
- Band: Tortoise
- Titolo: Touch
- Etichetta: International Anthem
- Durata: LP, 10 tracce, 39 minuti circa
- Paese: USA, Chicago.
- Genere: Instrumental Post Rock, Neo-Psychedelia, Math Rock, Indietronica
Dopo nove anni, i Tortoise tornano finalmente con “Touch“, il loro primo disco con Iternational Anthem. Il cambio da Thrill Jockey non è da poco: per quasi trent’anni questa etichetta ha definito il suono post-rock di Chicago e i Tortoise ne sono stati la colonna portante. Spostarsi su International Anthem, un’etichetta guidata da musicisti cresciuti con i loro dischi, sembra più un passaggio naturale che un salto nel vuoto.
Se il precedente “The Catastrophist” fu accolto e raccontato con una certa freddezza, “Touch” sta fornendo nuova linfa agli stimatori.
“Vexations” parte con un basso fuzzato che ti trascina in un lento ritmo western, quasi un cinepanettone immaginario alla space cowboys. Suona apocalittico e visivo, come se ad un tratto quello scorpione in copertina potesse prendere vita. Quando arriva “Works and Days” il disco prende un’altra piega, un groove sciolto alla A Tribe Called Quest, rilassato ma magnetico, con synth che si alzano a poco a poco senza mai sfondare. “Elka” ti sorprende col suo beat da club, le sue sequenze e le improvvisazioni sui synth.
Il cuore del disco è “Axial Seamount”, un pezzo che cresce come un’onda che sta per spaccare tutto, poi si tuffa in un mare di distorsioni statiche e tastiere che ti risucchiano. Questa tensione sospesa non si scioglie mai, e in fondo è proprio questo a renderlo potente, una specie di calma prima della tempesta che percorre tutto il disco.
Un ritmo industriale è il biglietto da visita di “Rated OG” che aggiunge distorsioni basse dal suono quasi rabbioso, fisico. Il finale, “Night Gang”, rallenta tutto con una batteria dolce tipo Just Like Honey e richiama le chitarre western di “Vexations”. Ti sembra quasi il sequel di quella storia, la battaglia finita, il cielo che si schiarisce. L’ultima nota svanisce piano, perfetta nel suo posto.
Touch è un album di conferme, un po’ sbilenco nel tono, registrato a spizzichi per anni tra Los Angeles, Portland e Chicago. Ogni traccia sembra uscita da stanze diverse, da momenti diversi, e questo rende l’ascolto a volte un po’ disorientante. Però, quando prende – come in “Axial Seamount” – è un magnete che non riesci a lasciare.
Nei momenti migliori, il disco è come un sogno lungo, in cui suoni familiari vanno e vengono, melodie che ti colpiscono a certe increspature. Ognuno potrebbe trovarci un pezzo diverso di sé.
Forse non è il disco più compatto dei Tortoise, ma è certamente vivo. Dopo trent’anni, questi “ragazzi” sono ancora qui, a cercare, ascoltare, inseguire quel suono che li guida.
Tortoise:
- Dan Bitney
- John Herndon
- Douglas McCombs
- John McEntire
- Jeff Parker
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