
- Artista: Clark
- Titolo: Steep Stims
- Etichetta: Throttle Records
- Durata: LP, 13 tracce, 47 minuti circa
- Paese: UK, Germania.
- Genere: IDM, Techno, Ambient
Quando Christopher Stephen Clark, pubblica qualcosa da un singolo fino ad un album – considerando una carriera che parte nel 2001 – ho l’aspettativa di sentire qualcosa di weirdo, strambo si ma allo stesso tempo avvincente ed emozionante. Un musicista che nasce violinista d’orchestra che da sempre trasferisce questa sua dote nell’organizzare la musica in modo organico e con grande gusto del sound.
Una delle sue firme sono queste note di tastiera solo toccate che ripetute e messe in sequenza pitched generano la melodia. In quest’album Clark è capace di generare ancora questa piccola magia. Le prime quattro tracce fino a “Janus Modal” sono così poi, il finto filler “18EDO Bailiff” ti proietta dentro quel bangherone di “Globecore Flats” che esplode in tutto il suo fragore a un minuto e dieci. La successiva prosegue in pieno questo mood da D&B eccitato che ti mantiene in tensione.
L’album ha anche il pregio di caratterizzarsi per la sua eterogeneità pur rimanendo nell’alveo del genere, integra momenti di pura frenesia a sezioni più rarefatte e atmosferiche, come l’interludio ambient “5 Millionth Cave Painting” o la traccia conclusiva “Microlift” che chiude il disco con un finale rallentato e un senso di riflessione quasi meditativa.
L’artwork di “Steep Stims” richiama anch’esso questa estetica nostalgica e futuristica insieme, con un design visivo che scompone il volto di Clark in un’astrazione digitale fatta di forme ruvide e linee spezzate, che ben rappresentano il carattere “vintage e moderno” dell’album, sottolineando l’interazione tra tecnologia datata e innovazione sonora.
Clark, la cui carriera spazia da album solisti a collaborazioni con artisti prestigiosi come Thom Yorke, si conferma qui come un artigiano del suono che ama lavorare sui limiti tecnici degli strumenti più datati per creare pattern sonori che sembrano in costante movimento, fra scrosci metallici, “campanellini” e pulsazioni rave.
Leggo infatti che Clark ha scelto di lavorare principalmente da solo in uno studio casalingo, adottando un approccio quasi analogico alla produzione elettronica, un metodo che gli ha permesso di riscoprire la magia e i limiti di vecchie apparecchiature, invece di affidarsi a software e plug-in moderni.
“Steep Stims” apparentemente nostalgico nel sound mi appare invece una rivisitazione personale della storia dell’elettronica fatta da qualcuno che trova nel rapporto con lo strumento benché “macchina” la giusta relazione per trasmettere le proprie emozioni, atmosfere sfuggenti e la continua ricerca di una profondità emotiva nella musica digitale.
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