
Maggio ha fatto quello che fa sempre maggio: ha buttato tutto in disordine e poi ha preteso di sembrare un mese come un altro. Venticinque brani, un mese intero, e la sensazione che qualcuno abbia mescolato i mazzi di tre giochi diversi senza farsi vede. Eppure, a riascoltare tutto d’un fiato, una logica c’è — è solo che non te la spiega nessuno, devi trovarla da solo 😉
Si parte dalla stratosfera. Floating Points con la San Francisco Ballet Orchestra su “Falling to Earth” è esattamente quello che sembra — Sam Shepherd che porta l’elettronica in sala concerti e sembra la cosa più naturale che ci sia, anzi, la cosa funziona così bene da far sembrare strana qualsiasi altra combinazione. Poco distante, i Boards of Canada riemergono con “Prophecy At 1420 MHz”, la frequenza radio cosmica e solita nebbiolina d’infanzia sintetica che Marcus e Michael Sandison sembrano capaci di distillare all’infinito, come se “Geogaddi” non avesse mai smesso di girare sul piatto. Sulla stessa linea eterica ma con intenzioni più fisiche, Gigi Masin — veneziano, pioniere dell’ambient italiana, riscoperto dalla critica anglosassone con trent’anni di ritardo — propone “Deception Dance” con quella leggerezza acquatica che è il suo marchio di fabbrica.
Poi arriva il fronte elettronico più abrasivo, e non si fa pregare. Shed, veterano techno berlinese di culto con una discografia volutamente frammentata tra pseudonimi, spinge “Rave Predator” con una pulizia brutale che ti ricorda perché certe cose nascono in capannoni alle tre di notte e non hanno bisogno di spiegazioni. Loraine James, producer londinese cresciuta tra grime e sperimentazione, costruisce “Ending Us All” insieme a Le3 bLACK e Fyn Dobson come un collage di tensioni che non si risolve mai del tutto.
Il fronte rock alternativo arriva compatto e non si fa attendere. Show Me the Body scaricano “No God” come un avvertimento, hardcore di Manhattan, il tipo di band che esiste proprio per farti sentire a disagio. I Gilla Band di Cork, che nel ’24 hanno convinto mezza critica europea con “Most Normal“, si presentano con “Giraffe”, post-punk tutto spigoli e cambi di direzione improvvisi. Gli American Football, padri fondatori dell’emo math di Urbana Illinois, tornano con “Man Overboard” e il solito senso di nostalgia geometrica, chitarre in fingerpicking che suonano come ricordi che non riesci a mettere a fuoco del tutto. Più cupi e riverberati, The Haunted Youth di Antwerpen portano “in my head” in un territorio shoegaze che deve molto a certi pomeriggi grigi del Belgio anni Novanta.
L’angolo più intimo lo presidia Grace Cummings, cantautrice australiana con una voce e un timbro unico con “My God” propone il tipo di brano che si sente una volta e poi non ti molla, il genere di cosa che Kevin Rowland dei Dexys Midnight Runners avrebbe approvato senza riserve. Arab Strap — Aidan Moffat e Malcolm Middleton, Glasgow, chiudono il cerchio con “You You You”, nichilismo romantico scozzese nella sua forma più riuscita, spoken word su elettronica che sembra una confessione in un pub di periferia.
Venticinque brani, un mese intero. Non male davvero…
- Floating Points, San Francisco Ballet Orchestra – Falling to Earth
- Storefront Church – Still Lying
- Boards of Canada – Prophecy At 1420 MHz
- Ghinzu – Forever
- The Haunted Youth – in my head
- Show Me the Body – No God
- corto.alto – THIEF
- American Football – Man Overboard
- Kee Avil – beg
- J. Zunz – Osiris
- Ed O’Brien – Teachers
- Gilla Band – Giraffe
- Wu-Lu, POiSON ANNA – King Kong
- Hot Garbage – SPUN
- Arab Strap – You You You
- Antony Szmierek – Chalk
- Loraine James, Le3 bLACK, Fyn Dobson – Ending Us All
- ear – Ne Plus Ultra
- Lucrecia Dalt, Alex Lázaro – Synonym Mask
- Menzies – Suzy Cato
- Alex Banks – Nebula
- Shed – Rave Predator
- Gigi Masin – Deception Dance
- Grace Cummings – My God
- A Perfect Circle – Starless



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