22 novembre 2025, a Ferrara è il momento per la serata finale del Transmission festival che, giunto alla sua diciassettesima iterazione, ci accoglie per la serata finale della kermesse organizzata dalla Bronson produzioni.
Il programma è di quelli assolutamente imperdibili: si comincia con una interessante performance di Adriano Zanni che sonorizza con effluvi di modulazioni noise e field recordings lo spoken word dei protagonisti di “Deserto Rosso” di Michelangelo Antonioni. Al quale film, per la verità, tutto il festival è dedicato.
Subito dopo è il turno della band londinese che si fa chiamare “Index for working musik” che portano nel teatro ravennate la loro miscellanea di sound fatto di loops, indie e post punk trasognato che, in estrema sintesi, mi fa pensare alla loro musica come ad una sorta di “A place to bury strangers” sotto effetto di oppioidi (lo metto tra parentesi perché un po’ me ne vergogno ma a me non dispiacerebbe definirli dream punk).
Infine, il piatto principale di questa serata sono i libanesi Sanam un sestetto di Beirut che propongono una mescolanza di influenze ben rare. La band è relativamente giovane e pubblica il loro primo disco nel 2023, tutti i membri della band vengono da altre esperienze musicali ma si formano, sotto l’egida di Hans Joachim Irmler dei Faust ed il disco d’esordio è mixato da Radwan Ghazi Moumneh, ovvero “Jerusalem in my heart”. Il secondo disco verrà poi distribuito dalla Constellation Records di Montréal. Per i pochi che non lo sapessero è l’etichetta dei Godspeed You! Black Emperor.
Insomma, con una breve ma intensa e prestigiosa storia come questa non avevo ragioni plausibili per mancare all’appuntamento che, già in precedenza, consideravo imperdibile.
Avevo ragione.
Il loro sound è un mélange di tradizione musicale dalle fortissimi radici del sud est mediterraneo che si unisce con la più sperimentale modernità. Indie rock, post rock, sino alla propensione per una certa elettronica (e sì, anche l’auto-tune!) ed addirittura al noise. Pur avendo solamente due album dimostrano una compattezza ed una esperienza live davvero straordinaria. Loro stessi poi, si definiscono come una sorta di matrimonio e un esorcismo tra la canzone tradizionale egiziana, la poesia araba e il rock improvvisato, il free jazz ed il noise.
La conquista del pubblico giunto al teatro Rasi di Ravenna è per i Sanam una conseguenza ovvia della loro arte: alla fine di ogni brano l’applauso è sempre più convinto e lungo. A creare un ponte con gli astanti ci pensa la frontwoman e cantante della band Sandy Chamoun dedicando spesso saluti e ringraziamenti con qualche parola al pubblico in inglese ma è poco il tempo dedicato alle chiacchiere, ed ecco la band pronta per un’altra performance. I brani sono estratti dai loro due album “Aykathani Malakon” (“Un angelo mi ha colpito” del 2023) e “Sametou Sawan” (“Ho sentito una voce” del 2025).
In sostanza, ho avuto del tutto confermate se non rafforzate tutte le mie convinzioni sulla band alla fine di questo live. I Sanam sono una band da tenersi stretta perché sanno e sapranno sorprenderci avventurandosi in territori musicali criminalmente davvero troppo poco tracciati. Di questi tempi non è assolutamente poco.
Per avere un’idea più precisa vi lascio qui sotto i link a due playlist che sommano i brani presentati dalla band in due date italiane del loro tour europeo. Così da averne una maggior contezza di ciò che la band propone.Se ancora non foste, per caso convinti, assolutamente non perdetevi le loro performances live filmate e caricate su You Tube. Come, ad esempio, questa:




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