Alla fine abbiamo tirato le somme, nel vero senso della parola. Ognuno di noi della “banda” della Venticinquesima Ora ha portato le sue preferenze nei post che trovi al seguente link (Classifiche) oppure formulate nelle stanze segrete della propria mente ma alla fine condivise. L’incrocio delle classifiche così discrezionalmente prodotte ha generato la lista dei dieci titoli in LP e dei cinque in EP del 2024.
Ci sono molti dischi che sono stati indicati che non rientrano in questa TOP 10 + 5 e questa è la dimostrazione dell’indipendenza, della personalità, dei gusti e della varietà di punti di vista, tanto da farcelo percepire come un valore. Quindi dopo le classifiche TOP poi lasciamo la lista completa proprio perché non si butta via nulla… soprattutto se è stato ascoltato e ha suscitato emozioni.
Non paghi, abbiamo anche una TOP 100 dei brani, così accontentiamo anche i più frettolosi o comunque coloro che hanno poco tempo ma voglia di ascoltare qualcosa di nuovo non vittima dell’ignavia delle emittenti radiofoniche, delle televisioni e degli algoritmi.
Lasciatemi dire due cose prima che come avvoltoi vi buttiate a vedere quali e quanti ne conoscete e se li avete già ascoltati così da vantarti al bar con gli amici e amiche…
Due parole su questo strano NON progetto de la Venticinquesima Ora per dire che non sappiamo quanto durerà, non sappiamo cosa faremo in più o di diverso il prossimo anno, non sappiamo nulla di nulla se non che ci proveremo. Faremo il possibile per non farci mancare la musica e lasciarci meravigliare dalle novità senza mai concederci alla nostalgia come rifugio per la nostra pigrizia… Ci proveremo!
Grazie infinite a tutti e tutte che state nella stanza dei bottoni di questo NON progetto!
TOP 100 Brani 2024

TOP 5 EP
I ragazzi di Manchester, i Maruja, sbancano, li stiamo attendendo con un LP che a quanto immaginiamo sarà prodotto dalla Music For Nations (storica etichetta di musica hard-prog-rock e metal). Seguiti dagli australiani e misteriosi Glass Beams col la loro psychedelia fanno compagnia alle sfumature molto più dure del progetto pot-pot di origine irlandese. L’esordio sulla media distanza degli inglesi dell’Essex Flip To Head col loro raffinato art-rock/post-rock e il trio noise-post-punk dei ragazzi di Belfast, i Chalk!





TOP 10 LP
In ordine di raccolta di preferenze e alfabetico per le parità, gli incroci si risolvono così: Beth Gibbons, Idles, Nubya Garcia, Adrianne Lenker, Arooj Aftab, Cindy Lee, Leifur James, Loma, Lucy Rose e Tapir!. Nota di merito per i The Smile coi loro due album del 2024.
Beth Gibbons con “Lives Outgrown” segna un ritorno illustre e atteso per 16 lunghi anni dall’ultimo LP dei Portishead e da 22 anni dal suo ultimo lavoro solista e sottovalutato “Out Of Season” del 2002 anche se in collaborazione con Rustin Man, ovviamente non calcolando la performance canora per l’opera di Henryk Górecki la sinfonia numero tre “la sinfonia di canti dolorosi”.
Avvisiamo che non sarà una classifica dal peggiore al migliore ma solo i nostri 10 consigli…



La voce rimane quella inconfondibile di Gibbons, la stessa che trasmette sia fragilità disarmante che forza esplosiva. L’album è un viaggio profondamente introspettivo che si spinge tra i confini del Progressive Folk, anche grazie all’utilizzo di strumenti fuori dall’ordinario: dai tamburi taiko giapponesi fino agli ottoni balcanici che emergono con forza in tracce come “Beyond The Sun”. Album assolutamente da avere nella propria collezione.
Gli Idles arrivano al quinto disco con “TANGK” quel suono prodotto dalle loro chitarre quando attaccano. Con la produzione di Nigel Godrich la band inglese passa dalla ferocia e dai ruggiti dei primi album ad una versione della bestia in cui la vedi scorgere nel buio solo perché casualmente gli occhi riflettono una bava di luce. Un disco di grande energia viscerale che porta la band ad essere il faro dell’attuale scena di rock alternativo o post-punk. (Ne parlammo qui e qui)
Passiamo al Jazz! Nubya Garcia con “Odyssey”. Se Source ci aveva già sussurrato all’orecchio il potenziale della Garcia, “Odyssey” ce lo grida con forza, come un richiamo ancestrale dal profondo del cosmo. Con questo disco, Garcia non si accontenta di seguire il flusso, ma apre varchi sonori, tracciando rotte sconosciute nel jazz contemporaneo.
Sin dalle prime note di Dawn, con l’apparizione stellare di Esperanza Spalding, Garcia ci trasporta in un turbine emotivo che mescola lirismo e caos controllato. Il suo sax non è solo strumento, ma voce narrante di una storia senza parole, dove ogni assolo è una confessione e ogni fraseggio una domanda lasciata sospesa. C’è un senso di esplorazione costante, come se ogni traccia fosse una tappa di un viaggio cosmico. Odyssey non è solo un titolo: è un manifesto, un invito a lasciarsi trasportare oltre il familiare, abbracciando l’incertezza dell’ignoto.



La Lenker non è esattamente il tipo che segue gli ultimi trend “digital”, da scroll infinito e notifiche incessanti. Per registrare “Bright Future“, la leader, voce e chitarra dei Big Thief, ha trovato rifugio in una baita sperduta in mezzo ad un bosco. Quello che doveva essere un esperimento personale, senza pretese di pubblicazione, si è trasformato in una raccolta intima di confessioni.
In questo santuario analogico, Adrianne scava nelle profondità della sua storia personale. Le sue canzoni intrecciano ricordi dolorosi – come il rapporto travagliato con i genitori cresciuti in una setta e immagini evocative di stagioni che passano, metafore perfette per catturare la natura effimera dell’amore.
Con “Night Reign“, Arooj Aftab espande i confini del suo universo sonoro, intrecciando il folk al jazz contemporaneo e sperimentazione elettronica. Il disco si muove con eleganza tra melodie eteree e arrangiamenti complessi, creando un’atmosfera notturna densa di mistero e introspezione.
Brani come “Raat Ki Rani” e “Na Gul” mostrano la capacità di Aftab di fondere tradizione e modernità, utilizzando strumenti classici e tocchi elettronici per trasportare l’ascoltatore in territori inesplorati. La sua voce ipnotica è il filo conduttore di un viaggio emotivo che attraversa desiderio, perdita e speranza.
La collaborazione con artisti come Vijay Iyer e Maeve Gilchrist arricchisce il tessuto sonoro, mentre la produzione cristallina valorizza ogni dettaglio strumentale, rendendo l’album accessibile ma stratificato. “Night Reign” è un’opera notturna, dove la bellezza emerge dall’ombra e la musica diventa uno spazio meditativo. Con questo disco, Aftab si conferma una delle voci più innovative della scena contemporanea, offrendo un’esperienza che invita a essere vissuta ripetutamente.
Per qualcuno “Diamond Jubilee” di Cindy Lee è un disco evento, pubblicato in digitale con libero download ora sta per vedere una versione in supporto fisico per i più appassionati. Il progetto di Patrick Flegel ha prodotto un disco monumentale, due ore di musica che attraversa decenni di storia musicale, fondendo elementi di pop anni ’60, psichedelia e sperimentazione lo-fi. Flegel esplora temi di alienazione e desiderio attraverso testi criptici e performance vocali androgine, creando un senso di vulnerabilità palpabile.
Pur nella sua lunghezza imponente, l’album resta coeso, alternando momenti di dolcezza a frammenti dissonanti e disturbanti. L’approccio sperimentale di Cindy Lee sfida la tradizione del pop e trasforma “Diamond Jubilee” in un viaggio emozionale stratificato, che rivela nuove sfumature ad ogni ascolto. Un lavoro ambizioso e audace, destinato a dividere, ma anche a lasciare il segno come uno dei progetti più affascinanti e anticonformisti dell’anno.



Magic Seeds” di Leifur James è un disco che suona come se qualcuno avesse preso la Londra degli anni ’90, avesse condensato l’umidità e le luci spente, e l’avesse distillata in un disco. James è andato oltre le atmosfere elettroniche di “Angel in Disguise“, rendendo questo lavoro un’odissea sonora in cui ha invitato un cast di musicisti per ricamare strati di suoni vivi e crudi. È un album fatto di tracce dense, quasi appiccicose, che odorano di umidità e ogni ascolto ti tira giù ancora più a fondo in questo mondo decadente e crepuscolare.
Non è certo un album per chi cerca “il pezzo forte da discoteca” o per chi vuole il ritornello facile. È un album per chi ha voglia di perdersi – tra le radici rosse e fulminanti della copertina di Jonathan Zawada o nei riverberi ipnotici di “Smoke in the Air“. Qui non c’è spazio per la superficialità: se ci entri, lo fai fino in fondo, e ti ritrovi a chiederti cosa diavolo ti ha preso tanto.
I Loma sono tornati col loro terzo lavoro “How Will I Live Without a Body?“, un album che vibra di mistero e malinconia. Le sonorità delicate e avvolgenti richiamano il respiro della natura, creando spazi sonori sospesi tra luce e ombra. La voce di Emily Cross è un sussurro intimo che guida attraverso paesaggi sonori fluidi e inafferrabili. Pezzi come “Please, Come In” aprono l’album con un invito a entrare in questo universo onirico, mentre “Unbraiding” tesse melodie malinconiche che sembrano dissolversi nell’aria.
L’atmosfera è minimalista ma emotivamente densa, con arrangiamenti che bilanciano precisione e improvvisazione. I dettagli strumentali, dai riverberi leggeri ai sintetizzatori pulsanti, si fondono perfettamente con voci sussurrate, creando un senso di intimità e contemplazione. Un disco che parla al cuore e all’anima, capace di rivelare qualcosa di nuovo ad ogni ascolto. Loma si conferma una presenza unica e ipnotica nella scena contemporanea, regalandoci un’opera delicata e potentemente evocativa.
Negli ultimi anni, Lucy Rose ha attraversato significativi cambiamenti sia nella sua vita personale che professionale. È diventata madre e, più o meno parallelamente, ha fondato la sua etichetta discografica, Real Kind Records, ma soprattutto ha affrontato sfide personali estremamente difficili; durante la gravidanza si è ammalata di una rara forma di osteoporosi, seguita dalla rottura di diverse vertebre e che le ha causato un gravissimo collasso fisico.
Nonostante le difficoltà, con il supporto di trattamenti medici, l’affetto dei suoi cari, ma soprattutto con il coraggio ricevuto dalla nascita di suo figlio Otis, Lucy Rose ha trovato la resilienza necessaria non solo per lottare, ma per costruire qualcosa, condividendo le sue paure e le sue speranze. L’album è un racconto intimo che affronta momenti estremamente delicati come la maternità, le battaglie contro la malattia fisica e le difficoltà nel mantenere la salute mentale. Brani come “Whatever You Want” e “This Ain’t The Way” sono intensi e aprono una finestra non solo sulla vulnerabilità dell’artista, ma anche sulla sua capacità di trasformare il dolore in speranza e tenacia.

Chiudiamo con l’esordio dei Tapir! con “The Pilgrim, Their God and the King of My Decrepit Mountain“.
Il debutto dei Tapir è un viaggio unico, intricato e affascinante, che mescola folk acustico, elettronica e orchestrazioni misteriose in un racconto di peregrinazione tra paesaggi mitologici. “The Pilgrim, Their God and the King of My Decrepit Mountain” è un’epopea in tre atti che ci introduce a un viandante solitario, “The Pilgrim”, che attraversa un mondo di foreste inquietanti e montagne desolate. La narrazione inizia con brevi interludi di Kyle Field, voce dei Little Wings, che preparano il terreno per ogni segmento del viaggio, creando un senso di mistero che permea l’intero album.
Musicalmente, i Tapir! giocano con l’atmosfera, costruendo una sonorità che è al contempo accogliente e sfuggente. Le chitarre pizzicate, gli archi delicati e le percussioni elettroniche si intrecciano, creando un sound che risuona di nostalgia e introspezione. Non si tratta di folk tradizionale, ma di una reinvenzione del genere, arricchita da complessità che sfiora l’orchestrale, ma sempre con un’aria di sperimentazione.
“The Pilgrim, Their God and the King of My Decrepit Mountain” è un concept che sfida le aspettative, mescolando elementi familiari con invenzioni sonore fresche e intriganti. I Tapir si confermano una band che ha molto da dire e da esplorare.
Menzione d’onore ai The Smile che con album “Wall Of Eyes” e “Cutouts” regalano ancora gioia a tutti noi!


Gli altri LP
- Amen Dunes – Death Joke
- Arab Strap – I’m totally fine with it 👍 don’t give a fuck anymore 👍
- Beak> – >>>>
- Bill Ryder-Jones – Iechyd Da
- Caribou – Honey
- Den Der Hale – Pastoral Light
- Diiv – Frog in Boiling water
- eat girls – Area Silenzio
- Ezra Collective – Dance, No One’s Watching
- Godspeed You! Black Emperor – “NO TITLE AS OF 13 FEBRUARY 2024 28,340 DEAD”
- Honeyglaze – Real Deal
- King Hannah – Big Swimmer
- La Luz – News of the universe
- Lankum – Live in Dublin
- Loren Kramar – Glovemaker
- Los Bitchos – Talkie Talkie
- Mabe Fratti – Sentir Que No Sabes
- Magick Brother & Mystic Sister – Tarot (part I & II)
- Moin – You Never End
- Nadine Shah – Filthy Underneath
- Nick cave & The Bad Seeds – Wild God
- Nicolás Jaar – Piedras 1 & 2
- Nonpareils – Rhetoric & terror
- Porridge Radio – Clouds In The Sky Will Always Be There For Me
- Public Service Broadcasting – The last Flight
- Samana – Samana
- SPRINTS – Letter To Self
- Talk Show – Effigy
- The Black Dog – Other, Like Me
- The Last Dinner Party – Prelude to Ecstasy
- Trentemøller – Dreamweaver
- Tristwch Y Fenywod – Tristwch Y Fenywod
- Tyler, the Creator – Chromakopia
- Unknown Vagabond – Memories of a forgotten future
- Wand – Vertigo
- ØKSE – ØKSE
Gli altri EP
- Mewn – Ask me Now
- 65daysofstatic – Under The Summs
- A TRANSITION – Home Alone
- Adult DVD – Next Day Shipping
- Aga Ujma – 345
- Automotion – Dissolve
- Baby Rose & BADBADNOTGOOD – Slow Burn
- Chelsea Wolfe – Unbound
- Deary – Aurelia
- Julien Chang – Home for the moment
- Mei Semones – Kabutomushi
- Pye Corner Audio – Acid 2
- Seefeel – Everything Squared
- Sun’s Signature – Sun’s Signature
- Ugly (UK) – Twice around The sound
- Winter – and she’s still listening
- World News – Mindsnap



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