ultimo verso “Non è terribilmente ironico – Che siamo tutti nati solo per morire?“.
In “Brake The Tension” la band porta in scena la rabbia da rancore, il teatro della vendetta, violenta e l’incapacità di sopprimerla e successivamente “Trenches” che col suo perentorio “ho detto che ci vediamo in trincea” i Maruja ci parlano di società tossica – “Riscatto noi con questa musica, vedendo di più, dicendo meno – Ascoltando per parlare con l’intento di manifestare“.
Dopo tanto livore verso il peggio di questo mondo ecco il tentativo di riconciliare nell’ultimo brano in cui il borbottio ritmico viene accarezzato dal sax e nel suo coro finale “Have no fear” per poi chiudere il brano con un crescendo straziante ma colmo di speranza, un brano che mi “Reconcile” amaramente col mondo “La musica solleva il nostro spirito e l’amore solleva la nostra anima“.
Chiudo, penso a questo LP come un inno generazionale, un manifesto generazionale o meglio vorrei che lo fosse poiché da vecchio quale sono, guardo i ragazzi e sono convinto che siano meglio di me, penso dovrebbero spazzarmi via e tu che mi spazzerai via guardami con quella ferocia lucida che questo disco porta con se.
- Vocals & Guitar – Harry Wilkinson
- Saxophone & Vocals – Joe Carroll
- Bass – Matt Buonaccorsi
- Drums – Jacob Hayes
Due brani per LP Of The Week 👇🏼



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