- Band: Those Who Walk Away
- Titolo: Afterlife Requiem
- Etichetta: Constellation
- Uscita: 6 Marzo 2026
- Genere: Post Classic, Avant Guard, Ambient
- Durata: 63 minuti, 9 tracce
- Tipologia: LP – Studio
“Requiem per l’aldilà”, Matthew Patton utilizza come artwork un’opera di Gehard Richter (artista tedesco) che nel 1973 realizzò l’”Annunciazione dopo Tiziano” un’opera basata sul dipinto “Annunciazione” di Tiziano del 1535, certamente – Richter – non un pittore comune e certamente molto coraggioso, difatti ora 94enne è riconosciuto nel mondo ed ha esposto in tutto il mondo.
Ascoltando e riascoltando questo capolavoro (IMHO) di musica contemporanea e field ambient organizzato da Patton, totalmente strumentale se non per una registrazione vocale che in “Memorial Enviroment #6” è emessa da una sequenza numerica di sei doppiette* (probabilmente la registrazione di una ‘numbers station‘), la mia testa ha continuato a pensare al messaggio di questo lavoro, sempre che uno ce ne sia.
Mi sono chiesto cosa intendesse per “requiem per l’aldilà” e inevitabilmente ho collegato a queste atmosfere alla fine di tutte le fini. Mi spiego, la scienza oggi ci propone due potenziali scenari di fine dell’universo, uno in cui la materia sarà così disgregata e separata da non poter più generare massa e quindi anche luce – un universo super espanso, freddo e buio. Un secondo scenario di fine universo – si quello in cui noi non contiamo nulla – è una perturbazione che ci annichilirebbe. Dal punto di vista energetico, viviamo in una sottile fascia tra instabilità e stabilità più prossimo alla stabilità, si chiama metastabilità. Un universo apparentemente precario mi viene da commentare. Questo secondo scenario ci dice che potremmo sparire nel vuoto proprio come dal vuoto siamo apparsi.
Ecco, dal momento che il primo scenario appare quello certamente più a lungo termine ho pensato che questo disco me lo stesse raccontando. Con successivi ascolti questa prima impressione è venuta meno ma non è sparita del tutto, forse ci narra di una prossima instabilità una sorta di spada di Damocle che abbiamo sulla testa da 14miliardi di anni.
Tra strumenti orchestrali, elettronica e field recordings Matthew Patton mette in scena una metafisica, la sua, la mia, la tua, la nostra, non saprei proprio dire ma tra campi lunghi, collisioni, echi, rumori di fondo, voci elettriche, il sottoscritto è rimasto rapito e a questo punto sai che ti dico? Che tutto sommato questa fine, questo aldilà, me lo sono proprio goduto.
Avrei dovuto parlare di questo disco, invece ha evocato altro… Potere della musica!
- [ 540 / 61 / 09014 / 53993 / 75163 / 52835 ]
Le selezioni dalle Opinioni Non Richieste 👇🏼



Scrivi una risposta a Ambientonia. Cancella risposta